sabato 6 dicembre 2008

Il re è nudo affacciannose ar palazzo...


da http://www.strill.it/ - "Ufficio vilipeso dalle perquisizioni", addirittura "pm denudati per essere perquisiti".Questa - secondo quanto si apprende da http://www.repubblica.it/ - la sintesi delle rimostranze portate a Roma, al Csm, dai vertici della Procura di Catanzaro con riferimento alla clamorosa iniziativa di indagine realizzata nei loro confronti dai colleghi della Procura di Salerno.Sarà che l'aria in Calabria - anche sul fronte-giustizia - è irrespirabile da anni; sarà che da troppo tempo (a mezza lingua, come si faceva in epoche medievali quando si parlava del signorotto proprietario di terre e, soprattutto, dei destini degli uomini) i normali cittadini calabresi convivono con l'amara sensazione - come fosse un retrogusto - di amministrazione della giustizia con crescente autoritarismo e decrecente autorevolezza; sarà quel che sarà, ma in maniera latente si avverte un senso di fastidio.Un senso di fastidio rispetto alla reazione scomposta dei magistrati di Catanzaro; nel merito deciderà (???) chi di competenza, ma ciò che infastidisce sono i metodi. Una sorta di conseguenza della lesa maestà alla quale, pur senza mai dirlo apertamente, i magistrati catanzaresi fanno riferimento.Parlare di ufficio vilipeso e addirittura di perquisizioni corporali con quei toni, automaticamente delegittima - questo si - da oggi in poi tutti gli altri provvedimenti di sequestro e perquisizione, anche corporale, che ogni giorno sono ordinati dalle Procure del Paese, con in testa proprio quella di Catanzaro.A meno che - e torniamo alla lesa maestà - non si chieda, ormai sempre meno a bassa voce, di sancire il reato, appunto, di lesa maestà e di specificare che ciò che conta non è più la legittimità dell'atto posto in essere, ma il destinatario e, con la sua individuazione, anche le modalità dell'atto medesimo.Ci hanno spiegato, sui libri e nelle sentenze, che il ricorso a tali mezzi di acquisizione delle fonti di prova nel nosto ordinamento di diritto è, certamente, una compressione della sfera personale e privata; compressione, tuttavia, necessaria per la tutela del bene collettivo che è sempre primario.Ci hanno detto che tale valutazione permane esclusivamente in capo ai titolari dell'azione penale ed ai giudici che, di volta in volta, autorizzano gli atti posti in essere.Ci hanno sottolineato che, rispetto all'accertamento dei fatti, nulla deve frapporsi sul cammino dell'acquisizione degli elementi che diventeranno fonti di prova.E proprio in ossequio a questo principio ogni giorno, in quel che resta di questa Repubblica, un certo numero di persone vengono tirate giù dal letto all'alba, viene rovistato nei loro cassetti sotto gli occhi attoniti dei familiari in pigiama; persone che vengono, se del caso, anche fatte denudare.E capita a tanti: sbandati e borghesi, delinquenti abituali e professionisti.Senza sconti per nessuno rispetto all'esigenza primaria di ricerca della verità.Tutti si sentono profondamente feriti nell'intimo, ma nessuno si è mai sognato di gridare al mondo di sentirsi vilipeso.Ma nessuna di queste persone - evidentemente - si è mai sentita come un re.Quel sovrano che ora è nudo ma che, in Calabria, con parole, atteggiamenti, opere ed omissioni, troppe, troppe volte ha urlato in faccia a tutti "affacciannose ar palazzo: io sò io e voi nun siete un cazzo..."