<?xml version='1.0' encoding='UTF-8'?><?xml-stylesheet href="http://www.blogger.com/styles/atom.css" type="text/css"?><feed xmlns='http://www.w3.org/2005/Atom' xmlns:openSearch='http://a9.com/-/spec/opensearchrss/1.0/' xmlns:georss='http://www.georss.org/georss' xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'><id>tag:blogger.com,1999:blog-5119570453826061608</id><updated>2011-08-25T15:08:55.635+02:00</updated><title type='text'>Giusva Branca</title><subtitle type='html'>"Perchè la mente corra 
più veloce della lingua"</subtitle><link rel='http://schemas.google.com/g/2005#feed' type='application/atom+xml' href='http://giusvabranca.blogspot.com/feeds/posts/default'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5119570453826061608/posts/default?max-results=100'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://giusvabranca.blogspot.com/'/><link rel='hub' href='http://pubsubhubbub.appspot.com/'/><author><name>giusva branca</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><generator version='7.00' uri='http://www.blogger.com'>Blogger</generator><openSearch:totalResults>73</openSearch:totalResults><openSearch:startIndex>1</openSearch:startIndex><openSearch:itemsPerPage>100</openSearch:itemsPerPage><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5119570453826061608.post-3381430319091329938</id><published>2010-06-30T09:33:00.000+02:00</published><updated>2010-06-30T09:34:49.375+02:00</updated><title type='text'>Il grande imbroglio di Reggio</title><content type='html'>da www.strill.it - Mettere il dito nella piaga può essere esercizio stupido ed autolesionista se si ha percezione completa e viva dell’esistenza della piaga medesima, operazione dolorosa ma necessaria se,&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; invece, per superficialità, comodità o vigliaccheria si mente a sé stessi ed agli altri dicendo che la piaga non c’è.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ed allora, visto che ci hanno insegnato da piccoli che le cose o si fanno bene o non si fanno, la piaga del “grande imbroglio”, quello relativo all’economia “drogata” di Reggio va attenzionata ancora ed approfondita nelle sue sfaccettature più nascoste.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non pare validamente controvertibile l’assunto indicato nell’editoriale “Reggio: il grande imbroglio” secondo il quale l’impalcatura che sorregge da anni il benessere reale reggino (e spesso calabrese), spinto ai livelli delle massime espressioni sociali occidentali è in buona parte figlia di un’operazione che l’ha drogata: la continua immissione nel circuito di capitali sporchi, frutto di attività illecite, cosa che genera una situazione, appunto, “drogata” sotto un duplice angolo di visuale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Quello diretto, costituito dalle numerose attività direttamente o indirettamente riconducibili alle cosche e quello indiretto, rappresentato dalla spropositata quantità di denaro(sporco) a disposizione di una moltitudine di persone e che, in un sistema economico chiuso come il nostro, finisce per restare all’interno del circuito creando benessere del quale si giovano le numerosissime attività d’impresa e di commercio, perfettamente pulite, presenti sul territorio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ora, l’aggressione (fin qui appena accennata) della magistratura ai gangli dell’economia schiude, ove, come ci auguriamo dovesse trovare in futuro applicazione compiuta, scenari nuovi e dalle conseguenze rivoluzionarie per gli assetti e gli equilibri socio-economici cittadini.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E, stavolta lo diciamo a chiare lettere, potrebbe essere osteggiata da una parte dell’imprenditoria e della borghesia che, sia pure senza aver nulla a che vedere con la ‘ndrangheta, nella situazione da questa creata ci sguazza per motivi per lo più di positive conseguenze economiche generali, ma non solo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E’ ben noto, infatti che se da un lato la criminalità strangola un certo tipo di imprese, dall’altro, con l’immissione di soldi che alimentano un certo tipo di consumi nel sistema, rende  floride altre attività perfettamente lecite e, tutto sommato, i risultati in termini di consumi collettivi sono ogni giorno sotto gli occhi di tutti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un’aggressione sistematica e continua alla disponibilità di capitali da immettere nel sistema, unita ad un’analoga azione nei confronti delle realtà commerciali (si badi bene, quasi mai produttive) controllate dalle cosche attraverso una miriade di insospettati più che insospettabili porterebbe l’economia cittadina (e non solo) all’anno zero.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E qui siamo al nocciolo della questione: siccome la città, da sempre, è bravissima a chiudersi, a far muro rispetto agli interessi, riproducendo in piccolo quanto accade nelle alleanze di ‘ndrangheta, con nemici giurati da tempo pronti ad abbracci improvvisi pur di salvaguardare gli interessi di portafoglio, l’interpretazione di questa (ancora ipotetica situazione) rappresenta le colonne d’Ercole sulle quali rischia di infrangersi ogni sogno di gloria di chi spera ancora in un futuro di resurrezione e in qualche modo di redenzione della città.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ne siamo certi: questi nostri pezzi saranno presi ad esempio, stravolgendone più che strumentalizzandone il senso, proprio da chi da queste colonne noi vogliamo additare al pubblico ludibrio. Se la Procura di Reggio proseguirà sulla strada intrapresa qualche mente “nobile”, qualche cavaliere senza macchia e senza peccato dirà che è ora di finirla, che anche Strill.it aveva scritto che Pignatone e compagni stanno mettendo in ginocchio l’economia cittadina.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Lo diciamo noi, da queste colonne (non soli ma in compagnia di un numero di compagni tale da non poterci fare nemmeno una partita di basket): è ora di finirla.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E’ ora di finirla di raccontarsi frottole, è ora di finirla con una città che nel suo complesso vive al di sopra delle proprie possibilità (pulite) da decenni. E sapete come si vive al di sopra delle proprie possibilità? In due modi, o facendo debiti o, appunto, sfruttando i capitali sporchi immessi nel sistema.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In entrambi i casi la ‘ndrangheta brinda a champagne, visto che la prima situazione porta dritti i debitori nella tana del lupo a chiedere loro aiuto (soldi), cosa che in breve si tramuterà nel controllo dell’attività da parte delle cosche, e la seconda, come detto, è generata proprio dalla liquidità prodotta dalle attività illecite e che, vuoi per ignoranza di gente che pare direttamente uscita da una novella di Verga, vuoi per necessità di spendere, finisce, come detto, nel sistema.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Lo ripetiamo: è ora che si scoperchi il pentolone di una città finta, drogata,a  costo di dover ripartire da uno scenario quasi post-bellico. Meglio pane e cipolla vero che caviale e champagne figlio di una ricchezza fasulla in una città che, tra l’altro, non producendo nulla, da qualche tempo si è inventata il boom delle società di servizi, cosa che, in un sistema chiuso, può rappresentare una parte importante, ma a condizione che i capitali necessari per generare la crescente domanda di servizi medesimi provengano dalla produzione e dalla commercializzazione su un mercato esterno di qualcosa. In caso contrario, e torniamo al punto di partenza come in un perverso Monopoli, solo i soldi sporchi di partenza e puliti in arrivo immessi nel sistema possono sostenerlo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma siamo così certi che tutta la parte buona della città sia disponibile ad accettare l’estremo sacrificio? Siamo così certi che tutti i genitori della media ed alta borghesia abbiano la voglia e la capacità di spiegare ai figli diciottenni che è meglio camminare in autobus piuttosto che in auto da 25.000 euro ma vivere in un contesto migliore, più pulito, eticamente più apprezzabile e che dia contestualmente chances anche a chi, invece, non riesce a mettere insieme il pranzo con la cena?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Su questo snodo si aggredisce la vera anima, il problema di fondo dell’intera società moderna che, però, in questa fase storica del Paese e, in modo ancora più evidente, della Calabria pare stia raggiungendo la sublimazione. La nostra società, la nostra città, nelle sue parti più influenti pare che abbia da tempo sciolto il dilemma di Erich Fromm scegliendo senza indugio l’avere sull’essere, a qualunque costo, senza curarsi dell’imbarbarimento conseguente per il nucleo sociale ed anche per i singoli.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In quanti, sempre più giovanissimi, non hanno nemmeno lontanamente tra i propri obiettivi di vita quelli legati alla crescita personale, etica, culturale, alla scalata sociale sotto forma di spessore della persona e solo dopo la ricerca – atteso che i livelli minimi di dignitosa vita sociale sono abbondantemente garantiti – anche legittima se perseguita in modo onesto, di miglioramenti sul piano della disponibilità economica?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quanta gente senza né arte né parte conosciamo? Quanti sono coloro i quali non hanno alcuna collocazione nella scala sociale, sono del tutto privi di basi di conoscenza prima e di cultura poi tali da ritagliarsi uno spazio in società a prescindere dalla cilindrata dall’auto dalla quale scendono e però, nonostante tutto, hanno quest’ambizione sfrenata di essere qualcuno, di apparire, cosa che possono ottenere solo con la tecnica di Mazzarò, accumulando, a qualunque costo, roba su roba?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Solo gli ‘ndranghetisti? Suvvia, non diciamoci ancora un’altra bugia, viviamo uno dei momenti più bui del nostro tempo post-moderno, l’avere ha di gran lunga travolto l’essere in una lotta forse impari ma che per qualcuno, Strill.it è tra questi, vale ancora la pena di combattere gioiosamente, come tutte le battaglie perse.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E chi è senza né arte né parte, chi non è nessuno per la società eppure ambisce ad essere qualcuno quale sistema ha, oltre alla roba, per stare in cima? Ovviamente il potere, ed ecco che allora, anche qui, i personaggi in cerca d’autore, i fenomeni da baraccone della politica (locale e non solo) proliferano giorno per giorno e, naturalmente, non avendo alcuna collocazione sociale, sono pronti a vendere l’anima al diavolo pur di restare a cavallo, altro che 15 assunzioni “vendute” qua  o là…&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma ci siamo mai chiesti in quanti, tra politici ed amministratori, se scendessero dalla giostra, sarebbero dei signor nessuno in città o, peggio, avrebbero il serio problema di trovarsi un lavoro, visto che alle soglie degli “anta” non ne hanno mai fatto uno né, ovviamente, hanno i titoli di studio (in molti casi diplomi comprati a quattro soldi) e le conoscenze per averne uno?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E secondo voi, lettori di Strill.it, tutta questa gente, questa nuova borghesia cittadina, fatta di roba e di potere (spesso da basso impero, quasi da pollaio) come accoglierebbe un’azione della magistratura tesa a scardinare il sistema e, in un colpo, ad azzerare il sistema-roba ed il sistema-potere?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ecco, siamo arrivati a fine corsa, alle conclusioni del ragionamento e, speriamo, all’innesco di un dibattito dal quale non si può sottrarre un’intellighenzia cittadina ancora esistente, ma afasica, forse in coma e che però viene meno ai propri doveri rendendosi in qualche modo complice.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Noi preferiamo pane e cipolla, preferiamo l’essere, allo champagne, all’avere purchessia. Il coraggio di Pignatone e soci nell’aggredire l’inaggredibile fanno venire a noi di Strill.it, i più giovani, i più inesperti, gli ultimi arrivati nel circuito mediatico regionale, la faccia tosta di urlare che il re è nudo, mentre altri nostri colleghi si spendono nel medesimo tentativo, altri continuano a strombazzare che il re è perfettamente vestito ed altri ancora, mentre passa il re, invece di guardare lui, invitano tutti quanti a girarsi dall’altro lato a guardare il mare…&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5119570453826061608-3381430319091329938?l=giusvabranca.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5119570453826061608/posts/default/3381430319091329938'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5119570453826061608/posts/default/3381430319091329938'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://giusvabranca.blogspot.com/2010/06/il-grande-imbroglio-di-reggio.html' title='Il grande imbroglio di Reggio'/><author><name>giusva branca</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5119570453826061608.post-1165510528964756219</id><published>2010-06-16T10:45:00.001+02:00</published><updated>2010-06-16T10:47:38.086+02:00</updated><title type='text'>Bigotti, falsi, immorali, travolti da cazzate, l'apoteosi dei vizi privati e delle pubbliche virtù. Ma cosa siamo diventati?</title><content type='html'>&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_b0vlLJUW02Y/TBiPkolQNSI/AAAAAAAAANg/u0dzb5odC0M/s1600/tabularasa-pp.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 290px; height: 160px;" src="http://1.bp.blogspot.com/_b0vlLJUW02Y/TBiPkolQNSI/AAAAAAAAANg/u0dzb5odC0M/s320/tabularasa-pp.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5483290405855311138" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;da www.strill.it - Mia figlia ha poco più di due anni e mezzo e conosce perfettamente la differenza che passa tra il cavallo ed il disegno del cavallo. Ha&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;definitivamente acquisito il concetto per il quale  l’immagine evoca il soggetto ed è, in qualche modo “finta” rispetto all’essenza dell’animale. Sa anche che il disegno può essere molto utile per “fare finta”, per evocare situazioni che, altrimenti – vivaddio – non potrebbero essere realizzate senza danni irreparabili.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In questo Paese qualcuno degli otto-omini-otto che decidono del bene e del male su Facebook ha deciso che la foto che vedete e che anima, identifica e simboleggia la rassegna di Urba/Strill.it, “Tabula rasa” fosse troppo forte ed ha ritenuto ciò sufficiente per cancellare definitivamente ben tre account della manifestazione che in 48 ore avevano raccolto oltre 1500 adesioni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ora, il problema – ahinoi – va ben oltre Facebook, del quale, alla fine, pur non disconoscendo la sua straordinaria portata, si può anche fare a meno . Il problema vero siamo noi: ma cosa siamo diventati? Cosa è diventato questo Paese? Cosa ci è successo?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un Paese di ipocriti di false moralità e bigottismo spinto, il trionfo dei vizi privati e delle pubbliche virtù.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“Tabularasa” nasce da un’idea e da ferrea volontà di Raffaele Mortelliti e del sottoscritto e nasce, evidentemente, spinta da un’esigenza ormai ineludibile che è la medesima simboleggiata in quel meraviglioso scatto. L’esigenza è quella di provare a respirare, di provare ad aprire un varco in questa chiusura totale che la nostra società ci regala quotidianamente imbottendoci a colazione-pranzo-merenda-cena di culi-calciatori-veline-gossip-cantanti-vacanze.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’altra sera ero in automobile intorno alle 20 ed ascoltavo Radio 24 che a quell’ora ripropone i titoli dei telegiornali appena cominciati. Ebbene, su dieci titoli complessivi di Tg1 e Tg5 ben otto erano dedicati alle tematiche sopra indicate.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E localmente la situazione non è tanto migliore, pur se qualcuno ci prova ogni giorno a scuotere il sistema. Ma non basta, ogni santo giorno siamo travolti da valanghe di cazzate, di cose inutili, di finte tematiche che portano la massima parte della discussione su argomenti assai simili a quello che troviamo nei palinsesti televisivi ad ogni ora.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Fatti privati (e di alcun interesse) elevati a sistema ed a show. Ore intere del tempo di ciascuno di coloro che li guarda (e non sono pochi) trascorse per cercare di capire chi sull’isola dei famosi si è trombato chi…&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;No, vi prego, ditemi che sto sognando. Ho solo 43 anni e mi accorgo di parlare come un vecchio…ai miei tempi…&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sarà, ma io sono cresciuto – negli anni ’70-’80, mica nel settecento – con i Tg che erano una cosa seria, con le trasmissioni elettorali forse noiose e però maledettamente serie, espressione di una liturgia, quella del voto, che rappresentava qualcosa di sacro perché rappresentava, a sua volta, qualcosa di ancora più sacro, l’unità del Paese.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sono cresciuto con Guccini e De Gregori, con gli ultimi splendori della carriera di Frank Sinatra e con De Niro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Con Sordi e Mastroianni, ma anche con Troisi e Verdone, i miei giorni sono stati scanditi da uomini come Spadolini; certo, anche da Andreotti, ma né l’uno né l’altro si sarebbero mai sognati di dare del “coglione” all’elettorato antagonista. Sono cresciuto in un Paese che mai, nemmeno nei momenti più difficili, si è lasciato trasportare dall’isteria collettiva.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Certo, allora il “bavaglio” su alcune tematiche esisteva non per legge ma per prassi diffusa (anche se, sotto questo aspetto, gli anni ’70 hanno rappresentato il massimo della creatività), e però almeno il fronte, la linea dell’argine era unica, non ondivaga, come oggi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E quindi, con queste premesse, nel Paese dei culi e dei Ministri che sfoggiano magliette contro altre culture giiustificandosi, poi, che trattavasi solo di un gioco (ma ve lo immaginate Cesare Merzagora con una maglietta di quel genere?), non possiamo più accettare inerti e silenti tutto quello che accade e che, soprattutto, non accade.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La nostra rassegna “Tabularasa” vedrà, dal 19 al 22 luglio esibirsi al Circolo del tennis di Reggio Calabria oltre 20 uomini che, a vario titolo, contribuiscono ogni giorno a regalare squarci di verità in un Paese che si chiude sempre di più e che, dopo il ’68 (devastante nelle conseguenze per la comoda esasperazione di alcuni concetti che hanno alimentato una deresponsabilizzazione generalizzata ma assolutamente irrinunciabile per alcune conquiste che i ventenni di oggi reputano scontate) credeva di avere messo in cassaforte alcuni princìpi, ma che si accorge, ogni giorno di più, che in cassaforte, ormai, ci stanno i prìncipi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Senza peli sulla lingua, prendendo atto che gli spazi sui giornali per i giornalisti veri sono sempre di meno, queste persone con due palle quadre hanno scelto l’editoria (che solo in rarissimi casi porta soddisfazioni economiche), per parlare, denunciare, in qualche caso urlare, giovandosi anche di editori esemplari e coraggiosi, come, ad esempio, Chiarelettere di Lorenzo Fazio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E così a Reggio saranno di scena Gherardo Colombo e Rosario Priore, Sandro Provvisionato e Attilio Bolzoni, Umberto Ambrosoli e Nicola Biondo, Ferdinando Imposimato e Piergiorgio Morosini, Giovanni Fasanella e Marco Lillo, Giuseppe Salvaggiulo ed Antonio Massari, Umberto Ambrosoli e Letizia Battaglia, ciascuno per raccontare un pezzo di storia del Paese irraccontabile e, quella si, da censurare, ma nell’essenza del cavallo, non certo nella sua rappresentazione, come mia figlia ben sa. Ci sarà anche Massimo Ciancimino, perché l’esigenza di verità viene prima di ogni altra cosa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tutto questo in Calabria, per volontà di una semplice associazione, per  fare vedere (e le 1500 adesioni raccolte prima che il signor Facebook facesse scattare la mannaia della censura perché la foto poteva turbare qualcuno e continuando, invece, a lasciare attivi decine di profili e gruppi che incitano all’odio razziale, ad uccidere i bimbi down, alla violenza sulle donne, all’antisemitismo, etc.) quale sia l’altra faccia di Reggio, quella che in tanti accusano i media di voler deliberatamente oscurare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ed allora, come media (e lasciatemelo dire in uno slancio di autoreferenzialismo, che viva sempre strill.it), come parte di quello straordinario mondo dell’associazionismo reggino, come operatori culturali, come appassionati della verità e della storia, come semplici cittadini, lo facciamo noi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“A Reggio Calabria tutto ciò?” ha strabuzzato più di qualche ospite o autorevole rappresentante dei media nazionali leggendo il programma.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sissignore, a Reggio Calabria, per volontà ed impegno di due persone (la strana coppia Branca-Mortelliti) e di un manipolo di ragazzi impagabili e che hanno la scritta strill.it a caratteri di fuoco dentro l’anima.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma, soprattutto, perché sono tanti, tantissimi i reggini, i calabresi (e, probabilmente, gli italiani in genere) che chiedono questo tipo di iniziative, ma non hanno voce, perfettamente rappresentati dalla foto dello scandalo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ed allora la voce la diamo noi, con la manifestazione (alla quale ha aderito in modo entusiasta e convinto il Circolo del tennis di Reggio, immediatamente disponibile a rendere per 4 giorni meno leggero il programma dei suoi appuntamenti  estivi) ed attraverso Strill.it che raggiunge ogni giorno 30.000 utenti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Lungo la strada stiamo imbarcando, entusiasti, tanti altri rappresentanti di quello spontaneismo etico-culturale che sul territorio sono assai più antichi e meritori di noi ed anche alcuni dei più convinti difensori di quel baluardo concettuale che dovrebbe essere la stampa vecchia maniera; insomma sta nascendo qualcosa di importante che andrà ben al di là della kermesse di luglio, solo primo passo per una stabilizzazione ed una “calabresizzazione” dell’idea, del progetto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E se qualcuno pensa che tutto questo possa essere in qualche modo condizionato dalla valutazione di una foto, più o meno “sgarbata”, allora, ancora una volta, ha preferito, come ha scritto Raffaele Mortelliti, mandare in mille pezzi contro il muro il termometro piuttosto che chiedersi quali siano le motivazioni, i pericoli  ed i possibili rimedi per una febbre che sale ogni giorno di più al punto da far credere al malato che lo stato delle cose sia normale e che tutti gli uomini del mondo vi convivano…&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5119570453826061608-1165510528964756219?l=giusvabranca.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5119570453826061608/posts/default/1165510528964756219'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5119570453826061608/posts/default/1165510528964756219'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://giusvabranca.blogspot.com/2010/06/bigotti-falsi-immorali-travolti-da.html' title='Bigotti, falsi, immorali, travolti da cazzate, l&apos;apoteosi dei vizi privati e delle pubbliche virtù. Ma cosa siamo diventati?'/><author><name>giusva branca</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_b0vlLJUW02Y/TBiPkolQNSI/AAAAAAAAANg/u0dzb5odC0M/s72-c/tabularasa-pp.jpg' height='72' width='72'/></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5119570453826061608.post-8294734630640021753</id><published>2010-05-24T19:17:00.006+02:00</published><updated>2010-05-24T19:27:16.171+02:00</updated><title type='text'>Che anni, quegli anni</title><content type='html'>&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_b0vlLJUW02Y/S_q2wrfpdII/AAAAAAAAANQ/Ge3ChZ4hM10/s1600/chenniqueglianniok2.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 187px; height: 320px;" src="http://4.bp.blogspot.com/_b0vlLJUW02Y/S_q2wrfpdII/AAAAAAAAANQ/Ge3ChZ4hM10/s320/chenniqueglianniok2.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5474889244447700098" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;E' con grandissimo orgoglio che segnalo l'uscita del libro "Che anni quegli anni", la storia completa della Viola basket, l'epopea della squadra che rimise assieme una città.&lt;br /&gt;Il mio orgoglio - probabilmente piccino ma mi sia concessa questa debolezza - crea una retta che, come tutte, passa da due soli punti: la soddisfazione per aver messo su carta le mie emozioni di bimbo, ragazzo ed uomo, coagulatesi attorno alle casacche neroarancio (e che so per certo coincidere con quelle di tanti) e quella relativa alla mia prima pubblicazione con la neonata casa editrice "urbabooks", un altro prodotto della "grande famiglia urba/strill.it".&lt;br /&gt;Il volume lo si trova, a Reggio Calabria, presso l'edicola Cogliandro di piazza Castello e, in buona sostanza, la sua sintesi è rimessa a questo slogan: "A chi c'era perchè non dimentichi, a chi non c'era perchè sappia".&lt;br /&gt;&lt;a href="http://urbabooks.wordpress.com/2010/05/11/hello-world/#more-1"&gt;A questo link la scheda completa del volume&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5119570453826061608-8294734630640021753?l=giusvabranca.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5119570453826061608/posts/default/8294734630640021753'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5119570453826061608/posts/default/8294734630640021753'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://giusvabranca.blogspot.com/2010/05/e-con-grandissimo-orgoglio-che-segnalo.html' title='Che anni, quegli anni'/><author><name>giusva branca</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_b0vlLJUW02Y/S_q2wrfpdII/AAAAAAAAANQ/Ge3ChZ4hM10/s72-c/chenniqueglianniok2.jpg' height='72' width='72'/></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5119570453826061608.post-190345662709667996</id><published>2010-04-29T17:57:00.000+02:00</published><updated>2010-04-29T17:58:40.375+02:00</updated><title type='text'>Se la sfida dello Stato diventa sfida allo Stato</title><content type='html'>da www.strill.it - Reggio, da almeno 40 anni, è abituata a convivere con la ‘ndrangheta e con la paura. Paura della ‘ndrangheta, certo, ma anche – per quanto paradossale possa apparire – paura di apparire, agli occhi del Paese (anche a causa di facili&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;generalizzazioni) come città di ‘ndrangheta nella sua anima, catalizzando su di sé le caratteristiche del boia e dell’assassino.&lt;br /&gt;Le vicende relative all’arresto di Tegano vanno lette con lucidità ed estrema attenzione, facendo uno sforzo di serietà di analisi e rigorosità di metodo.&lt;br /&gt;Partiamo dal dato più evidente: la “caciara” di parenti ed amici del boss fuori dalla Questura. Qui, in fretta, si è smarrito il senso del discorso: nel mirino non ci va – almeno direttamente - la città, rispetto alla quale, dopo le parole, di pancia, del Questore Casabona ha provveduto il Procuratore Pignatone a rimettere le cose a posto dichiarando che “è fatta per lo più da gente per bene”.&lt;br /&gt;Nel mirino  ci finisce e ci deve finire una parte minima della città per ciò che ha dimostrato essere capace di fare ma anche – indirettamente - l’intera città, dormiente e silenziosa nella sua parte migliore per decenni, per ciò che ha fatto involontariamente comprendere a questa gente rispetto a ciò che potesse fare (tutto) o non potesse fare (praticamente nulla).&lt;br /&gt;Quella parte di Reggio che “se ne fotte dello Stato”, per dirla con Attilio Bolzoni, su Repubblica, lo ha sbandierato per oltre un’ora davanti alla Questura, con parenti, amici, donne e bambini in braccio in una sorta di muso a muso, occhi negli occhi con la Polizia. Un pesantissimo minuetto gestuale fatto di sguardi, di atteggiamenti, qualche volta anche di parole e minacce, assai più grave di qualche applauso familistico all’uscita del boss. Un’arroganza dichiarata e sbandierata al mondo intero davanti alle telecamere che assume la valenza di una vera e propria dichiarazione di guerra. Ancora stamattina altissimi funzionari e dirigenti della Questura erano basiti di fronte alla sfrontatezza di questi atteggiamenti tenuti non nel quartiere periferico, ma attorno alla Questura, come accadeva solo ad Africo decenni addietro.&lt;br /&gt;E poi ci sono i ragazzi delle volanti, quelli che alla fine,  a telecamere spente, vanno nei territori nemici. Quelli non parlano mai, ma sono turbati da quanto accaduto davanti alla loro casa, alla presenza di autorità e centinaia di poliziotti. Da oggi tocca a loro tornare ad Archi, nella notte, a bordo delle volanti.&lt;br /&gt;La città non era quella davanti alla Questura ieri, certo, si trattava di una parte minima ma non insignificante, dato che, comunque, parliamo dell’ambiente vicino a Giovanni Tegano. Un ambiente che con tutti gli effettivi ha dimostrato allo Stato che, pur toccato pesantemente con arresti e sequestri di beni a raffica, non indietreggia di un millimetro, anzi è lì, nella tana del lupo, con gli occhi della tigre a fissare il nemico.&lt;br /&gt;Abbiamo visto poliziotti, molti dei quali in servizio chissà da quante ore, abbassare lo sguardo per non incrociare quello di chi stava dall’altra parte, ne abbiamo visti altri essere in forte imbarazzo nell’allontanare chi aveva attraversato la strada ed era vicinissimo al punto dove sarebbero passati gli arrestati. Tutto questo davanti al massimo presidio provinciale dell’Ordine pubblico. Tutto questo non è bello, tutto questo schiude le porte, come ogni manifestazione di forza, anche a forti sospetti di debolezza ormai incontrollabile negli effetti da parte di un potere criminale al quale, insieme agli affetti, viene giorno dopo giorno portata via la cosa alla quale tiene di più: la roba.&lt;br /&gt;E però resta la gravità inaudita di quanto accaduto ieri, se è vero, come è vero che il crimine e la lotta al crimine si nutrono entrambi di una forte simbologia. Forte simbologia da parte dei fans di Tegano che, poteva essere tranquillamente stoppata prima.&lt;br /&gt;L’uscita, comprensibile nello spirito ed esagerata nei modi quanto devastante sul piano delle conseguenze d’immagine per la città da parte del Questore (alla quale ha immediatamente messo una pezza Pignatone) è stata dettata probabilmente dalla rabbia nel vedere i suoi uomini impotenti  ( a quel punto per ragioni di opportunità e buon senso) di fronte alle provocazioni, ma – diciamolo francamente – l’intera situazione poteva essere gestita meglio.&lt;br /&gt;Vista la caratura del personaggio ed anche il fatto che fin dalla tarda serata precedente decine di personaggi stazionavano davanti alla Questura sarebbe stato opportuno isolare l’intera zona non consentendo a nessuno di accedere all’intero isolato della Questura. Se si pensa che per il Consiglio dei Ministri è stata creata un’area rossa circa dieci volte più grande per mezza giornata il paragone non regge.&lt;br /&gt;L’analisi lucida, infine, non può non soffermarsi sulla frase urlata da una donna (probabilmente la cognata): “Avete arrestato un uomo di pace”.&lt;br /&gt;Cosa vuol dire? Si è trattato di una frase alla quale non attribuire particolari significati, da collocare in un contesto di grandissimo turbamento emotivo generale oppure c’è dell’altro, del vero dietro?&lt;br /&gt;L’ultimo dei grandi boss latitanti poteva, in qualche modo, essere garante di equilibri frantumati dallo sbriciolamento assoluto degli assetti di decine di cosche sul territorio provinciale? E, quindi, cosa bisogna attendersi ora?&lt;br /&gt;In quattro parole chi comanda a Reggio?&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5119570453826061608-190345662709667996?l=giusvabranca.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5119570453826061608/posts/default/190345662709667996'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5119570453826061608/posts/default/190345662709667996'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://giusvabranca.blogspot.com/2010/04/se-la-sfida-dello-stato-diventa-sfida.html' title='Se la sfida dello Stato diventa sfida allo Stato'/><author><name>giusva branca</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5119570453826061608.post-2364099472609892243</id><published>2010-02-23T16:58:00.003+01:00</published><updated>2010-02-23T17:13:30.105+01:00</updated><title type='text'>Asini, zebre e passeggiatori</title><content type='html'>Ma che tristezza!&lt;br /&gt;Le nostre giornate, il nostro tempo a disposizione nella clessidra dell'esistenza, scivola via sempre più unto da schifezze etico-morali di ogni genere.&lt;br /&gt;Negli ultimi giorni mi è toccato sentire esponenti della politica calabrese che si tirano addosso manciate di fango richiamandosi - udite udite - ad una sorta di disfida culturale rispetto alla quale non posseggono nemmeno la patente per poter parteciparvi da spettatori, figurarsi da protagonisti.&lt;br /&gt;Trovo che per interloquire di certe cose, per occupare alcune posizioni di evidenza (e delicatezza) pubblica un bel pò di sano snobismo culturale non ci farebbe male, anzi.&lt;br /&gt;Io - per parte mia - ho già deciso di adottarlo: di certi argomenti, mi dispiace, non sono disponibile ad interloquire con chiunque. Chiedo quale requisito minimo che la controparte abbia la mia medesima percezione dei baluardi etico-morali e che le conoscenze storiche, sociali, normative, etc. di chi mi sta di fronte siano almeno pari alle mie (e vi assicuro che non sarebbe particolarmente difficile).&lt;br /&gt;Certo, tanti, troppi miei coetanei o giù di lì, mentre il sottoscritto da ragazzo si impegnava in un banale, normalissimo ciclo di studi prima e di esperienze lavorative dopo, si dibattevano nell'eterno dilemma tra il passeggiare al mattino, sì da essere liberi al pomeriggio o viceversa.&lt;br /&gt;Oggi molti di loro occupano posizioni di un certo prestigio sociale (ma non è questo che mi interessa, buon per loro e male per chi li accredita) ma, soprattutto, posti di responsabilità, dove è (anzi sarebbe) richiesta conoscenza diffusa, metodo acquisito, capacità di confronto e - vivaddio - un livello culturale minimo.&lt;br /&gt;Il guaio è che in una cittadina come Reggio Calabria ci si conosce tutti e - all'interno della medesima fascia generazionale - ciascuno conosce il percorso di uomo e formativo dell'altro.&lt;br /&gt;E questo, come detto, è un guaio, perchè ti consente di distinguere gli asini dalle zebre.&lt;br /&gt;Tempo fa allo zoo di Gaza morirono le uniche due zebre ed i responsabili della struttura, per evitare che i bimbi in visita ci restassero male, idearono di dipingere a strisce bianche e nere due asinelli. La trovata fu geniale e riuscì anche, visto che, a distanza, nessun bimbo si accorse dello stratagemma messo in atto.&lt;br /&gt;Il guaio, però, è in agguato e consiste nella matematica certezza che, a lungo andare, gli asini si convincano veramente di essere delle zebre.&lt;br /&gt;E dalle nostre parti, anche la vernice comincia a scarseggiare...&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5119570453826061608-2364099472609892243?l=giusvabranca.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5119570453826061608/posts/default/2364099472609892243'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5119570453826061608/posts/default/2364099472609892243'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://giusvabranca.blogspot.com/2010/02/asini-zebre-e-passeggiatori.html' title='Asini, zebre e passeggiatori'/><author><name>giusva branca</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5119570453826061608.post-651744743693709982</id><published>2010-02-05T09:13:00.002+01:00</published><updated>2010-02-05T09:37:50.230+01:00</updated><title type='text'>Lettera ad Antonino</title><content type='html'>&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_b0vlLJUW02Y/S2vY1OmemxI/AAAAAAAAAM8/NQXv2eCWZKc/s1600-h/nino.bmp"&gt;&lt;img style="MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 200px; FLOAT: left; HEIGHT: 150px; CURSOR: hand" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5434675784316787474" border="0" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/_b0vlLJUW02Y/S2vY1OmemxI/AAAAAAAAAM8/NQXv2eCWZKc/s320/nino.bmp" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Caro Antonino,&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;stanotte sei stato vittima di una tipica vigliaccata mafiosa. Ti hanno incendiato l'auto, i canoni dell'avvertimento sono stati rigorosamente rispettati.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Hai scelto, da tempo, di vivere fino in fondo la professione, a Reggio, nell'unico modo che conosci e - ti dico con orgoglio - hai preso alla lettera, ma migliorandone i canoni di applicazione, i primi rudimenti che personalmente ed attraverso Strill.it (tua prima "casa" che, in quanto tale, resta e resterà sempre tua) ti offrii ormai 4 anni fa.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Chi ci legge deve sapere che le più feroci discussioni su tematiche inerenti la nostra professione le abbiamo fatte tu ed io. Così distanti, così vicini nei nostri modi di essere, di pensare.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Lo sfregio fatto a te, stanotte, è fatto a tutti noi di Strill.it, ma è fatto a tutta la comunità per bene di questa città.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Ora, caro Antonino, su quanti siano - effettivamente - i reggini per bene mi interrogo silenziosamente da tempo, ma tu sei certamente non solo uno di questi, ma anche uno dei pochi che si batte per l'affermazione piena di uno status che, altrimenti, rischia di restare solo una sommessa dichiarazione di principio.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Molte cose di te le ammiro, altre te le rimprovero, qualcuna te la invidio.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Tra queste ultime ci sono certamente la capacità straordinaria di affondare, concettualmente prima e per iscritto poi, il coltello nella piaga, di isolare il bubbone con precisione chirurgica e di portarlo a galla vestito anche di una godibilissima ironia.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Potrei dirti e ti dico un banale "Non mollare", caro Antonino; come persone, nei nostri singoli blog e - assieme al nostro manipolo di giovani amici e colleghi con "due palle così" - su Strill.it, siamo uniti da in invisibile filo. Lo sai, molte cose le vediamo nel medesimo modo se si parla di obiettivi di fondo, spesso in maniera diametralmente opposta rispetto alle modalità del loro perseguimento.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Non pensare che siamo diversi in maniera inconciliabile; è solo una questione di età: 18 anni di differenza, alle nostre età, si sentono, ma va bene così, credimi.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Vorrei anche dirti pubblicamente: non sentirti solo e non isolarti. Vai, vieni, torna, riparti, stai a Reggio, a Roma, a Milano, a Palermo, dove ti pare, ma ricorda sempre, come uno dei migliori figli, che la tua casa, il tuo rifugio sicuro, il posto dove litigare ferocemente con "papà, mamma, fratelli e sorelle" è Strill.it, vera sacca di libertà espressiva reale che la città abbia espresso e che tu hai contribuito a far crescere fin dalla prima ora.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Con stima pari all'affetto ti abbraccio caramente.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Il tuo direttore&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5119570453826061608-651744743693709982?l=giusvabranca.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5119570453826061608/posts/default/651744743693709982'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5119570453826061608/posts/default/651744743693709982'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://giusvabranca.blogspot.com/2010/02/lettera-ad-antonino.html' title='Lettera ad Antonino'/><author><name>giusva branca</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_b0vlLJUW02Y/S2vY1OmemxI/AAAAAAAAAM8/NQXv2eCWZKc/s72-c/nino.bmp' height='72' width='72'/></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5119570453826061608.post-4543555911894629083</id><published>2010-01-15T10:51:00.002+01:00</published><updated>2010-01-15T10:56:30.462+01:00</updated><title type='text'>Chi vive (e chi muore) in calabria. Ma il cielo non è più sempre più blu</title><content type='html'>da www. strill.it - “Chi vive in Calabria” era solo una strofa di quel capolavoro scritto 30 anni fa da Rino Gaetano.&lt;br /&gt;Già, chi vive in Calabria. Viverci in Calabria, viverci e spesso anche morirci. Qualche volta fisicamente, spesso dentro. Questa è la Calabria del terzo millennio.&lt;br /&gt;Nel secondo dopoguerra, come ad inizio del novecento e a fine ottocento la Calabria era una terra povera; povera di risorse, povera di prospettive, figlia diretta dei baronati, del latifondo e di una società che arricchiva pochi ricchi ed affamava tanti poveri, ma con una sua identità.&lt;br /&gt;Il brigantaggio, per carità, esisteva già eppure, soprattutto negli anni ’50 e ’60, la Calabria aveva un proprio profilo che si alimentava di speranze di cambiamento.&lt;br /&gt;Oggi, nel secondo decennio del terzo millennio, tutto pare perduto. Gli eserciti delle persone normali, semplici, per bene, sono sconfitti. Sconfitti negli ideali di vivere in una società normale a sua volta, con una sacca di malaffare congenita e da combattere, certo, ma pur sempre sacca.&lt;br /&gt;Chi è cresciuto negli anni ’80-90 sa bene che la Calabria e Reggio in particolare hanno accettato in quegli anni in via inconsciamente definitiva il destino di chi la partita l’ha persa e prova solo a limitare il passivo. La pervasività della ‘ndrangheta è attorno a noi da sempre, ha il volto di quei compagni di scuola che abbiamo frequentato – e a modo nostro, per come si può farlo, con tutta l’anima da ragazzi amato – e che oggi si sono rivelati altra cosa da ciò che siamo noi, diversissimi da ciò che avremmo voluto fossero.&lt;br /&gt;Noi abbiamo sempre avuto il coraggio di resistere (per chi non è stato costretto ad andare via), di accettare giorno dopo giorno soprusi, privazioni di legittime aspirazioni, castrazioni di opportunità, ma non quello di dare – tutti insieme – una svolta alla mentalità, al modo di pensare, all’acqua dove sguazzano i pesci della criminalità, che, prima di essere organizzata, è sociale, quasi antropologica.&lt;br /&gt;In tanti, tantissimi che ogni giorno sbarcano il lunario con onestà – intellettuale e di comportamenti, a costo di sacrifici grossi – si sentiranno offesi da questa affermazione, ma la storia lo ha dimostrato e lo ribadisce ogni giorno: la rassegnazione quotidiana rispetto a qualunque nefandezza che aggredisca la polis fa il paio solo con l’individualità tipica delle popolazioni arabe dalle quali abbiamo ereditato l’indifferenza, quasi atarassia, rispetto alle cose più terribili che possano accaderci.&lt;br /&gt;Abbiamo la sensazione, qualunque cosa accada, che – comunque – avrebbe potuto andarci peggio e mai, nemmeno per una volta, pensiamo a quanto meglio avremmo diritto a pretendere, invece, che le cose girino.&lt;br /&gt;La ‘ndrangheta, nei decenni, col nostro spaventato eppure involontariamente complice silenzio, si è mangiata tutto. Si è mangiata serenità, soldi, ordine pubblico, sviluppo economico, corretto funzionamento della Pubblica Amministrazione, crescita sociale, percezione delle tematiche più delicate e, soprattutto, capacità di indignazione.&lt;br /&gt;A forza di efferatezze ogni cosa ci pare normale. Ci pare assolutamente normale che ogni santa notte siano tre, quattro o cinque le bombe o gli incendi che solo nella città di Reggio caratterizzano lo scandire delle ore; ci pare assolutamente normale che le dinamiche elettorali siano spessissimo caratterizzate da voto di scambio; ci pare assolutamente normale che l’iniziativa economica, la libera impresa, sulla quale si fonda ogni stato liberale, ogni economia di libero scambio, sia non condizionata, ma totalmente comandata, in ogni suo respiro, dai voleri delle cosche e – ormai da due paia di decenni - dai loro referenti diretti che siedono nelle stanze dei bottoni.&lt;br /&gt;Da troppo tempo la storia di questa città è stata scritta in pochi salotti da una ristretta oligarchia di potenti, di quella classe dirigente che, senza esclusione alcuna, si è fatta portavoce di interessi inconfessabili e di scopi turpi in nome di qualche dollaro in più.&lt;br /&gt;Gente che per decenni si è venduta anima e territorio al diavolo senza comprendere – ma la presunzione e l’ignoranza rendono più ciechi di una benda – che il timone che si illudevano di tenere in pugno era ben saldo nelle mani proprio di quel diavolo che un bel giorno avrebbe fatto di loro, proprio di quei signori che gli avevano consentito - per interposta persona - l’accesso nei salotti, solo dei burattini.&lt;br /&gt;E’ troppo tardi ora, dopo una “semplice” bomba dimostrativa davanti ad un portone chiedersi cosa ci facciano tutti questi mercanti nel tempio; sarebbe più facile, invece, chiedersi a chi appartenga il tempio, potremmo amaramente scoprire che i mercanti sono solo a casa loro e gli abusivi siamo noi, certamente i più numerosi, ma spesso i più silenziosi, i più inermi e non per questo esenti da colpe di fondo per avere consentito l’assedio del tempio quando, forse, ancora si poteva intervenire.&lt;br /&gt;Certo, nessuno può chiedere alle persone normali di diventare eroi; uno Stato civile non deve mettersi in queste condizioni, ma – vivaddio – il peso dell’indignazione, del pubblico ludibrio, del disprezzo collettivo, quello dovrebbe ancora essere pressocchè obbligatorio e diffuso.&lt;br /&gt;E non si creda che non servirebbe a nulla: anche in questo caso la storia ci ha insegnato che le cosche sono ben attente a non suscitare indignazione popolare; la criminalità ha sempre cercato, con comportamenti dei propri esponenti più portati – diciamo così – per le pubbliche relazioni, di farsi fare l’occhiolino dalla gente. Il percorso delle cosche cittadine più in vista degli ultimi decenni lo dice chiaramente: alla massa, tutto sommato, così antipatici certi personaggi non stanno.&lt;br /&gt;Scomode queste verità? Può darsi, al pari del fatto che – ovviamente – pur essendo diffuse non possono considerarsi assolute. Però Reggio era riuscita a fare il callo anche ad una guerra durata sei anni (più del secondo conflitto mondiale) e che portò per le vie del capoluogo quasi mille morti. Per le strade, nei bar, ai semafori, con fucili, bazooka, autobomba. Erano gli anni 1985-1991, non un secolo fa. Eppure la città, ancora una volta, si chiuse in un lugubre silenzio, subendo i colpi, respirando a pieni polmoni l’aria della barbarie imposta da chi, entrando dal salotto, si era già preso il tempio.&lt;br /&gt;E però perché le masse in qualche modo reagiscano, da sempre serve qualcuno o qualcosa che le trascini, che le stimoli e, ad onor del vero, per decenni la magistratura, le Forze dell’Ordine di questa città non hanno brillato per prontezza di riflessi e risultati operativi. Bisognerà attendere il 1991, con l’operazione “Santabarbara”, il 1993 con “Tirreno” e poi il 1995 con “Olimpia” ed il 1996 con “Valanidi” perché qualcosa si muova, fino ad arrivare agli ultimi anni in cui l’aria nei confronti dei mercanti che si sono presi il tempio è radicalmente mutata. Ora lo scontro, frontale, pare vicino. Non più la partita a scacchi (in qualche caso anche truccata) del passato, ma un face-to-face che potrebbe anche essere cruento.&lt;br /&gt;D’altra parte mai nessuno sbarco dei liberatori in territori occupati è stato caratterizzato da rose e fiori né è stato totalmente scevro dalle operazioni di sabotaggio di qualcuno avvezzo al doppio gioco. La gente, a sua volta, prima di esporsi, ha bisogno di capire realmente che stavolta si può vincere; esporsi anche stavolta e perdere ancora potrebbe, poi, costare carissimo.&lt;br /&gt;Eppure arriva un momento in cui tutti, anche coloro ai quali non si può chiedere di essere eroi, qualcosa devono rischiare nello schierarsi, anche solo per fare il tifo.&lt;br /&gt;Quel momento coincide esattamente con la piena percezione del rischio che – poco per volta – i mercanti si siano presi tutto, anche i pensieri, i sogni e le speranze.&lt;br /&gt;Quel momento arriva quando, per chi vive (e muore) in Calabria, anche la semplice quotidianità non è più la stessa, anche i gesti più banali e pregnati di dignità umana diventano difficili.&lt;br /&gt;Quel momento arriva quando ti accorgi all’improvviso che non è vero che, qualunque cosa accada si va avanti come prima purchè non ti tocchi direttamente, non è vero che qualunque cosa accada il cielo è sempre più blu.&lt;br /&gt;E quando arriva quel giorno è tempo di pensare a fare la strada per chi verrà dopo di noi, ammesso che avrà scelto, con azzardo e come cantava Rino Gaetano, di vivere in Calabria.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5119570453826061608-4543555911894629083?l=giusvabranca.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5119570453826061608/posts/default/4543555911894629083'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5119570453826061608/posts/default/4543555911894629083'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://giusvabranca.blogspot.com/2010/01/chi-vive-e-chi-muore-in-calabria-ma-il.html' title='Chi vive (e chi muore) in calabria. Ma il cielo non è più sempre più blu'/><author><name>giusva branca</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5119570453826061608.post-4997834761346817763</id><published>2009-12-23T14:36:00.004+01:00</published><updated>2009-12-23T14:49:39.331+01:00</updated><title type='text'>Caro Babbo Natale...</title><content type='html'>&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_b0vlLJUW02Y/SzIc9qv3PzI/AAAAAAAAAM0/W4ZrJWdXMZo/s1600-h/babbonatale.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5418425147452768050" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 178px; CURSOR: hand; HEIGHT: 196px" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/_b0vlLJUW02Y/SzIc9qv3PzI/AAAAAAAAAM0/W4ZrJWdXMZo/s320/babbonatale.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;da &lt;a href="http://www.strill.it/"&gt;http://www.strill.it/&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Caro Babbo Natale,&lt;br /&gt;solitamente noi di strill.it abbiamo il compito di smistare le istanze della gente e&lt;br /&gt;trasferirtele sotto forma di richieste, più o meno esaudibili.&lt;br /&gt;Stavolta, però, la letterina te la scriviamo noi; è una letterina “sui generis”, il regalo che ti chiediamo è di farci cambiare.&lt;br /&gt;Sissignori: caro Babbo Natale, se è possibile regalaci un momento di rinsavimento, di resipiscenza.&lt;br /&gt;Per Natale vorremmo ritrovare la nostra coscienza collettiva, l’anima della cose, lo spirito di una comunità, il senso della polis, dello Stato.&lt;br /&gt;Non sappiamo bene dove lo abbiamo lasciato, se qualcuno ce lo ha rubato poco a poco o se questo uomo nero che ci amministra, che gestisce i nostri sogni e la nostra vita quotidiana, in realtà lo abbiamo creato noi, esattamente – forse senza accorgercene – per come abbiamo voluto che fosse.&lt;br /&gt;Il Presidente della Camera, Gianfranco Fini, ha chiesto a gran voce, quasi implorato, alla gente di non votare per chi offre qualcosa in cambio.&lt;br /&gt;Caro Babbo Natale, ecco, per questo Natale vorremmo – invece - che tu regalassi al Paese, alle popolazioni del Sud più che a quelle del Nord (perché c’è più bisogno) la forza di non chiedere a prescindere, la forza di non mercificare il proprio voto, la propria disponibilità al sostegno, elettorale, politico o amministrativo che sia.&lt;br /&gt;E’ vero, caro Babbo Natale, che per essere liberi è necessario affrancarsi dal bisogno, ma il giochetto è banale ed un po’ meschino. Anno dopo anno la percezione del bisogno è salita sempre più inglobando nella sfera del necessario anche l’utile e spesso il superfluo.&lt;br /&gt;Ed allora si può vivere bene e con la schiena dritta anche con un tenore di vita che non preveda automobili, telefoni cellulari, televisori lcd in nome dei quali, in nome di qualche centinaia di euro in più, troppo spesso la richiesta di favore, il clientelismo più basso e – quindi – più diffuso trova diritto di cittadinanza.&lt;br /&gt;Caro Babbo Natale, per questo Natale, se puoi, restituiscici la voglia – prima ancora che la forza - di dire “no”, senza “se” e senza “ma”, la forza di indignarci, il coraggio – etico e morale – di mettere al bando comportamenti che la prassi tenta sempre più di assimilare ad una paranormalità ma che sono spesso illeciti, immorali e vietati dalla legge.&lt;br /&gt;Ecco, un’altra cosa, caro Babbo Natale: per questo Natale, per favore, ridacci la lucidità e l’onestà intellettuale per chiamare le cose con il loro nome.&lt;br /&gt;I ladri sono ladri in quanto rubano ed un extracomunitario è ladro quanto un politico, anzi moralmente lo è di meno, la “dazione ambientale”, terminologia inventata (e perseguita) dai magistrati di mani pulite negli anni ’90, non esiste. Erano (e sono) semplicemente dei meschini, volgari ladri.&lt;br /&gt;Ladri di soldi (spesso), ma sempre ladri di opportunità, di speranze.&lt;br /&gt;Caro Babbo Natale, per questo Natale facci tornare la forza per chiamare “ladro” o “delinquente” l’amministratore che i fatti e la magistratura abbiano definito tale, dacci la forza per combattere per il sovvertimento civile di bande di masnadieri che stanno troppo spesso a tenere il timone delle nostre vite, dacci la forza di resistere alla spinta, forse congenita nel nostro dna, di tentare in qualche modo di salire a bordo di questa sciagurata nave, piuttosto che tentare di affondarla.&lt;br /&gt;Caro Babbo Natale, per questo Natale vorremmo regalata anche la capacità – morale e culturale – di tornare a distinguere il senso della legalità dal senso politico, come don Milani predicava quando l’Italia era giovane, piena di problemi, ma cercava una via, condivisa prima ancora che produttiva.&lt;br /&gt;Il senso della legalità inteso come rispetto sacrale e senza distinzioni delle regole, siano esse statuali o etiche, il senso politico letto come spendita di ciascuno di noi per cambiarle queste regole quando non siano adeguate o, comunque, rispondenti al sentire popolare.&lt;br /&gt;Ma finchè ci sono, finchè le regole sono vigenti, dacci la forza di fare prevalere, di sbandierare il trionfo del senso della legalità, estremo, inteso in senso asburgico come valore del dovere ed anche – perché no – della gerarchia costituita.&lt;br /&gt;Solo dopo che ci avrai regalato tutte queste cose, caro Babbo Natale, potremo chiederti di regalarci delle cose che altri facciano per noi; ma solo dopo che ci avrai restituito un modo di essere che non ci appartiene più.&lt;br /&gt;Caro Babbo Natale, noi non ti chiediamo indietro, come faceva Roberto Vecchioni – pentendosene immediatamente – “la mia 600, i miei vent’anni e una ragazza che tu sai…”, in quanto essi evocano semplicità e genuinità di valori, ma erano solo il frutto - oggi un po’ malinconico nel suo ricordo – di un modo di essere, non la sua genesi.&lt;br /&gt;Buon Natale anche a te, Babbo; non preoccuparti…stavo solo scherzando…luci a San Siro non ne accenderanno più…&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5119570453826061608-4997834761346817763?l=giusvabranca.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5119570453826061608/posts/default/4997834761346817763'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5119570453826061608/posts/default/4997834761346817763'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://giusvabranca.blogspot.com/2009/12/da-httpwww.html' title='Caro Babbo Natale...'/><author><name>giusva branca</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_b0vlLJUW02Y/SzIc9qv3PzI/AAAAAAAAAM0/W4ZrJWdXMZo/s72-c/babbonatale.jpg' height='72' width='72'/></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5119570453826061608.post-5293280793520783562</id><published>2009-12-08T18:27:00.001+01:00</published><updated>2009-12-08T18:29:51.829+01:00</updated><title type='text'>Chi ha dilapidato la lezione di Italo? Imputati, alzatevi!</title><content type='html'>&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_b0vlLJUW02Y/Sx6M6LosB9I/AAAAAAAAAMs/LajtS13_v3k/s1600-h/falcomataitalo.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5412918733329663954" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 216px; CURSOR: hand; HEIGHT: 173px" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_b0vlLJUW02Y/Sx6M6LosB9I/AAAAAAAAAMs/LajtS13_v3k/s320/falcomataitalo.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;da &lt;a href="http://www.strill.it/"&gt;http://www.strill.it/&lt;/a&gt; - A dicembre la notte arriva presto e, spesso, a Reggio, giunge accompagnata da quell'aria pungente che non può definirsi fredda ma che, alle nostre latitudini, incarna l'inverno, esattamente quella porzione temporale che anticipa il Natale, quasi lo chiama. Il freddo, quella settimana in cui anche il profondo Sud fa i conti con l'inverno, sarebbe arrivato – come sempre – a Gennaio.&lt;br /&gt;Quella sera di dicembre, in piazza Duomo c'era tutta la città e chi non c'era era come se ci fosse; aveva mandato qualcuno, un familiare, un parente oppure era lì col pensiero.&lt;br /&gt;Di quei giorni, di quando morì Italo Falcomatà, ricordo principalmente lo smarrimento della comunità reggina e, soprattutto, il silenzio, surreale, inverosimile, che regnava nelle strade.&lt;br /&gt;Che il Sindaco dal sorriso triste fosse malato era cosa nota da tempo; era stato lui stesso, mesi prima, a comunicarlo alla sua gente con una lettera pubblica tanto struggente quanto carica di dignità, di contenuti.&lt;br /&gt;Come sempre in questi casi le voci sul suo stato di salute si alternavano rincorrendosi e nelle ore che precedettero l'11 dicembre del 2001 i “rumors” dei maledettamente bene informati non lasciavano trapelare alcuna forma di ottimismo.&lt;br /&gt;Eppure quando, quel pomeriggio, la notizia ferale si diffuse in città con un tam tam impressionante per velocità ed effetti, fu lo sgomento a prevalere.&lt;br /&gt;Reggio si ritrovò come Cenerentola allo scoccare della mezzanotte: vestita nuovamente degli stracci delle proprie insicurezze ed a bordo di una zucca che aveva in un attimo sostituito la carrozza dei sogni che Italo aveva negli otto anni precedenti insegnato a costruire alla città.&lt;br /&gt;Io non so se – come dicono in tanti – Italo sarebbe stato destinato ad una brillante carriera a livello nazionale (anche se il deserto morale e politico che ci circonda mi spinge a crederlo), ma una cosa è certa: Italo, oggi, sarebbe l'uomo giusto per una Calabria che non trova una via che sia una.&lt;br /&gt;Il giudizio sull'amministratore lo lascio a ciascun cittadino reggino che abbia vissuto i periodi storici della città negli ultimi 40 anni, ma da quello sull'uomo politico non posso esimermi.&lt;br /&gt;Italo Falcomatà, il professore, è stato “il” politico per eccellenza nella storia del secondo dopoguerra reggino. Se esistesse un “nobel” per la politica, nel senso più lato e puro del termine, solo lui avrebbe diritto a ritirarlo.&lt;br /&gt;Italo mostrò a tutti il valore della mediazione – sociale prima ancora che politica - e, con essa, l'importanza della capacità di ascoltare prima e comprendere poi le istanze che provengono dal basso, passo necessario per intercettare i bisogni della collettività e poterli, poi, contemperare rispetto a scelte, spesso dolorose, che comunque un buon politico deve fare.&lt;br /&gt;Italo mostrò a tutti il valore della caparbietà e della forza, dirompente, delle idee e lo fece restando in sella quando la gente non capiva cosa stesse accadendo, mentre andava banalmente in scena la commedia vecchia quanto il mondo, quella dell'invidia, con i suoi antagonisti politici a rispettarlo, pur da avversari, ed i suoi sodali di colore politico pronti con l'arco e le frecce a tirare giù quel piccolo uomo che pensava in grande, per sé e per la sua gente, quasi come se si fosse messo in testa chissà cosa...&lt;br /&gt;La caparbietà di Italo resistette anche alle centinaia di mosche che possono uccidere un cavallo, come da lui stesso evocato, forte del consenso della gente, quella gente che magari credeva ancora nelle tessere di partito, ma senza che queste avessero mai il sopravvento sulla stima, sulla fiducia verso l'uomo.&lt;br /&gt;Italo mostrò a tutti il valore del sogno. Quel sogno che, all'inizio degli anni '90 somigliava più ad un delirio che ad una smisurata ambizione; perchè in quegli anni, con la città devastata nel corpo e nello spirito, pronta a vendere gli immobili più prestigiosi per far fronte ad una spaventosa crisi economica, Italo potè offrire solo quel meraviglioso sorriso espresso dagli occhi prima ancora che dal volto e di cui ora la genetica ha regalato il testimone ai suoi figli, Valeria e Giuseppe.&lt;br /&gt;La città – poco per volta – cominciò a fidarsi del professore e ricominciò ad avare fiducia in sé stessa, nei propri mezzi. Reggio, dopo decenni di isolamento, comprese che per rialzarsi poteva e doveva contare solo su sé stessa. E però, in questo percorso quotidiano lungo e faticoso Italo ci fu sempre, in ogni gesto rivolto alla gente semplice (che per lui non fu mai “povera”), tutte le volte in cui trovò il tempo per andare in una scuola piuttosto che su un cantiere.&lt;br /&gt;Italo, però, insieme alla sua disponibilità, a straordinarie doti di arguzia ed ironia, mostrò a tutti anche il valore della fermezza, costi quel che costi.&lt;br /&gt;Fu così quando – unico nella storia dei sindaci reggini da metà anni settanta in poi – sbattè le carte in faccia ed i pugni sul tavolo a Roma davanti al padrone delle ferriere, leggasi FFSS, per pretendere ed ottenere la risistemazione del lungomare devastato da quasi un quarto di secolo.&lt;br /&gt;Fu così anche quando – sfidando tanti benpensanti e consigliori che reputavano la cosa impossibile – decise e realizzò dalla sera alla mattina lo sgombero di piazza del popolo, da decenni occupata stabilmente ed abusivamente dalle bancarelle del mercato.&lt;br /&gt;Fu così anche quando, conscio della valenza sociale dell'evento - serie A, firmò domenica dopo domenica sotto la propria personale responsabilità il nulla osta per l'utilizzo del “Granillo” ancora privo dei certificati di agibilità.&lt;br /&gt;La summa di questi fattori, unita ad una strordinaria capacità di conoscere, riconoscere ed interpretare ogni sfumatura dell'animo umano, fece di Italo Falcomatà “il” politico per eccellenza della Calabria ultima.&lt;br /&gt;Roba della quale, dappertutto, si è persa ogni traccia; Italo non avrebbe mai permesso che la politica venisse travolta dall'arroganza, dalla totale chiusura verso le posizioni minoritarie, da un autoreferenzialismo talmente diffuso da non sapere più riconoscere quale potrebbe essere un altro tipo di accreditamento.&lt;br /&gt;Cercare di comprendere cosa sia rimasto dell'insegnamento o anche solo degli spunti di riflessione offerti da Italo potrebbe essere esercizio arduo e, soprattutto, assai pericoloso nelle conclusioni.&lt;br /&gt;Certo è che, come una rondine non fa Primavera, non basta un maestro solo, per di più per un periodo che il Cielo ha circoscritto, a formare degni allievi.&lt;br /&gt;Che però, a distanza di nemmeno due lustri, nessuno si ponga più il problema e la “primavera di Reggio” sia stata ridotta da modo di essere, di pensare, a mero slogan elettorale mette tanta, tanta tristezza.&lt;br /&gt;Quasi quanto quella sera di dicembre, quando l'aria pungente ed una pioggerellina insistente rimettevano nelle ossa dei reggini le loro ataviche insicurezze e rassegnazioni.&lt;br /&gt;Era l'anno del Signore 2001, il mese di dicembre, il giorno 11, sembra un secolo fa.&lt;br /&gt;Passano gli anni, ma otto son lunghi... &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5119570453826061608-5293280793520783562?l=giusvabranca.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5119570453826061608/posts/default/5293280793520783562'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5119570453826061608/posts/default/5293280793520783562'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://giusvabranca.blogspot.com/2009/12/chi-ha-dilapidato-la-lezione-di-italo.html' title='Chi ha dilapidato la lezione di Italo? Imputati, alzatevi!'/><author><name>giusva branca</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_b0vlLJUW02Y/Sx6M6LosB9I/AAAAAAAAAMs/LajtS13_v3k/s72-c/falcomataitalo.jpg' height='72' width='72'/></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5119570453826061608.post-270589988854431204</id><published>2009-09-15T19:41:00.002+02:00</published><updated>2009-09-15T19:48:37.657+02:00</updated><title type='text'>Comunicazione di servizio...o forse no...</title><content type='html'>Alla luce dell'incessante chiacchiericcio che caratterizza una città di provincia come Reggio Calabria, io sottoscritto, sotto la mia personale responsabilità comunico che:&lt;br /&gt;1)Non sono nè sarò il direttore di Reggio Tv&lt;br /&gt;2)Non sono nè sarò il telecronista di Sky per la Reggina&lt;br /&gt;3)Non sono nè sarò il responsabile della redazione reggina di CalabriaOra&lt;br /&gt;4)Non sono nè sarò il responsabile della comunicazione della Reggina Calcio&lt;br /&gt;5)Non sono nè sarò il portavoce o il capo ufficio stampa di qualsivoglia Ente pubblico&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Di converso sono e sarò il comproprietario e direttore responsabile di &lt;a href="http://www.strill.it/"&gt;www.strill.it&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Si valutano proposte serie di massimo livello dirigenziale da La 7, Sky, Repubblica, Corriere della Sera, Inter, Juventus, Milan, Palazzo Chigi, Quirinale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;...oh, si fa per scherzare, ma non se ne può più....ah, se la gente pensasse un pò più agli affari propri....&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5119570453826061608-270589988854431204?l=giusvabranca.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5119570453826061608/posts/default/270589988854431204'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5119570453826061608/posts/default/270589988854431204'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://giusvabranca.blogspot.com/2009/09/comunicazione-di-servizioo-forse-no.html' title='Comunicazione di servizio...o forse no...'/><author><name>giusva branca</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5119570453826061608.post-2642820734990885175</id><published>2009-07-07T10:52:00.002+02:00</published><updated>2009-07-07T10:53:37.000+02:00</updated><title type='text'>Pinocchio ha 128 anni. Ma quanti ce ne sono?</title><content type='html'>&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_b0vlLJUW02Y/SlMM90NsKJI/AAAAAAAAAMk/knZEAuV2XF8/s1600-h/pinocchio.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5355638638001268882" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 220px; CURSOR: hand; HEIGHT: 154px" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_b0vlLJUW02Y/SlMM90NsKJI/AAAAAAAAAMk/knZEAuV2XF8/s320/pinocchio.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;di &lt;a href="http://www.strill.it/"&gt;http://www.strill.it/&lt;/a&gt; - E' umano, normale e fisiologico che ciascuno cerchi di portare acqua al mulino di propria competenza, tuttavia da osservatori della società postmoderna che si staattorcigliando in un paradosso ineludibile qualche valutazione e, annesso, qualche dubbio lo pongo.Il dopoguerra ci ha insegnato in fretta che l'accumulazione della "roba" è, in realtà, la vera ossessione di chi frequenta le stanze dei bottoni, unitamente, però, all'esercizio del potere in quanto tale.&lt;br /&gt;Non so se veramente comandare sia meglio che fottere, ma - Berlusconi docet - temo che le due cose coincidano, in senso figurato e tecnico.&lt;br /&gt;Ma, fin qui, tutto sommato, nulla di nuovo sotto il sole. Il fatto sconcertante, però, è che ciascun occupante di posti rispetto ai quali debba dar conto pubblico del proprio operato, tende sempre e comunque a preservare l'immagine personale e nulla più.&lt;br /&gt;E così se attacchi - ad esempio - un reparto di un ospedale che non funziona il primario ti risponderà sbattendoti in faccia il suo curriculum fatto di prestigiosissimi titoli acquisiti all'estero (che tristezza, di quelli italiani se ne vergognano...). Si, certo, sarà vero, ma i guai per la gente che frequenta il reparto restano.&lt;br /&gt;Se accusi un politico di essere parte, più o meno responsabile, di un sistema che non assolve più alle sue funzioni primarie ed ai bisogni di base dei cittadini, ti sentirai rispondere, indignato che "io ho studiato qui, ho ricoperto questo e quell'altro incarico, bla bla bla...". Sarà vero anche questo, ma i problemi permangono e, anzi, visti i risultati, io non mi vanterei di essere in pista da decenni, a vario titolo, ed avere, quindi, contribuito allo sfascio.&lt;br /&gt;E via così, in tutti i settori, abbracciando trasversalmente l'intero arco della classe dirigente del Paese e di questo Sud che, ormai, è solo la parodia di uno Stato di diritto che, in fondo in fondo, nessuno vuole si eserciti compiutamente, con annessa eliminazione di tutte le sacche di piccoli poteri.&lt;br /&gt;Insomma, coloro i quali sono responsabili di qualcosa, nel momento in cui (e di questi tempi non è difficile) terminano nel tritacarne mediatico per accuse di inattività o mala-attività, non risponderanno mai "io ho fatto, io sto facendo", ma "io sono, io ho ricoperto questo incarico...".&lt;br /&gt;E via così, amcora, in un continuo scivolamento di responsabilità, fino a sbattere (anche qui tecnicamente) la porta in faccia al giornalista di turno e comportandosi esattamente come Bennato, trent'anni fa, aveva scritto in "Sono solo canzonette": così è, "se vi conviene bene, io più di tanto non posso fare..."&lt;br /&gt;In fin dei conti confondere le acque, ciurlare nel manico per dirla con Gianni Brera, è arte sopraffina che da sempre serve a mantenere quei privilegi di pochi che impediscono il compimento dei diritti dei più.&lt;br /&gt;In questo modo, ogni giorno, soprattutto al Sud dove il caldo ti spacca in quattro per tre mesi all'anno ed anestestizza cervelli e sensi, indignazione ed anche un pò di dignità, si alimenta una dciotomia sempre più evidente, una forbice tra competenze dei singoli e prodotto pubblico dell'operato dei singoli stessi.&lt;br /&gt;Qualcosa non quadra, qualcosa alimenta ogni giorno di più questa gigantesca bolla che tiene in ostaggio qualità e rigore morale.&lt;br /&gt;Una bolla che, oltre ai curricula imutili nei fatti, si giova anche di curricula falsi o inesistenti, di gente inadeguata, inadatta o talvolta indegna di occupare posti di responsabilità e scelta.&lt;br /&gt;Serve capacità e non basta.Servono gli studi e non bastano. Serve esperienza e non basta. Serve buon senso e non basta. Serve tensione etico-morale e non basta.&lt;br /&gt;La grande finzione, in scena ogni giorno, è diventata, ormai in maniera stabile e riconosciuta, la Grande Bugia e ad essa, ogni giorno, il sistema si piega e si prostra, nella terra di Pinocchio.&lt;br /&gt;Quel Pinocchio che, esattamente 128 anni fa, il 7 lulgio del 1881, faceva la sua prima apparizione nel panorama nazionale.&lt;br /&gt;Non sarebbe mai più andato via... &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5119570453826061608-2642820734990885175?l=giusvabranca.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5119570453826061608/posts/default/2642820734990885175'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5119570453826061608/posts/default/2642820734990885175'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://giusvabranca.blogspot.com/2009/07/pinocchio-ha-128-anni-ma-quanti-ce-ne.html' title='Pinocchio ha 128 anni. Ma quanti ce ne sono?'/><author><name>giusva branca</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_b0vlLJUW02Y/SlMM90NsKJI/AAAAAAAAAMk/knZEAuV2XF8/s72-c/pinocchio.jpg' height='72' width='72'/></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5119570453826061608.post-7704852655137196546</id><published>2009-05-12T12:36:00.002+02:00</published><updated>2009-05-12T12:38:51.713+02:00</updated><title type='text'>Dal referendum a Giorgiana Masi</title><content type='html'>&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_b0vlLJUW02Y/SglRtfGlihI/AAAAAAAAAMc/IRYU8Nb5Xqc/s1600-h/giorgianamasi.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5334885075482151442" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 191px; CURSOR: hand; HEIGHT: 203px" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/_b0vlLJUW02Y/SglRtfGlihI/AAAAAAAAAMc/IRYU8Nb5Xqc/s320/giorgianamasi.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;da &lt;a href="http://www.strill.it/"&gt;http://www.strill.it/&lt;/a&gt; - La Calabria – come sempre – era lontanissima dai fermenti del resto del Paese; le immagini di un'Italia fatta di piombo e sangue, di una comunità che faceva fatica a professare lo slogan “nè con lo Stato nè con le BR” sventolato da “Lotta&lt;br /&gt;Continua” soprattutto se inteso come presa di distanza contemporanea da un certo modo di amministrare lo Stato e la sovversione – attraverso la violenza – dei valori costituzionalmente sanciti e garantiti giungevano in Calabria attraverso la televisione.&lt;br /&gt;Quei valori che il 12 maggio del 1974 conoscevano uno dei momenti più alti con l'esito del referendum sul divorzio che rigettava la proposta di abrogazione della norma che lo aveva introdotto nel dicembre del 1970.&lt;br /&gt;Sono passati esattamente 35 anni da quel giorno, era un'altra Italia, un'altra società.&lt;br /&gt;La Lazio di Chinaglia e Re Cecconi – quella mirabilmente e non casualmente passata alla storia anche attraverso uno stupendo saggio di Guy Chiappaventi – come la Lazio di “pistole e palloni” proprio quel giorno vinceva il suo primo, storico, scudetto e l'Italia, andando alle urne, dimostrava di esserci, di volerci essere.&lt;br /&gt;35 anni fa per quel referendum andarono al voto oltre l'87% degli aventi diritto.&lt;br /&gt;Il 59,3% dissero “no” alla proposta di abrogazione della legge istitutiva del divorzio.&lt;br /&gt;Tre anni dopo, il 12 maggio del 1977, 32 anni da oggi, per le strade di Roma lasciava in terra con i suoi ultimi respiri sogni e speranze, ideali e passioni la diciannovenne Giorgiana Masi.&lt;br /&gt;Stava manifestando insieme ad altre migliaia di giovani per celebrare proprio il terzo anniversario di quel referendum.&lt;br /&gt;L'Italia, però, era ancora cambiata, in peggio.&lt;br /&gt;Era un'Italia che viveva, che respirava – insieme – violenza e fermenti in una sorta di esplosione incontrollata.&lt;br /&gt;Giorgiana manifestava pacificamente e basta, ma – come detto – in quegli anni il controllo della situazione sfuggiva facilmente ed i morti si contavano quasi quotidianamente, di qua e di là, tra Forze dell'ordine e manifestanti, spesso drammaticamente coetanei, trovatisi a giocare con la vita e la morte in una situazione più grande di loro.&lt;br /&gt;La Calabria, come detto, era lontana da queste dinamiche, viveva altri drammi, i suoi personali, alle prese con sottosviluppo, un grande futuro dietro le spalle e – a Reggio – la prima guerra di 'ndrangheta.&lt;br /&gt;Ma, senza saperlo, il 12 maggio - del '74 e del '77 - cambiava il volto del futuro del nostro Paese, Calabria compresa&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5119570453826061608-7704852655137196546?l=giusvabranca.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5119570453826061608/posts/default/7704852655137196546'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5119570453826061608/posts/default/7704852655137196546'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://giusvabranca.blogspot.com/2009/05/dal-referendum-giorgiana-masi.html' title='Dal referendum a Giorgiana Masi'/><author><name>giusva branca</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_b0vlLJUW02Y/SglRtfGlihI/AAAAAAAAAMc/IRYU8Nb5Xqc/s72-c/giorgianamasi.jpg' height='72' width='72'/></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5119570453826061608.post-4490570959388379409</id><published>2009-05-04T12:37:00.001+02:00</published><updated>2009-05-04T12:39:21.988+02:00</updated><title type='text'>Sugheri d'acciaio che si mangiano la Calabria</title><content type='html'>&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_b0vlLJUW02Y/Sf7FxfTqj3I/AAAAAAAAAMU/ZOi1BYLM30w/s1600-h/reggio.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5331916462861487986" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 250px; CURSOR: hand; HEIGHT: 188px" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/_b0vlLJUW02Y/Sf7FxfTqj3I/AAAAAAAAAMU/ZOi1BYLM30w/s320/reggio.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;da &lt;a href="http://www.strill.it/"&gt;http://www.strill.it/&lt;/a&gt; - Ogni tanto (non sempre, per carità, con la salute non si scherza...) presenziare per intero ai lavori del Consiglio regionale è cosa buona e giusta.&lt;br /&gt;Orbene (quanto mi piacciono gli avverbi...)&lt;br /&gt;se hai la serenità e la lucidità per porti su uno scranno leggermente più in alto dei protagonisti – e questo il giornalista dovrebbe fare sempre – spunti di valutazione ne cogli a iosa.&lt;br /&gt;Tra i mille guai che affliggono la Calabria la madre di tutti sta in una classe dirigente inadeguata e, ormai vecchia.&lt;br /&gt;Mesi fa scrissi un fondo dal titolo &lt;a class="jce_file" title="“Chi si è mangiato la Calabria”." href="http://www.strill.it/index.php?option=com_content&amp;amp;view=article&amp;amp;id=19897:chi-si-e-mangiato-la-calabria&amp;amp;catid=26:storie&amp;amp;Itemid=100" included="null"&gt;“Chi si è mangiato la Calabria”.&lt;/a&gt; Era una ricostruzione appassionata della genesi di questa situazione di quasi non ritorno in cui ci siamo cacciati. Condivisibile o meno, certo non campata in aria.&lt;br /&gt;Mal me ne colse, al mio ritiro in riva allo Jonio giunsero eco di non gradimento del pezzo.&lt;br /&gt;E si lagnarono i vecchi e i giovani, i locali e i regionali.&lt;br /&gt;Bene: una vecchia regola non scritta del giornalismo sottolinea che ciò testimonia la riuscita del pezzo.&lt;br /&gt;Durante l'ultima seduta dell'Assemblea regionale – quella dedicata al piano di rientro dai 2 miliardi e rotti di deficit sanità – su un punto si sono trovati – a mezza lingua – tutti d'accordo: i dirigenti della sanità calabrese, ma il concetto potrebbe tranquillamente essere esteso, sono diventati una specie di ristrettissimo ordine sacerdotale dal quale non si esce.&lt;br /&gt;Meravigliosa l'immagine che ci ha regalato Sandro Principe: sono come sugheri d'acciaio, leggeri come il sughero che galleggia sempre, ma, al tempo stesso, forti come l'acciaio inossidabile che consente loro di stare nell'acqua per decenni senza marcire.&lt;br /&gt;Un Loiero in forma smagliante, al massimo delle sue capacità scenico- interpretative (leggendario il passaggio in cui ha detto “qualcuno dice che io sono un furbo, ma non è così...”), ad un certo punto, ben compreso che a fronte di un disastro di portata epocale avrebbe potuto solo assecondare gli strali, ha seguito Principe nel suo ragionamento, ma subito dopo si è lasciato andare ad un'ammissione che è scivolata via, ma la cui portata è gravissima.&lt;br /&gt;In buona sostanza Loiero ha ammesso che alle spalle di questi “sacerdoti”, sulle qualità dei quali lui giura ad occhi chiusi, comunque c'è il nulla.&lt;br /&gt;I guru da fuori in Calabria non ci vogliono venire ed all'interno della nostra terra c'è poco.&lt;br /&gt;Delle due l'una: o non si trovano giovani manager capaci perchè, probabilmente, c'è un codicillo scritto piccolo piccolo, forse nemmeno scritto, che tra i requisiti aggiunge ai termini “giovani” e “capaci” anche quello “asserviti al sistema”, oppure il guaio è ancora più serio.&lt;br /&gt;Il guaio più serio è rappresentato da una politica affarista ed acchiappatutto che nei decenni ha non solo depredato la Calabria, ma, soprattutto, ha azzerato la crescita di una classe dirigente, vera, seria e di ricambio.&lt;br /&gt;Se, ad esempio, nelle strutture speciali dei consiglieri regionali, nate per garantire il necessario supporto tecnico-giuridico-amministrativo ai politici, quasi sempre troviamo gente senza né arte né parte che alla voce “studio” identifica solo una stanza della casa (dall'imprecisata destinazione d'uso), gente messa lì quasi sempre esclusivamente per soddisfare compromessi ed obbligazioni assunte in campagna elettorale, è lecito meravigliarsi più di tanto se, poi, al momento di fare le cose, di redigere i provvedimenti, le persone capaci, coloro che “masticano” diritto, principi economici ed amministrazione della cosa pubblica sono sempre meno?&lt;br /&gt;E mentre i sugheri d'acciaio galleggiano la Calabria affonda...&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5119570453826061608-4490570959388379409?l=giusvabranca.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5119570453826061608/posts/default/4490570959388379409'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5119570453826061608/posts/default/4490570959388379409'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://giusvabranca.blogspot.com/2009/05/sugheri-dacciaio-che-si-mangiano-la.html' title='Sugheri d&apos;acciaio che si mangiano la Calabria'/><author><name>giusva branca</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_b0vlLJUW02Y/Sf7FxfTqj3I/AAAAAAAAAMU/ZOi1BYLM30w/s72-c/reggio.jpg' height='72' width='72'/></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5119570453826061608.post-3485012563589397441</id><published>2009-05-04T11:49:00.002+02:00</published><updated>2009-05-04T12:40:19.390+02:00</updated><title type='text'>15 anni e il motorino</title><content type='html'>&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_b0vlLJUW02Y/Sf6654qWewI/AAAAAAAAAMM/h_F0_MDu1Kg/s1600-h/viagennaromusella.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5331904512478575362" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 250px; CURSOR: hand; HEIGHT: 188px" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/_b0vlLJUW02Y/Sf6654qWewI/AAAAAAAAAMM/h_F0_MDu1Kg/s320/viagennaromusella.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;da &lt;a href="http://www.strill.it/"&gt;www.strill.it&lt;/a&gt; - &lt;br /&gt;&lt;div&gt;Avevo 15 anni, andavo a scuola, stavo per terminare il terzo liceo.&lt;br /&gt;Il liceo era quello scientifico, il "Vinci" di Reggio Calabria, dunque relativamente vicino a via Apollo.&lt;br /&gt;Via Apollo, per me non esisteva, nel senso che da pochi mesi (da quando avevo ottenuto dai miei il motorino) mi capitava di passarci, ma non ne avevo imparato il nome.&lt;br /&gt;D'altra parte è una via piccolina, corta, stretta tra il castello e la via che – appunto – porta al Liceo scientifico.&lt;br /&gt;I telefoni cellulari non esistevano, ad internet nemmeno la fantasia più sfrenata di Spazio 1999 era giunta, dunque le notizie ancora seguivano, almeno nella loro più immediata forma di divulgazione, la tradizione orale.&lt;br /&gt;Ma, come cantava De Andrè, “una notizia un po' originale non ha bisogno di alcun giornale, come una freccia dall'arco scocca, vola veloce di bocca in bocca”.&lt;br /&gt;Il musicista genovese, in realtà si riferiva a ben altro tenore di notizia, ma il concetto vale ugualmente e, francamente, quella mattina l'originalità – tragica – della notizia non era in discussione.&lt;br /&gt;Era l'anno dei mondiali, quelli dell'82, che sarebbero andati in scena a distanza di poco più di un mese da quel 3 maggio.&lt;br /&gt;Poco dopo le 8, quella mattina, in via Apollo saltò per aria con la sua automobile l'imprenditore Gennaro Musella.&lt;br /&gt;Il boato scosse i muri, forse non a sufficienza le anime.&lt;br /&gt;Per mesi, passando da quella via era possibile, alzando la testa, notare schizzi di sangue sui balconi (anche ai piani alti) del palazzo di fronte.&lt;br /&gt;Reggio – che pure non era nuova ad attività feroci della criminalità organizzata – quella mattina saltò il fosso.&lt;br /&gt;Nulla era più off-limits, tutto era concesso alla ferocia criminale.&lt;br /&gt;E vennero le bombe, e vennero i morti ammazzati per le strade, e vennero i bazooka, e vennero ancora autobomba in pieno centro, davanti agli ospedali.&lt;br /&gt;Io non ho mai dimenticato quella mattina di quindicenne che correva incontro all'estate, vuoi per una innata passione per gli eventi contemporanei che fanno storia, vuoi per la conseguente emotività con la quale vissi l'episodio; negli anni, in questi 27 lunghi anni, mentre altrove – giustamente – fanno delle ricorrenze simili un triste rosario di appuntamenti annuali, mi chiesi spesso perchè mai quella morte interessasse solo ad Adriana Musella, perchè mai sulla fine in stile libanese di Gennaro Musella, un imprenditore, non un boss o un magistrato scomodo (personaggi comunque “in guerra”) fosse sceso l'oblio.&lt;br /&gt;La risposta forse è tutta nella piega differente che hanno preso gli eventi della storia criminale in Sicilia piuttosto che in Calabria.&lt;br /&gt;La risposta è tutta nella folla che attende fuori dalla Questura di Palermo per insultare l'ultimo boss latitante catturato mentre a Reggio piovono applausi e fiori.&lt;br /&gt;Non ho più 15 anni, non ho più il mio motorino, la sorte ha portato il mio lavoro quotidiano a 20 metri da via Apollo.&lt;br /&gt;Che da oggi ho imparato a chiamare via Gennaro Musella&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5119570453826061608-3485012563589397441?l=giusvabranca.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5119570453826061608/posts/default/3485012563589397441'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5119570453826061608/posts/default/3485012563589397441'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://giusvabranca.blogspot.com/2009/05/15-anni-e-il-motorino.html' title='15 anni e il motorino'/><author><name>giusva branca</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_b0vlLJUW02Y/Sf6654qWewI/AAAAAAAAAMM/h_F0_MDu1Kg/s72-c/viagennaromusella.jpg' height='72' width='72'/></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5119570453826061608.post-6960028513985042939</id><published>2009-03-31T12:12:00.001+02:00</published><updated>2009-03-31T12:14:03.569+02:00</updated><title type='text'>Giustizia dopo 40 anni. Ma ne vale la pena?</title><content type='html'>&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_b0vlLJUW02Y/SdHs0DE0VkI/AAAAAAAAAME/RyO4-LieJlU/s1600-h/stragedivialelazio.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5319293013824132674" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 250px; CURSOR: hand; HEIGHT: 172px" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/_b0vlLJUW02Y/SdHs0DE0VkI/AAAAAAAAAME/RyO4-LieJlU/s320/stragedivialelazio.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;da &lt;a href="http://www.strill.it/"&gt;http://www.strill.it/&lt;/a&gt; - Uno Stato vive anche di simbologia, di segnali forti, d autorevolezza nel cnfronti dei propri cittadini. E più autorevole è meno autoritario sarà obbligato a diventare.Uno Stato tutela e garantisce l'ordine, soprattutto l'ordine costituito. La forza di uno Stato passa anche per la capacità di dimostrare ad altre forme organizzate ma contrapposte - appunto - all'ordine costituito che, proprio come scandiva un triste (perchè in bocca ai terroristi) slogan degli anni di piombo "nulla resterà impunito".E per tutte le occasioni nelle quali lo Stato non riuscirà a mettere ordine nella ricostruzione dei fatti, ad assegnare responsabilità e sanzioni per questi, un altro ordine - nella fattispecie quello mafioso - avrà vinto-E la mafia sa bene, da sempre, che i cittadini hanno bisogno di riferimenti, di ordine ed in quel clamoroso deficit di offerta che, sul tema, proviene dall'organizzazione statuale ci si infila e sguazza a meraviglia.Uno Stato che in 40 anni non riesce ad avere "soddisfazione" per la strage di piazza Fontana ha perso in partenza.Ed ha perso anche sul piano del segnale che si manda anche alle organizzazioni criminali.Oggi, 40 anni dopo, a Palermo, verrà pronunciata la sentenza relativa alla strage di viale Lazio. Alla sbarra Salvatore Riina e Bernardo Provenzano.&lt;br /&gt;Pioveva, quel giorno, su Palermo, quando entrò in azione “la nazionale dei killers”, capitanata sul campo da “Binnu u tratturi”ed in regia da “Totò u curtu”.&lt;br /&gt;L'obiettivo era Michele Cavataio, che restò a terra, unitamente ad altre quattro persone, tra cui il cognato “in pectore” di Riina, Calogero Bagarella.&lt;br /&gt;Era il punto esclamativo (il primo di una lunga serie) sull'ascesa dei corleonesi al potere criminale dell'intera Sicilia.&lt;br /&gt;Due giorni dopo esplodeva la bomba di piazza Fontana.&lt;br /&gt;Dopo 40 anni lo Stato...vince...&lt;br /&gt;E mette sotto processo due ultrasettantenni pluriergastolani per mettere la ceralacca giudiziaria su una ricostruzione storica pacificamente accertata ed accettata da anni.&lt;br /&gt;Ma ne vale la pena?&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5119570453826061608-6960028513985042939?l=giusvabranca.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5119570453826061608/posts/default/6960028513985042939'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5119570453826061608/posts/default/6960028513985042939'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://giusvabranca.blogspot.com/2009/03/giustizia-dopo-40-anni-ma-ne-vale-la.html' title='Giustizia dopo 40 anni. Ma ne vale la pena?'/><author><name>giusva branca</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_b0vlLJUW02Y/SdHs0DE0VkI/AAAAAAAAAME/RyO4-LieJlU/s72-c/stragedivialelazio.jpg' height='72' width='72'/></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5119570453826061608.post-3634624356384666981</id><published>2009-02-03T10:13:00.002+01:00</published><updated>2009-02-03T10:14:09.412+01:00</updated><title type='text'>No more ace to play. Siamo ciò che abbiamo voluto</title><content type='html'>&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_b0vlLJUW02Y/SYgKyVqQv8I/AAAAAAAAAL8/Gi-K9CD3CLQ/s1600-h/reggiopanoramica.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5298496821525528514" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 216px; CURSOR: hand; HEIGHT: 173px" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/_b0vlLJUW02Y/SYgKyVqQv8I/AAAAAAAAAL8/Gi-K9CD3CLQ/s320/reggiopanoramica.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;da &lt;a href="http://www.strill.it/"&gt;http://www.strill.it/&lt;/a&gt; - La Calabria ha giocato tutte le sue carte; nulla più da dire, niente più assi da calare.&lt;br /&gt;Il testo – tradotto – appartiene ad una leggendaria canzone degli Abba - “the winner takes it all” che sottolinea come, quasi sempre, il vincitore prenda tutto.&lt;br /&gt;In Calabria ha vinto il “vecchio”, ha vinto una visione arcaica della società che ha sgretolato poco a poco, dalle fondamenta, uno Stato di diritto che, tutto sommato, non ci appartiene per cultura, per tradizioni.&lt;br /&gt;Chiariamo subito: alla fine – più o meno inconsapevolmente – è esattamente ciò che abbiamo voluto.&lt;br /&gt;La nostra storia è scandita da episodi che sottolineano ad ogni piè sospinto il carattere feudale del nostro modo di essere, la baronia elevata a sistema, i piccoli-grandi soprusi quotidiani di una ristretta oligarchia a dettare i tempi; il diritto continuamente scambiato con il favore.&lt;br /&gt;Senza lavoro, con prospettive di sviluppo inesistenti, con i servizi essenziali sempre più spesso ridotti ad una chimera, travolta dal malaffare e dagli sprechi, per la Calabria è giunta l'ora di dirsi, allo specchio, le cose come stanno.&lt;br /&gt;“No more ace to play” - cantavano gli Abba – e, realmente, gli assi per la Calabria si sono esauriti.&lt;br /&gt;Un serio, approfondito, doloroso esame di coscienza è necessario e, probabilmente non sufficiente.&lt;br /&gt;Siamo proprio così sicuri che questa Calabria non sia esattamente la risultante di ciò che abbiamo voluto?&lt;br /&gt;Probabilmente non esattamente ciò che avremmo voluto, ma la conseguenza di uno o più modi di essere, di concepire il rapporto di forze tra i vari pezzi del territorio.&lt;br /&gt;In pochi, troppo pochi, hanno seriamente combattuto le oligarchie che trasversalmente si sono divisi, spartiti e mangiati la Calabria.&lt;br /&gt;Il potente, il signorotto di cinquecentesca memoria da noi ha perfettamente titolo ad esistere, con la sua corte, i suoi bravi ed i suoi quotidiani soprusi.&lt;br /&gt;Mai, seriamente, i vessati hanno pensato, nemmeno per un attimo, a sovvertire questo stato di cose e porre fine alle vessazioni; la massima aspirazione dei vessati è sempre stata quella di saltare la barricata, di essere accolti a corte.&lt;br /&gt;In Calabria i”Promessi sposi” sono attualissimi, in tutte le loro sfaccettature.&lt;br /&gt;In pochi antepongono con scienza e coscienza lo Stato di diritto al piccolo tornaconto personale; la bassa macelleria ha sempre il sopravvento e, soprattutto, ciò avviene senza alcun sussulto nelle coscienze collettive, quelle che formano la spina dorsale di una comunità.&lt;br /&gt;Roberto Scarpinato ne “Il ritorno del principe” sottolinea – estendendo il concetto all'intero Paese – che la Costituzione repubblicana, con i suoi principi liberali, sia stata più subita a causa degli eventi che non maturata dal Paese.&lt;br /&gt;Immaginarsi quanto questi principi siano passati realmente, in maniera consapevole in una terra, la Calabria, dove negli anni 70 ed 80 ancora il boss della zona pretendeva ed otteneva nel silenzio generale i favori sessuali delle donne del paese da lui scelte è esercizio semplice.&lt;br /&gt;Ci siamo sempre convinti di essere più furbi degli altri, abbiamo sempre ritenuto che le leggi, le norme – statuali o dell'etica – fossero inutili protocolli da aggirare con facili scorciatoie che fanno regolarmente apparire il furbastro come il migliore.&lt;br /&gt;Da noi non passa più da tempo il concetto di disvalore, solo quello – deviato - di valore, inteso come forza, potenza, potere. E poco importa come questi si siano generati e si mantengano.&lt;br /&gt;L'apologia di Machiavelli ci accompagna ad ogni piè sospinto, unitamente al nostro innato vittimismo che ci regala una straordinaria capacità di trovare valide giustificazioni per ogni nostro comportamento, anche il più inqualificabile.&lt;br /&gt;“Se uno ammazza un altro non gli chiedere perchè” recita un vecchio adagio popolare delle nostre parti; c'è sempre un perchè, un motivo valido. Lo Stato costituito, i valori dell'etica non contano più, probabilmente perchè sono annacquati. Abbiamo un codice tutto nostro che fa a sportellate con i principi dello Stato di diritto e con questi, il più delle volte, trova tristissimi accomodamenti.&lt;br /&gt;In questo disastro etico-socio-morale anche i tanti che capiscono il dramma fanno fatica ad alzare la voce; è come negli incubi, quando provi ad urlare ed il fiato non viene fuori.&lt;br /&gt;Il contesto non vuole, non capisce la ribellione nei confronti del padrone “interno”. Il contesto è pronto a ribellarsi all'ordine costituito “esterno”, nel momento in cui questo viene a turbare equilibri accettati e consolidati nei secoli.&lt;br /&gt;Al signorotto locale, sia esso un politico, un mafioso, un notabile o chiunque venga fuori da questo perverso abbraccio che da sempre crea una melassa gestionale trasversale che rappresenta la classe dirigente il Calabrese non dirà mai di no.&lt;br /&gt;Borbotterà quando non lo ascolta nessuno, ma non avrà mai il coraggio di fargli percepire lo sdegno di massa, il pubblico ludibrio. Sarà pronto ad ossequiarlo e riverirlo, allo stadio come al bar e continuerà ad accettare tutto nella speranza, un giorno, di essere ammesso a corte.&lt;br /&gt;Ed intanto, generazione dopo generazione ci si assuefa ad ogni cosa.&lt;br /&gt;Atarassia ed afasia prendono il sopravvento. Non si ha contezza diffusa dei diritti di ciascuno e, conseguentemente, non si ha cogniozione dei doveri, il che crea una diabolica scala sociale nella quale chi sta sopra utilizza la violenza (verbale, fisica, morale, economica) nei confronti di chi sta sotto. Ogni giorno, sempre e comunque.&lt;br /&gt;Nulla facciamo per pretendere i servizi essenziali (strade, autostrade, sanità) e, contemporaneamente, siamo pronti ad appropriarci di larghe fette di suolo pubblico per uso privato.&lt;br /&gt;Non c'è tensione morale.&lt;br /&gt;E dove non c'è tensione morale non ci sono regole.&lt;br /&gt;Senza regole non c'è futuro.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5119570453826061608-3634624356384666981?l=giusvabranca.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5119570453826061608/posts/default/3634624356384666981'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5119570453826061608/posts/default/3634624356384666981'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://giusvabranca.blogspot.com/2009/02/no-more-ace-to-play-siamo-cio-che.html' title='No more ace to play. Siamo ciò che abbiamo voluto'/><author><name>giusva branca</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_b0vlLJUW02Y/SYgKyVqQv8I/AAAAAAAAAL8/Gi-K9CD3CLQ/s72-c/reggiopanoramica.jpg' height='72' width='72'/></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5119570453826061608.post-5338733011943358557</id><published>2009-01-19T23:13:00.001+01:00</published><updated>2009-01-19T23:14:44.822+01:00</updated><title type='text'>A caddara avi a bugghiri pi tutti...</title><content type='html'>&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_b0vlLJUW02Y/SXT7RRf59II/AAAAAAAAALs/5tLScbsg-F0/s1600-h/csmbis.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5293131736240747650" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 280px; CURSOR: hand; HEIGHT: 187px" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_b0vlLJUW02Y/SXT7RRf59II/AAAAAAAAALs/5tLScbsg-F0/s320/csmbis.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;da &lt;a href="http://www.strill.it/"&gt;www.strill.it&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;“A caddara avi a bugghiri pi tutti”.&lt;br /&gt;Dietro questo apparente principio di uguaglianza rischia di celarsi la madre di tutti gli equilibrismi che è funzionale a tutto tranne che a ciò per cui, in teoria, l’uguaglianza dovrebbe andare a braccetto: la giustizia.&lt;br /&gt;Il Csm, da anni principale responsabile della notte buia in cui è precipitato il potere giudiziario in Italia, per sistema fa finta di non vedere , non sentire e non capire.&lt;br /&gt;In nome di scelte a metà tra la difesa della casta ed il cerchiobottismo suggerito dalle correnti che lo animano (o lo mortificano?) il Consiglio Superiore della Magistratura ha chiuso gli occhi cento e cento volte.&lt;br /&gt;Dovendo essere obbligato a dare ragione ad un uomo con la toga e necessariamente torto ad un altro, l’organo di autogoverno dei giudici di questa patetica Repubblica non ha mai fatto pendere da un lato il piatto di quella bilancia che proprio i magistrati sono chiamati ad attivare.&lt;br /&gt;Attenzione, ad attivare, non a tenere in equilibrio.&lt;br /&gt;Un equilibrio ricercato, spesso, a forza di spinte e controspinte, come un arbitro incerto e nel pallone compensa gli errori da un’area di rigore all’altra.&lt;br /&gt;“A caddara avi a bugghiri pi tutti” ha – in buona sostanza – sentenziato il Csm ogni qual volta ha deciso di non decidere su decine di fascicoli che certificavano veleni e porcherie varie negli uffici giudiziari di mezza Italia, con Calabria e Reggio in testa.&lt;br /&gt;Non sono poche le iniziative giudiziarie che hanno trovato l’unica conclusione all’interno di fascicoli disciplinari che giacciono da anni al Csm. Stanno lì a prender polvere in attesa che qualcuno si decida ad analizzarli ed a sancire le ragioni di uno ed il torto dell’altro quando si tratta – spesso – di magistrati l’un contro l’altro o se comportamenti fuori dalle righe sono ascrivibili a togati indipendentemente dall’attrito con colleghi.&lt;br /&gt;Nessuno muove, in una sorta di immobile bilancia, protesa in ogni suo respiro ad evitare sbalzi. Un equilibrio garantito proprio da quelle correnti che sanno perfettamente che “oggi evitiamo il sacrificio di uno dei miei e domani di uno dei tuoi”, così a “caddara continua a bugghiri pi tutti”.&lt;br /&gt;Magistrati da trasferire immobilizzati nelle medesime sedi da decenni, altri da sanzionare – bene che vada – sul piano disciplinare ignorati; tutto fermo, liscio, uguale, uniforme proprio come il bordo della caddara che, per un attimo, qualcuno ha pensato che potesse essere rovesciata dal caso De Magistris.&lt;br /&gt;La clamorosa ribalta mediatica della vicenda, una lite da pollaio goffamente camuffata – con sprezzo del ridicolo - da diatriba tecnico-giuridica ha reso impossibile porre in essere l’attività che meglio riesce al Csm: l’immobilismo più assoluto, in una sorta di tragico un-due-tre stella.&lt;br /&gt;Dovendo necessariamente intervenire e, quindi, dovendo gioco forza attribuire delle responsabilità a qualcuno, il Consiglio Superiore della Magistratura si è letteralmente superato: a Palazzo dei Marescialli hanno rapidamente compreso che, partendo da quel presupposto, l’equilibrio poteva essere garantito solo dando torto – e quindi ragione – ad entrambi i contendenti.&lt;br /&gt;Bacchettate a Salerno e bacchettate a Catanzaro (ma un po’ di più a Salerno, meglio mandare un segnale a chi non si è fatto gli affari propri e ci ha messo in questa odiosa situazione, avranno pensato al Csm), come l’arbitro che non ci ha capito niente di una rissa o – peggio – non vuole scontentare nessuno e sventola il cartellino rosso sotto il naso di entrambi i contendenti.&lt;br /&gt;Sono bravi, a Roma; c’è poco da aggiungere, solo applausi. Come riescono a fare “bugghiri a caddara per tutti” loro non ci riesce nessuno.&lt;br /&gt;Intanto l’Anm, per bocca del suo massimo rappresentante Palamara, festeggia con un grottesco comunicato che segnala come “il sistema abbia dimostrato di avere gli anticorpi”.&lt;br /&gt;Un fatto è certo: con questa decisione – di fatto – il Csm non ha spiegato al Paese (e nemmeno lontanamente aveva intenzione di farlo) se De Magistris sia impazzito – e con lui la Procura di Salerno – o se la gestione degli uffici giudiziari di Catanzaro fosse stata improntata a guarentigie, privilegi e violazioni di legge inaccettabili in qualunque paese civile post-medievale.&lt;br /&gt;Non ce lo hanno detto.&lt;br /&gt;Anche stavolta “a caddara avi a bugghiri pi tutti”.&lt;br /&gt;In maniera perfettamente uguale e antidiscriminatoria.&lt;br /&gt;Con buona pace anche di Salvo Lima che – almeno – su quella frase potrebbe vantare, se fosse in vita, i diritti d’autore… &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5119570453826061608-5338733011943358557?l=giusvabranca.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5119570453826061608/posts/default/5338733011943358557'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5119570453826061608/posts/default/5338733011943358557'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://giusvabranca.blogspot.com/2009/01/caddara-avi-bugghiri-pi-tutti.html' title='A caddara avi a bugghiri pi tutti...'/><author><name>giusva branca</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_b0vlLJUW02Y/SXT7RRf59II/AAAAAAAAALs/5tLScbsg-F0/s72-c/csmbis.jpg' height='72' width='72'/></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5119570453826061608.post-3090857537041665893</id><published>2009-01-04T12:42:00.001+01:00</published><updated>2009-01-04T12:44:08.061+01:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_b0vlLJUW02Y/SWCg9mFzQkI/AAAAAAAAALk/J-tVBvPJDlQ/s1600-h/bottigliachampagne%5B1%5D.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5287402942590304834" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 260px; CURSOR: hand; HEIGHT: 250px" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/_b0vlLJUW02Y/SWCg9mFzQkI/AAAAAAAAALk/J-tVBvPJDlQ/s320/bottigliachampagne%5B1%5D.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;da &lt;a href="http://www.strill.it/"&gt;http://www.strill.it/&lt;/a&gt; - Se vi aspettate un editoriale colmo di speranze e di slanci di ottimismo in nome della classica svolta di fine anno sospendete qui la lettura; non è nostra intenzione guastare il San Silvestro a nessuno.&lt;br /&gt;E’ nostra intenzione, però – oltre che costume consolidato da quasi tre anni – chiamare le cose col loro nome, e, soprattutto, guardare in faccia la realtà, sempre e comunque.&lt;br /&gt;E più brutto è il viso della realtà sotto la maschera, più strill.it ogni giorno lavora per tirarla via, quella maschera.&lt;br /&gt;Il 2008 che la Calabria e l’area dello Stretto si lasciano alle spalle va in archivio come uno dei più neri della storia, ma il 2009 che arriva manda segnali ancora più inquietanti.&lt;br /&gt;No, non sarà un anno facile, il 2009; sarà – probabilmente – il nodo di esplosione dei conflitti sociali irrisolti, anzi alimentati da decenni.&lt;br /&gt;E però se il nostro territorio vuole ancora avere una speranza questa passa necessariamente attraverso la presa di coscienza di tutti, nessuno escluso.&lt;br /&gt;La gente, quella comune, le vittime dello stato di cose, per intenderci, non possono chiamarsi fuori dal gioco.&lt;br /&gt;Quando la posta in palio si alza, pericolosamente visto che è a rischio l’abc del vivere civile, la massa ha non solo diritti, ma anche doveri morali da esercitare. Anche mettendo a rischio – ulteriore – sé stessi; la massa ha il dovere di farsi sentire, di sottolineare che, come diceva Totò, “ogni limite ha una pazienza”.&lt;br /&gt;Ed invece, a fronte di una classe dirigente incapace quando non gaglioffa, quella “stragrande maggioranza di Calabresi onesti” è informe più che inerme, ormai assuefatta a tutto, incapace di indignarsi di fronte a sprechi e ruberie, ad incapacità conclamate e privilegi crescenti, senza capire che, ad esempio, proprio dove finiscono i privilegi cominciano i diritti e se i primi aumentano a dismisura i secondi finiscono per scomparire inesorabilmente.&lt;br /&gt;E chi assiste passivo all’elisione continua dei propri diritti fondamentali probabilmente non ha – poi – gran titolo per lamentarsi, perché ha ciò che si merita.&lt;br /&gt;Così come la classe dirigente calabrese – intesa in senso più lato possibile – è esattamente ciò che i Calabresi si sono meritati, e soprattutto hanno scelto, anno dopo anno, lustro dopo lustro. La tragedia, però, sta nella considerazione per la quale alle spalle dei vecchi timonieri si affacciano altri il cui spessore etico-cultural-morale pare addirittura inferiore.&lt;br /&gt;Troppo spesso abbiamo assistito in silenzio ad imprenditori che odorano di malavita, a politici che fanno gli affaristi, a magistrati che fanno politica, a giornalisti che oscillano tra il voler fare i giudici ed assecondare la straordinaria attitudine a vestirsi da cane di compagnia dei potenti, scodinzolante e tenero sul tappeto davanti al camino.&lt;br /&gt;In questa sorta di apocalisse civile, culturale, socio-economica, i Calabresi hanno da sempre pensato che, piuttosto che alzare la voce, fosse molto meglio (certamente più facile) guadagnare a gomitate la scia della nave in attesa dei resti del banchetto lanciati dal ponte ed accreditandosi, nel frattempo, per essere le prime riserve, nel caso in cui – non si sa mai – si liberasse un posto a bordo del Titanic, anche nella stiva, tanto poi Dio provvede…&lt;br /&gt;E così i pretoriani dei predoni aumentano, giorno dopo giorno, ed hanno da tempo abbattuto il loro già scarso spirito critico.&lt;br /&gt;Troppi Calabresi vivono all’ombra dello pseudo potente protempore e per loro calzano a pennello i versi di Edoardo Bennato a proposito dei seguaci di capitan Uncino: “...ai suoi discorsi son sempre presente, ma non so bene cos’abbia in mente e non mi faccio più troppe domande. E non m’importa dov’è il potere, finchè continua a darmi da bere non lo tradisco e fino all’inferno lo seguirò…”&lt;br /&gt;Come ha visto chi ha scelto di arrivare alla fine di questo fondo di fine anno ce n’è abbastanza per avvelenarsi il 31 dicembre e l'1 gennaio, ma anche abbastanza per smettere di dirsi le bugie raccontando (prima a noi e poi al Paese) che si, la Calabria ce la farà, sta ripartendo.&lt;br /&gt;No, signori, la Calabria non ce la farà se chi sta nella stiva a remare e basta non pretenderà che i timonieri sbarchino al più presto e che al loro posto – in tutti i settori – ne arrivino altri che posseggano i necessari requisiti culturali, tecnici, etici e morali. Ma questi – ahinoi – non si possono comprare; questi stanno solo sui libri.&lt;br /&gt;Ma, parafrasando ciò che disse un noto personaggio dello sport reggino ad un altro, altrettanto conosciuto: “tra me e te ci sono montagne di libri contro montagne di soldi…”&lt;br /&gt;Felice anno nuovo, signori.&lt;a href="http://www.strill.it/index.php?option=com_content&amp;amp;task=view&amp;amp;id=29781" included="null"&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5119570453826061608-3090857537041665893?l=giusvabranca.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5119570453826061608/posts/default/3090857537041665893'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5119570453826061608/posts/default/3090857537041665893'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://giusvabranca.blogspot.com/2009/01/da-httpwww.html' title=''/><author><name>giusva branca</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_b0vlLJUW02Y/SWCg9mFzQkI/AAAAAAAAALk/J-tVBvPJDlQ/s72-c/bottigliachampagne%5B1%5D.jpg' height='72' width='72'/></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5119570453826061608.post-2663133087434693728</id><published>2008-12-09T11:29:00.001+01:00</published><updated>2008-12-09T11:30:59.422+01:00</updated><title type='text'>C'è una Viola che vive su facebook!</title><content type='html'>&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_b0vlLJUW02Y/ST5Iz_iKSlI/AAAAAAAAALc/4m0oTAt_vd4/s1600-h/campanaromark.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5277735871390042706" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 300px; CURSOR: hand; HEIGHT: 197px" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/_b0vlLJUW02Y/ST5Iz_iKSlI/AAAAAAAAALc/4m0oTAt_vd4/s320/campanaromark.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;da &lt;a href="http://www.strill.it/"&gt;http://www.strill.it/&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;di Giusva Branca - nella foto Mark Campanaro - Ce lo hanno spiegato in tutte le salse, anche se, presuntuosamente, noi di strill.it non ne avevamo bisogno: non si può più prescindere dalla rete. Non solo per veicolare notizie, informazioni, ma anche - o soprattutto - per capire i pensieri, gli umori, i desideri della gente.D'altra parte se Obama è il primo Presidente Usa targato, in qualche modo, facebook, il medesimo social network qualcosa vorrà dire in alcuni suoi dati.Su facebook,appunto, in pochi giorni il gruppo "nostalgici della Viola" ha raggiunto quasi 700 iscritti, continuamente in aumento. Anche nomi storici come Santoro, Rifatti, Tolotti, Bullara, Blanchard ne sono coinvolti, per un cuore, quello neroarancio che - incredibilmente - batte ancora.Reggio è una città strana, si riscalda a fatica, salvo poi incendiarsi all'improvviso e, soprattutto, vive maledettamente di nostalgie.Inutile negarlo, pur nel silenzio generale - e colpevole - un pilastro della storia cittadina (non solo sportiva, anzi prima sociale e poi sportiva) di oltre 30 anni manca a tutti.La Viola basket, però, non è stata una squadra; piuttosto è stata un'idea, un modo di vivere, di essere, un sistema per sentirsi comunità quando ogni cosa intorno a noi di Reggio faceva in modo che questo sentimento di comunità venisse disgregato, frantumato, sbriciolato ogni giorno.Viola è stato per decenni, per tanti, un modo per poter dire - per una volta non a bassa voce - "sono di Reggio Calabria".Pochino per una comunità che pretenda di dirsi civile?Può darsi, ma era l'unica cosa. Facile oggi, per chi non c'era sugli spalti ma non c'era nemmeno per le strade con i morti ammazzati, dire che era solo una squadra di basket.No, la Viola non è mai stata una squadra di basket; la Viola ha rappresentato la via di fuga, con i pensieri, quello scoglio al di là della burrasca - interminabile - al quale appigliarsi; la Viola è stata - a detta dello stesso Lillo Foti - l'esempio di conduzione di management sportivo al quale poi si ispirò la giovanissima Reggina Calcio; la Viola è stato lo straordinario testimonial sociologico che "anche a Reggio si poteva". Si poteva sfidare Milano e Bologna, Roma e Treviso, senza paura, uscendone spesso felici e vincenti; e sul piano della convinzione, negli anni, questo ha contribuito non poco a riannodare i fili del corto circuito storico generato dal post-rivolta e dagli anni tragici settanta-ottanta.Alla Reggio delle persone per bene e semplici a lungo non è rimasto altro; questa Reggio per decenni ha vissuto di Viola, sette giorni, nei cuori e nelle passioni di migliaia di persone che magari non hanno mai messo piede in uno dei tre campi (Scatolone, Botteghelle e Pentimele, se non è un record anche questo...), ma che restavano incollatie alla radiolina senza nemmeno respirare.Per generazioni di giovanissimi reggini che praticavano basket l'ambizione massima era vestire, anche solo per una volta, la canotta delle giovanili nero-arancio.A nessuno in città erano ignoti i nomi di Santoro e Bullara, Bianchi e Rossi, Avenia e Tolotti, Porto e Bryant, Laganà e Kupec, Campanaro, Hughes, Sconochini, Ginobili, Rifatti, Garrett, Young, Zorzi e Gebbia, Recalcati, Benvenuti, Lardo.E questa Viola - anno dopo anno grazie a personaggi come Viola e Tuccio, De Carlo e Scambia e poi Versace, Silipo, Abenavoli - creò, trainandolo, un intero cosmo di pallacanestro "minore" (che brutto termine per una cosa nobilissima). Una Viola che, per anni, si mantenne in piedi grazie alla passione di gente reggina, umile e capace, laboriosa e passionale.Favano, Messineo, Raineri, Morabito, Placanica, Falcomatà sono solo alcuni di questi e la loro attività per la città è meritoria altamente, al pari, in maniera parallela, ad esempio, di quella della famiglia Sant'Ambrogio, Ileano e Enza in testa, Franco, Sergio, Cesare e Carlo subito a seguire. Una Viola che produsse anche un'intera generazione di giovani tecnici. Nomi come Iracà, Benedetto, Bianchi, Tripodi, Romeo dicono ancora tanto nel panorama cestistico regionale e non solo (Bianchi e Benedetto, ad esempio, guidano Imola e Latina, in Legadue e A dilettanti)La Viola è morta, sul piano tecnico-agonistico. La Viola è ben viva nei cuori, perchè i valori non muoiono ed allora, in questo senso, aveva ragione il capitano storico della Viola, Sandro Santoro, capitano di quella Viola che passava da una tempesta all'altra, quando diceva che "qui non si muore mai..."Una Viola che, come una maledizione, come un perfido sortilegio, ha legato la sua storia anche a morti incomprensibili che si sono portate via De Carlo e Fulco, Mazzetto e Rappoccio e, da ultimo, Condello. Giocatori, dirigenti e tifosi, tutti tristemente livellati anzitempo.La foto ritrae un Mark Campanaro in perfetta forma, a 25 anni esatti dallo storico esordio in A2, dove proprio Campanaro quella Viola ce la portò di peso.Non sembri un'eresia: l'anima della Viola, anche lei, è in forma smagliante.E se... &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5119570453826061608-2663133087434693728?l=giusvabranca.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5119570453826061608/posts/default/2663133087434693728'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5119570453826061608/posts/default/2663133087434693728'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://giusvabranca.blogspot.com/2008/12/c-una-viola-che-vive-su-facebook.html' title='C&apos;è una Viola che vive su facebook!'/><author><name>giusva branca</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_b0vlLJUW02Y/ST5Iz_iKSlI/AAAAAAAAALc/4m0oTAt_vd4/s72-c/campanaromark.jpg' height='72' width='72'/></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5119570453826061608.post-1301023852316181570</id><published>2008-12-06T18:40:00.003+01:00</published><updated>2008-12-06T18:41:34.493+01:00</updated><title type='text'>Il re è nudo affacciannose ar palazzo...</title><content type='html'>&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_b0vlLJUW02Y/STq5Rwz2lfI/AAAAAAAAALU/pggSaU8FQ4U/s1600-h/tribunalecatanzaro.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5276733628229260786" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 262px; CURSOR: hand; HEIGHT: 156px" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/_b0vlLJUW02Y/STq5Rwz2lfI/AAAAAAAAALU/pggSaU8FQ4U/s320/tribunalecatanzaro.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;da &lt;a href="http://www.strill.it/"&gt;http://www.strill.it/&lt;/a&gt; - "Ufficio vilipeso dalle perquisizioni", addirittura "pm denudati per essere perquisiti".Questa - secondo quanto si apprende da &lt;a href="http://www.repubblica.it/" included="null"&gt;http://www.repubblica.it/&lt;/a&gt; - la sintesi delle rimostranze portate a Roma, al Csm, dai vertici della Procura di Catanzaro con riferimento alla clamorosa iniziativa di indagine realizzata nei loro confronti dai colleghi della Procura di Salerno.Sarà che l'aria in Calabria - anche sul fronte-giustizia - è irrespirabile da anni; sarà che da troppo tempo (a mezza lingua, come si faceva in epoche medievali quando si parlava del signorotto proprietario di terre e, soprattutto, dei destini degli uomini) i normali cittadini calabresi convivono con l'amara sensazione - come fosse un retrogusto - di amministrazione della giustizia con crescente autoritarismo e decrecente autorevolezza; sarà quel che sarà, ma in maniera latente si avverte un senso di fastidio.Un senso di fastidio rispetto alla reazione scomposta dei magistrati di Catanzaro; nel merito deciderà (???) chi di competenza, ma ciò che infastidisce sono i metodi. Una sorta di conseguenza della lesa maestà alla quale, pur senza mai dirlo apertamente, i magistrati catanzaresi fanno riferimento.Parlare di ufficio vilipeso e addirittura di perquisizioni corporali con quei toni, automaticamente delegittima - questo si - da oggi in poi tutti gli altri provvedimenti di sequestro e perquisizione, anche corporale, che ogni giorno sono ordinati dalle Procure del Paese, con in testa proprio quella di Catanzaro.A meno che - e torniamo alla lesa maestà - non si chieda, ormai sempre meno a bassa voce, di sancire il reato, appunto, di lesa maestà e di specificare che ciò che conta non è più la legittimità dell'atto posto in essere, ma il destinatario e, con la sua individuazione, anche le modalità dell'atto medesimo.Ci hanno spiegato, sui libri e nelle sentenze, che il ricorso a tali mezzi di acquisizione delle fonti di prova nel nosto ordinamento di diritto è, certamente, una compressione della sfera personale e privata; compressione, tuttavia, necessaria per la tutela del bene collettivo che è sempre primario.Ci hanno detto che tale valutazione permane esclusivamente in capo ai titolari dell'azione penale ed ai giudici che, di volta in volta, autorizzano gli atti posti in essere.Ci hanno sottolineato che, rispetto all'accertamento dei fatti, nulla deve frapporsi sul cammino dell'acquisizione degli elementi che diventeranno fonti di prova.E proprio in ossequio a questo principio ogni giorno, in quel che resta di questa Repubblica, un certo numero di persone vengono tirate giù dal letto all'alba, viene rovistato nei loro cassetti sotto gli occhi attoniti dei familiari in pigiama; persone che vengono, se del caso, anche fatte denudare.E capita a tanti: sbandati e borghesi, delinquenti abituali e professionisti.Senza sconti per nessuno rispetto all'esigenza primaria di ricerca della verità.Tutti si sentono profondamente feriti nell'intimo, ma nessuno si è mai sognato di gridare al mondo di sentirsi vilipeso.Ma nessuna di queste persone - evidentemente - si è mai sentita come un re.Quel sovrano che ora è nudo ma che, in Calabria, con parole, atteggiamenti, opere ed omissioni, troppe, troppe volte ha urlato in faccia a tutti "affacciannose ar palazzo: io sò io e voi nun siete un cazzo..." &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5119570453826061608-1301023852316181570?l=giusvabranca.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5119570453826061608/posts/default/1301023852316181570'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5119570453826061608/posts/default/1301023852316181570'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://giusvabranca.blogspot.com/2008/12/il-re-nudo-affacciannose-ar-palazzo.html' title='Il re è nudo affacciannose ar palazzo...'/><author><name>giusva branca</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_b0vlLJUW02Y/STq5Rwz2lfI/AAAAAAAAALU/pggSaU8FQ4U/s72-c/tribunalecatanzaro.jpg' height='72' width='72'/></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5119570453826061608.post-532234910287405690</id><published>2008-12-05T09:41:00.001+01:00</published><updated>2008-12-05T09:42:34.387+01:00</updated><title type='text'>In nome del popolo italiano?</title><content type='html'>&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_b0vlLJUW02Y/STjpaQoDZiI/AAAAAAAAALM/AIHu56bOIPc/s1600-h/innomedelpopolo.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5276223600813368866" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 282px; CURSOR: hand; HEIGHT: 305px" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/_b0vlLJUW02Y/STjpaQoDZiI/AAAAAAAAALM/AIHu56bOIPc/s320/innomedelpopolo.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;da &lt;a href="http://www.strill.it/"&gt;http://www.strill.it/&lt;/a&gt; &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Troppo tardi. Fuori tempo massimo. L’uscita dell’Anm che, rispetto al “pasticciaccio brutto” tra le Procure di Salerno e Catanzaro tuona, al pari del Capo dello Stato, ricordando che “ne va della credibilità della funzione giudiziaria”.&lt;br /&gt;E se, per bocca di Luca Palamara, l’Anm si definisce “sgomenta per ciò che sta accadendo” in tanti, tutti coloro che conoscono uomini e cose calabresi e, soprattutto, della storia della magistratura calabrese degli ultimi decenni non sorridono, ma ridono di gusto. A crepapelle.&lt;br /&gt;Eh si, perché con i termini “caso-Reggio”, “caso-Calabria”, “Procure dei veleni” i cittadini calabresi hanno fatto l’abitudine da oltre un ventennio, al pari dell’assordante silenzio di Csm e Anm, di Capi di Stato e Ministri.&lt;br /&gt;Il Ministro della Giustizia di fine 2008, Alfano, parla di “onta per l’intero sistema giudiziario”.&lt;br /&gt;Oggi, improvvisamente, l’Anm si ricorda che c’è una credibilità da tutelare, il Presidente della Repubblica si accorge che si tratta di una situazione senza precedenti.&lt;br /&gt;Già, ma in tutti questi anni, nei mesi scorsi, tra corvi e microspie, tra veleni ed avocazioni strane, in questo tragico balletto tra i palazzi di Reggio e Catanzaro di precedenti se ne sono visti tanti, troppi per non credere che la credibilità della giustizia calabrese sia andata in frantumi lustro dopo lustro nei silenzi – incoscienti nella migliore delle ipotesi – di Csm e Anm, di Capi di Stato e Ministri.&lt;br /&gt;Gli stessi, inaccettabili, silenzi che hanno fatto da cornice nelle scorse settimane alle devastanti dichiarazioni di Luigi De Magistris che, fino a prova del contrario, resta comunque un magistrato di questa sgangheratissima Repubblica.&lt;br /&gt;“Una parte della magistratura calabrese non è estranea al sistema criminale”, disse De Magistris ai microfoni di Sky.&lt;br /&gt;“Minchia!” avrebbe detto qualunque Ministro, Presidente di Anm, Csm, semplice magistrato inquirente di un Paese normale. Da noi, invece, non c’era nessuno e se c’erano dormivano.&lt;br /&gt;Meglio così, meglio che lo sgomento arrivi ora, tutto insieme.&lt;br /&gt;Un po’ come il Natale, quando arriva arriva…&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5119570453826061608-532234910287405690?l=giusvabranca.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5119570453826061608/posts/default/532234910287405690'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5119570453826061608/posts/default/532234910287405690'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://giusvabranca.blogspot.com/2008/12/in-nome-del-popolo-italiano.html' title='In nome del popolo italiano?'/><author><name>giusva branca</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_b0vlLJUW02Y/STjpaQoDZiI/AAAAAAAAALM/AIHu56bOIPc/s72-c/innomedelpopolo.jpg' height='72' width='72'/></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5119570453826061608.post-1572431816594924570</id><published>2008-11-27T10:58:00.003+01:00</published><updated>2008-11-27T11:09:59.706+01:00</updated><title type='text'>E se i giovani boss sono bamboccioni il gioco vale ancora la candela?</title><content type='html'>&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_b0vlLJUW02Y/SS5vrjKvnDI/AAAAAAAAALE/GlvyWBWNyR4/s1600-h/corteserenato13ott.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5273275007662791730" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 280px; CURSOR: hand; HEIGHT: 193px" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/_b0vlLJUW02Y/SS5vrjKvnDI/AAAAAAAAALE/GlvyWBWNyR4/s320/corteserenato13ott.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;da &lt;a href="http://www.strill.it/"&gt;http://www.strill.it/&lt;/a&gt; - Renato Cortese ha solo 44 anni. Oggi dirige la Squadra Mobile di Reggio Calabria, dopo avere lavorato dal 1991 a Palermo. Sedici anni all'ombra del Monte Pellegrino, prima sulle volanti, poi a dirigere la "catturandi". Un posto dove la noia non era certo di casa; Brusca, Aglieri, Vitale, Greco, Grigola sono solo alcuni dei latitanti finiti nella rete tessuta dagli uomini di Cortese prima del "colpo dei colpi", prima del "bingo" targato Bernardo Provenzano, l'11 aprile 2006.Gli occhi sono veloci e profondi, scrutatori eppure aperti, ti concedono fiducia.Della Calabria, della quale è originario - è nato a Santa Severina, in provincia di Crotone - conserva "l'amore per questa terra, violentata dagli uomini e poco altro, visto che la mia formazione, professionale e di uomo, è targata Roma e Palermo".&lt;/div&gt;&lt;div&gt; &lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;strong&gt;Un sondaggio di &lt;/strong&gt;&lt;a href="http://www.strill.it/undefined" included="null"&gt;&lt;strong&gt;http://www.strill.it/undefined&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt; ha indicato che la gente ha paura più della "mafiosità dei gesti quotidiani che della mafia". Che significa?&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;em&gt;Questo sondaggio ha ben fotografato il clima che ci circonda; mafiosità può indicare tutto e niente. La mafiosità può stare anche nei comportamenti della gente che non prende posizione o, addirittura, se la prende, in qualche modo solidarizza con la mafia. Certamente, però, in alcuni ambienti la mafiosità è alimentata da clamorose inefficienze della Pubblica Amministrazione che originano pericolose corsie privilegiate...&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt; &lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;strong&gt;Ma c'è ancora spazio per la speranza vera, quella non di facciata, obbligata dai ruoli?&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;em&gt;Noi facciamo il massimo, ma saremmo degli stupidi se non avessimo anche obiettivi mediati che superino quelli immediati. Noi riteniamo che si possa cambiare, realmente. Se pensassi, anche solo per un attimo, che non c'è speranza farei altro, mi creda. Sono convinto che sia del tutto prevalente la gente che vuole, pretende che prevalga il bene. Ma questa gente attende da noi dei segnali forti, continui e coerenti. Arrestare i latitanti, condannarli, assicurarsi che restino effettivamente in galera per gli anni che sono stati loro comminati e procedere al sequestro dei beni accumulati in maniera illecita.&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt; &lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;strong&gt;I beni, la "roba" di verghiana memoria quanto entrano in questo discorso?&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;em&gt;Entrano tanto, ma non sono l'unica cosa: tante volte l'esercizio del potere mafioso è di per sè bastevole a giustificare le scelte di vita dei criminali. Il potere mafioso fine a sè stesso, intendo dire, anche se questa concezione in Calabria è meno diffusa che in Sicilia.&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt; &lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;strong&gt;Ecco, la Calabria e la Sicilia, due mondi così vicini e così lontani, anche dal punto di vista criminale&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;em&gt;Certo, sono due realtà assai diverse; paradossalmente la mafia è più facile da decapitare in funzione della sua strutturazione verticistica. Lo sviluppo orizzontale della 'ndrangheta rende assai più complicato sgominarla, al pari della connotazione familistica delle cosche che consente loro di cambiare pelle velocemente. Prevedere le mosse di una cosca di 'ndrangheta è veramente difficile ed anche le alleanze tra consorterie criminali vanno riverificate di volta in volta. Non è possibile dare nulla per scontato. Certo, una notevole disattenzione dello Stato verso la Calabria, nel momento di massimo sforzo contro la mafia siciliana, ha agevolato lo sviluppo della 'ndrangheta&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt; &lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;strong&gt;C'è anche una notevole differenza nell'abbraccio con la politica?&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;em&gt;Beh, si; fin qui in Calabria non sono stati dimostrati legami stabili e duraturi, veri e propri assi. Piuttosto emergono sinergie temporali, rispetto a fatti specifici. La storia ha dimostrato che diverso è stato in Sicilia ed anche questo dipende dal fatto che nell'isola la commissione, il vertice, ha sempre deciso tutto e per tutti. Da questa parte dello Stretto non è così.&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt; &lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;strong&gt;In quali settori, nello specifico, l'attenzione dello Stato va concentrata?&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;em&gt;Torno sull'aspetto dei beni: la ricchezza sviluppata dalla 'ndrangheta è qualcosa di inimmaginabile, di spropositato, eppure sul territorio resta poco o nulla.&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt; &lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;strong&gt;E allora?&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;em&gt;Allora da qualche parte saranno queste ricchezze, in Italia o, come ormai dimostrato, in mezzo mondo...&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt; &lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;strong&gt;Ed il territorio calabrese come vive con la 'ndrangheta? O forse sarebbe meglio dire convive...?&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;em&gt;Lo ripeto: credo che ci sia tanta, tanta gente che chiede di vivere tra diritti e doveri, nel rispetto delle libertà costituzionali. Ed a Reggio, mi creda, molte libertà, basilari in qualunque Stato di diritto, non sono garantite. Fin quando chi aprirà un bar saprà che prima o dopo arriverà qualcuno che gli dirà: "Bene, da oggi siamo soci", i diritti basilari non saranno garantiti. Ci pensi bene. Qui non siamo più di fronte alla semplice estorsione periodica; qui ci sono interi comparti dell'attività commerciale locale totalmente nelle mani della 'ndrangheta&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt; &lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;strong&gt;Eppure questa cappa soffocante che pressa sulla città non si traduce in reazioni evidenti, come avvenuto, invece, in Sicilia&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;em&gt;Esattamente questo è il nodo del discorso; in questo momento storico la potenza espressa dalla 'ndrangheta è fornita in maniera inequivocabile dai numeri, quelli relativi alla finanza ma anche quelli dei latitanti. Lei pensi, solo a mò di esempio, che tra i 30 latitanti ritenuti più pericolosi del Paese ce ne sono ben otto di Reggio! &lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt; &lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;strong&gt;Ma la città dov'è?&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;em&gt;Alla gente, come ho detto prima, bisogna dare segnali di continuità nella discontinuità col passato. Oggi ad ogni arresto eccellente intorno alla Questura di Reggio registriamo il deserto. A Palermo era la stessa cosa; quando arrestammo Brusca, nel 1996, di quelle immagini ricorderete solo i miei uomini che festeggiavano. Esattamente dieci anni dopo era cambiato tutto; fuori dalla Questura di Palermo c'era mezza città. Volevano far festa e sbeffeggiare il boss arrestato. Ma a quel momento si arrivava dopo un lungo percorso fatto di arresti, di sequestri di beni; un cammino attraverso il quale la massa aveva capito che si poteva alzare la testa, che era possibile veramente un riscatto. Uno ad uno erano caduti tutti i falsi miti criminali fino a giungere alla cattura del boss.&lt;/em&gt; &lt;/div&gt;&lt;div&gt; &lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;strong&gt;Quel boss era Bernardo ProvenzanoProvenzano, "iddu". Inseguito per otto anni fino alla creazione di una squadra speciale solo per lui. Quando un obiettivo, il più importante, diventa l'obiettivo in qualche modo ti cambia la vita&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;em&gt;Se per otto anni, tutti i giorni, vivi con un unico pensiero, vai a letto con quello, ti svegli solo con quello, in qualche modo diventa parte della tua vita. Una specie di fantasma, del quale non si avevano tracce nè foto dal 1963. Quella mattina, in quel casolare, in un attimo ho rivisto anni di lavoro di un gruppo di 30 uomini che hanno condiviso idee, tracce ma anche emozioni, speranze, sacrifici e, come dico sempre ai miei uomini, la rabbia. La rabbia, quella giusta, canalizzata e gestita verso il massimo rendimento è necessaria per poter fare questo mestiere; un mestiere che ha il sapore della sfida e del sacrificio, della pazienza e dell'intuizione. Uno dei mestieri più belli del mondo perchè ti consente di ragionare, di verificare giorno per giorno "incastri", legami, coincidenze apparenti. Tutto ciò, vedendomi di fronte Provenzano - e non ho dubitato nemmeno per un secondo che fosse lui - ha avuto un senso e si ripete ogni volta che chiudiamo un cerchio, che assicuriamo alla giustizia qualcuno che ne vuole sfuggire.&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt; &lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;strong&gt;Ed il futuro della lotta alla criminalità organizzata per cosa passa?&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;em&gt;Certamente per la piena comprensione da parte del tessuto sano della società che l'indifferenza rispetto al fenomeno è, oltre che a vantaggio del fenomeno stesso, anche impossibile perchè, prima o poi, in qualche modo ti tocca, anche se sei lontano anni-luce sul piano culturale, sociale.Quando a Palermo iniziarono a saltare per aria pezzi di strada più di qualchuno fin lì indifferente cominciò a chiedersi: "Beh, che sta succedendo qui? Lì poteva esserci mio figlio, mia figlia...". E' da lì che cominciarono a cambiare le cose, ma lo ripeto, subito dopo attraverso le risposte secche, nette, congrue e continue dello Stato. Anche in Calabria sarà necessario arrivare a questo&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt; &lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;strong&gt;Ma sul piano culturale in Calabria le eredità familiari delle cosche, sotto forma di mentalità, di mafiosità pura, rischiano di essere invincibili&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;em&gt;C'è un dato nuovo, strettamente culturale, direi sociologico: il mondo è cambiato. Oggi non credo che le giovani leve possano accettare con tranquillità di passare una vita in galera o di vivere per 40 anni in un casolare a pane e formaggio come Provenzano accontentandosi del potere per il potere. Oggi l'aspetto consumistico incide pesantemente anche sui giovani criminali che sono abituati alla bella vita fatta spesso di lussi. Non penso che siano in condizione di accettare l'idea di rinunciare a tutto questo. Però il segnale che arriva dallo Stato deve essere inequivocabile: gli arrestati ed i condannati dovranno scontare la loro pena in galera, col carcere duro e la dovranno scontare tutta, senza sconti. Se passerà questo messaggio vedremo molti giovani leve, anche in posizione di comando, che comprenderanno che il gioco non vale la candela. Esporsi ad una vita fuori dalle regole senza nemmeno poter godere delle ricchezze prodotte non sarà accettato. Nella società moderna il concetto che dicevamo prima del potere fine a sè stesso non basta. Nel nostro piccolo io ed i miei uomini lavoriamo per questo&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt; &lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;strong&gt;Già, i suoi uomini, quelli che difende sempre e comunque, più di sè stesso&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;em&gt;Ma non a priori, solo dopo averne verificato le capacità professionali e morali. In quel caso metterò sempre la mia faccia, il mio corpo davanti a loro.&lt;/em&gt; &lt;/div&gt;&lt;div&gt; &lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;strong&gt;Quegli uomini ai quali, ad ogni compleanno di ciascuno non manca di far trovare sulla scrivania un biglietto personale di auguri firmato Renato Cortese&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;em&gt;"Ma queste sono cose interne nostre",&lt;/em&gt; sorride un pò imbarazzato ed un pò sorpreso del fatto che, per una volta, l'interlocutore si è dimostrato buon investigatore...&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5119570453826061608-1572431816594924570?l=giusvabranca.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5119570453826061608/posts/default/1572431816594924570'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5119570453826061608/posts/default/1572431816594924570'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://giusvabranca.blogspot.com/2008/11/e-se-i-giovani-boss-sono-bamboccioni-il.html' title='E se i giovani boss sono bamboccioni il gioco vale ancora la candela?'/><author><name>giusva branca</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_b0vlLJUW02Y/SS5vrjKvnDI/AAAAAAAAALE/GlvyWBWNyR4/s72-c/corteserenato13ott.jpg' height='72' width='72'/></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5119570453826061608.post-578427607628260349</id><published>2008-11-27T10:55:00.001+01:00</published><updated>2008-11-27T10:57:35.177+01:00</updated><title type='text'>In galera? Ma io li manderei a scuola!</title><content type='html'>&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_b0vlLJUW02Y/SS5u9T5VHUI/AAAAAAAAAK8/7HWuiiEfT6Y/s1600-h/aereo.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5273274213289237826" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 127px; CURSOR: hand; HEIGHT: 83px" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/_b0vlLJUW02Y/SS5u9T5VHUI/AAAAAAAAAK8/7HWuiiEfT6Y/s320/aereo.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;da &lt;a href="http://www.strill.it/"&gt;http://www.strill.it/&lt;/a&gt; - Che tristezza dire "lo avevamo detto". Che meschine soddisfazioni ci regala il clima di questo territorio, miseramente sprofondato agli inferi a causa di cialtronerie ed omissioni crepuscolari, per colpa di giochi di pseudo-potere da basso impero. Tutti sulla pelle della gente. Tutti, regolarmente, posti in essere confondendo ad arte il fine (il benessere collettivo) con lo strumento (approntare rimedi, fare scelte funzionali all'obiettivo).Lo avevamo detto pochi giorni addietro: il "Tito Minniti", minato alle fondamenta da scelte miopi e di cortissimo respiro, tirato giù dalle sabbie mobili di una politica che non ha più senso di esistere, almeno secondo la sua accezione classica, riceve il colpo di grazia da Alitalia-Cai che, con la benedizione di una crisi epocale, è "obbligata" a fare scelte che comportino lacrime, sudore e sangue.Il fatto è che, però, le scelte le fanno loro, mentre lacrime, sudore e sangue sono tutti per la gente normale, quella che vorrebbe solo, nel 2008, potersi spostare dal cul de sac in cui la natura ha sistemato questa disgraziata terra.Come preannunciato - ancora - i voli da e per Reggio, già scarsi, sono stati tagliati in maniera consistente. Con la compagnia di bandiera (chiamatela come volete) non si vola più la mattina presto per Roma (primo volo ore 11) e non si vola più in assoluto per Milano. Per fortuna resistono i vettori - peraltro non portati a Reggio da Sogas, ma dall’Amministrazione comunale - Myair (su Bergamo) e Airmalta (su Fiumicino). Ma fino a quando?Stando così le cose, nel Paese e nel mondo, adesso, in questa fase storica si potrà fare ben poco per uno scalo depauperato di risorse, ambizioni e potenzialità nei decenni da quella politica fatta, prima che da inetti, da incapaci, guidati da cupidigia pari solo all'ignoranza più crassa che anima ogni loro respiro.E, come diceva Stevenson, a proposito dell'inettitudine etico-politico-morale degli amministratori pubblici, "io non vorrei vederli in galera, vorrei mandarli a scuola!"Il che, per molti di loro, rappresenterebbe una sofferenza molto meno accettabile della gabbia.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5119570453826061608-578427607628260349?l=giusvabranca.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5119570453826061608/posts/default/578427607628260349'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5119570453826061608/posts/default/578427607628260349'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://giusvabranca.blogspot.com/2008/11/in-galera-ma-io-li-manderei-scuola.html' title='In galera? Ma io li manderei a scuola!'/><author><name>giusva branca</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_b0vlLJUW02Y/SS5u9T5VHUI/AAAAAAAAAK8/7HWuiiEfT6Y/s72-c/aereo.jpg' height='72' width='72'/></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5119570453826061608.post-5168290410595099158</id><published>2008-09-10T19:32:00.002+02:00</published><updated>2008-09-10T19:33:27.213+02:00</updated><title type='text'>Lo sprezzo del ridicolo</title><content type='html'>&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_b0vlLJUW02Y/SMgEzWVr2vI/AAAAAAAAAH4/Gzpm36w4j4g/s1600-h/colombo.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5244447046289316594" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; CURSOR: hand" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/_b0vlLJUW02Y/SMgEzWVr2vI/AAAAAAAAAH4/Gzpm36w4j4g/s320/colombo.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt; da &lt;a href="http://www.strill.it/"&gt;www.strill.it&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Fino a che punto è lecito ed eticamente corretto passar sopra a dichiarazioni di uomini vicinissimi ai 90 anni e, soprattutto, distanti quasi 40 anni dai fatti di cui parlano?&lt;br /&gt;Non lo sappiamo, ma quanto dichiarato al “Sole 24 Ore” di oggi dal Senatore della Repubblica Emilio Colombo, collega giornalista e già Presidente del Consiglio dei Ministri al tempo della rivolta di Reggio non può scivolare via inosservato.&lt;br /&gt;Nel pezzo pubblicato a pagina 5 dell’inserto “Sud”, Colombo torna sulla rivolta e sulle scelte del suo Governo, quello dal quale, storicamente, la città di Reggio si sentì tradita e sbeffeggiata.&lt;br /&gt;Le sue dichiarazioni rappresentano un misto di accusa di ingratitudine rivolta ai reggini e di patetico tentativo di minimizzare le scelte del Governo di allora, lasciandosi andare ad un pericoloso esercizio di deresponsabilizzazione portato avanti con evidente sprezzo del ridicolo.&lt;br /&gt;“Volli il quinto centro siderurgico a Gioia Tauro” – dichiara Colombo.&lt;br /&gt;Peccato che il Presidente del Consiglio dell’epoca fosse perfettamente a conoscenza del fatto che il comparto-siderurgia fosse già in crisi.&lt;br /&gt;E questo è un fatto, anche perché il buon Piero Battaglia si starà rivoltando nella tomba, dopo avere, però – per fortuna – messo nero su bianco nel volume “Io e la rivolta” di Enzo Laganà, edito da Falzea Editore nel 2001.&lt;br /&gt;E da questo volume lo stesso Colombo non esce benissimo, e nemmeno bene e neanche così così.&lt;br /&gt;Ne esce a pezzi. Troppo facile rispondere quando la controparte è passata a miglior vita.&lt;br /&gt;Ma c’è di più: nell’intervista rilasciata al “Sole”, Colombo rincara la dose e parla anche della “Liquichimica” di Saline (in realtà lo spunto dell’inchiesta del quotidiano è proprio questo).&lt;br /&gt;“L’impianto di bioproteine avrebbe portato molto lavoro” – dice Colombo.&lt;br /&gt;Peccato che la fabbrica non andò in produzione un solo giorno per il veto di Comunità Europea e Ministero della Sanità (questi sconosciuti, vero Colombo?)&lt;br /&gt;“Non si può parlare di beffa o di progetto per imbrogliare la gente” tuona il senatore.&lt;br /&gt;Insomma, se gli unici due progetti presentati dal suo Governo a risarcimento (parziale) dello scippo del capoluogo fallirono miseramente, bocciati – subito e non dopo 20 anni – dal mercato e dagli organi di controllo, la colpa, evidentemente, è del destino, notoriamente cinico e baro.&lt;br /&gt;Ma, a proposito di rivoltamenti nella tomba, Colombo la ciliegina la lascia per il finale: “Se i reggini oggi camminano sul lungomare” – dice il senatore a vita - “lo devono a me. Grazie a quel pacchetto furono ricoperti i binari della ferrovia che tagliava il bellissimo molo (!!!??? è evidente che gli anni pesano…quale molo?) di Reggio.&lt;br /&gt;A rivoltarsi nella tomba stavolta è Italo Falcomatà.&lt;br /&gt;A ben pensarci, però, un lato positivo c’è: finalmente abbiamo trovato il responsabile di 25 anni di scempio della via Marina reggina… &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5119570453826061608-5168290410595099158?l=giusvabranca.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5119570453826061608/posts/default/5168290410595099158'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5119570453826061608/posts/default/5168290410595099158'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://giusvabranca.blogspot.com/2008/09/lo-sprezzo-del-ridicolo.html' title='Lo sprezzo del ridicolo'/><author><name>giusva branca</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_b0vlLJUW02Y/SMgEzWVr2vI/AAAAAAAAAH4/Gzpm36w4j4g/s72-c/colombo.jpg' height='72' width='72'/></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5119570453826061608.post-2099411022858432680</id><published>2008-09-07T18:16:00.002+02:00</published><updated>2008-09-07T18:36:03.823+02:00</updated><title type='text'>Qualcuno ci guarda...</title><content type='html'>&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_b0vlLJUW02Y/SMQCx3QWgUI/AAAAAAAAAHw/g0qFgIP8Gyw/s1600-h/latorre.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5243318921835479362" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; CURSOR: hand" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/_b0vlLJUW02Y/SMQCx3QWgUI/AAAAAAAAAHw/g0qFgIP8Gyw/s320/latorre.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Il Sindaco di Comiso decide di revocare l'intestazione dell'aeroporto ad una delle tante vittime di mafia, Pio La Torre.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Rimuovere il passato, il ricordo, provare ogni giorno, con costanza, a rimuovere il sangue, le vergogne del Paese.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Ma ricordiamoci tutti che ci guardano tutti dall'alto, da lassù.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Tutti i morti ammazzati per difendere lo Stato, le Istituzioni, i pilastri su cui poggia la civile convivenza ci guardano.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Sempre&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5119570453826061608-2099411022858432680?l=giusvabranca.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5119570453826061608/posts/default/2099411022858432680'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5119570453826061608/posts/default/2099411022858432680'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://giusvabranca.blogspot.com/2008/09/qualcuno-ci-guarda.html' title='Qualcuno ci guarda...'/><author><name>giusva branca</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_b0vlLJUW02Y/SMQCx3QWgUI/AAAAAAAAAHw/g0qFgIP8Gyw/s72-c/latorre.jpg' height='72' width='72'/></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5119570453826061608.post-1140946329393605192</id><published>2008-08-27T08:28:00.001+02:00</published><updated>2008-08-27T08:30:27.287+02:00</updated><title type='text'>Federalismo, ultima Thule?</title><content type='html'>&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_b0vlLJUW02Y/SLT0dVPfQQI/AAAAAAAAAHo/COW6O79Z9OU/s1600-h/federa.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5239081051294220546" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; CURSOR: hand" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/_b0vlLJUW02Y/SLT0dVPfQQI/AAAAAAAAAHo/COW6O79Z9OU/s320/federa.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Quanto vale un territorio?&lt;br /&gt;Si, proprio in termini economici: quali sono gli indicatori dai quali desumere in termini concreti il contributo analitico di ciascun territorio rispetto, ad esempio, ad uno Stato?&lt;br /&gt;Il federalismo incalza e, ormai, è un processo inarrestabile.&lt;br /&gt;La battaglia, naturalmente, è sui parametri dei fondi perequativi Regione per Regione e qui fa bene Loiero ad alzare la voce (se la Calabria ne ha ancora) nel tentativo di strappare anche un euro in più.&lt;br /&gt;Ma è bene comprendere tutti che siamo di fronte ad una svolta storica.&lt;br /&gt;Nelle stanze dei bottoni della Regione Calabria, in maniera più o meno dissimulata, c’è tanta preoccupazione per ciò che sarà, per una consistente parte di fondi che, alla fine dei conti, non saranno più nella disponibilità della Calabria.&lt;br /&gt;Ma – e torniamo alla domanda iniziale – quanto vale un territorio?&lt;br /&gt;Un territorio vale – indiscutibilmente – per ciò che produce; per carità non deve e non può essere ricondotto tutto ad una logica aziendale.&lt;br /&gt;Proprio in questi giorni un guru dell’economia mondiale come Mario Monti ricordava come il modello di riferimento dei Paesi più sviluppati non possa essere la pura economia di mercato, rilanciando, invece, quello nato nel dopoguerra di “economia sociale di mercato”.&lt;br /&gt;Però, in questi limiti, è anche vero che un territorio non può pensare di stare in piedi solo su trasferimenti che arrivano dallo Stato centrale o dall’Europa e su commercio ed offerta di servizi (pochi e malridotti).&lt;br /&gt;E la produzione dov’è?&lt;br /&gt;Insomma – traffici di droga ed armi a parte – quanti e quali sono i settori o anche le singole aziende calabresi che stanno sui mercati, che sono competitivi?&lt;br /&gt;Il riferimento al crimine potrà apparire sgraziato e fuori luogo, ma va letto come una provocazione voluta e che, come tutte le provocazioni, muove da dati reali.&lt;br /&gt;Resta il fatto che il federalismo impone ad una Regione intera di cambiare.&lt;br /&gt;Cambiare modi, cambiare testa, cambiare modelli di riferimento, anche se tutto ciò non sarà indolore e passerà attraverso periodi difficili e forse anche lunghi.&lt;br /&gt;Il federalismo impone a tutti noi di cominciare a pensare di imparare a costruire una canna da pesca, piuttosto che, come spesso accade, ingegnarci su come recuperare un secchio di pesci già pescati – meglio se già cucinati – che saranno più comodi, ma non garantiscono il domani&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5119570453826061608-1140946329393605192?l=giusvabranca.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5119570453826061608/posts/default/1140946329393605192'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5119570453826061608/posts/default/1140946329393605192'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://giusvabranca.blogspot.com/2008/08/federalismo-ultima-thule.html' title='Federalismo, ultima Thule?'/><author><name>giusva branca</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_b0vlLJUW02Y/SLT0dVPfQQI/AAAAAAAAAHo/COW6O79Z9OU/s72-c/federa.jpg' height='72' width='72'/></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5119570453826061608.post-8503091066945912721</id><published>2008-08-04T18:04:00.002+02:00</published><updated>2008-08-04T18:09:42.612+02:00</updated><title type='text'>Chi si è mangiato la Calabria?</title><content type='html'>&lt;a href="http://bp2.blogger.com/_b0vlLJUW02Y/SJcpgH0ZfSI/AAAAAAAAAHg/wEqUVpByUoo/s1600-h/scilla.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5230695124045495586" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; CURSOR: hand" alt="" src="http://bp2.blogger.com/_b0vlLJUW02Y/SJcpgH0ZfSI/AAAAAAAAAHg/wEqUVpByUoo/s320/scilla.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Quasi un mese e mezzo di assenza dal blog; cose ne sono successe tante e, purtroppo, quasi tutte nella medesima direzione, quella di un Paese e, al suo interno, di una Regione, nella quale sono saltati i meccanismi.Tutti.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;La valutazione che segue è stata pubblicata su &lt;a href="http://www.strill.it/"&gt;http://www.strill.it/&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Quale Calabria ci aspetta? Il futuro appare come un tunnel sprangato in fondo, ma, soprattutto, ciò che è accaduto ed accadrà in Calabria è tanto, troppo ben definito, nelle cause e negli effetti.&lt;br /&gt;Partiamo dal passato e ragioniamo per generazioni di classi dirigenti, tenendo nel debito conto che, naturalmente, per ogni contesto esistono le dovute eccezioni che, tuttavia, proprio in quanto tali non riescono ad incidere più di tanto sul contesto medesimo.&lt;br /&gt;Gli ultrasessantenni di oggi, coloro che spesso e volentieri si aggrappano ancora alla poltrona, sia essa politica o economico-finanziaria, hanno sulla coscienza in toto lo sfascio.&lt;br /&gt;I trentacinque-quarantenni degli anni ’80, quando tutto pareva permesso e, soprattutto, privo di conseguenze, si sono spartiti il territorio e le risorse, hanno lottizzato le speranze ed il futuro dei calabresi.&lt;br /&gt;Non ne avevano il diritto ma lo hanno fatto ed oggi, in massima parte sono ancora lì ad inventarsi l’ennesimo gioco di prestigio pur di non scendere dalla giostra.&lt;br /&gt;Una giostra che, peraltro, dopo aver letteralmente smontato pezzo per pezzo, oggi fanno una gran fatica a gestire, a governare.&lt;br /&gt;Una regione, la Calabria, in cui nessuna parte può chiamarsi fuori e che somiglia maledettamente, nelle sue distorsioni, al Paese, dove, per uno strano corto circuito, i politici fanno gli affaristi, i giudici fanno politica ed i giornalisti fanno i giudici.&lt;br /&gt;Ma in realtà la somiglianza è solo apparente, perché chi conosce bene le cose di Calabria – soprattutto ponendo l’ago del compasso all’inizio degli anni ottanta – sa che da noi le cose sono andate in maniera un po’ diversa, con i politici –si - a fare spesso gli affaristi, troppo frequentemente al pari di certi giudici, ai quali dalle nostre parti non è mai fregato particolarmente di fare politica, mentre, per non sbagliare, i giornalisti guardavano trasformando il ruolo di cane da guardia della democrazia in cane da compagnia, quando non in cane da riporto.&lt;br /&gt;Gli anni passano, tuttavia, i nodi vengono al pettine ed i giovani rampanti incalzano.&lt;br /&gt;La generazione dei quarantenni di oggi assomma due peculiarità negative: la prima come vittima e la seconda come carnefice.&lt;br /&gt;Si ritrova a dover pagare – salatissimo – il conto lasciato da chi li ha preceduti (e spesso è ancora in sella alla piramide politico-dirigenzial-imprenditoriale) e, di contro – salvo rare eccezioni – non ha gli strumenti culturali e spesso etici per poter nemmeno lontanamente sapere da dove cominciare per mettere una pezza al disastro.&lt;br /&gt;Diciamolo chiaramente: il rampantismo fuori luogo e fuori contesto degli anni ’80-90 ha prodotto una generazione nella quale abbondano coloro che sono “senza né arte né parte”, i “senza domani” della politica.&lt;br /&gt;Una volta, nel dubbio, per garantirsi in qualche modo un futuro decente si sceglieva, per esclusione, la strada della laurea in Giurisprudenza; i quarantenni di oggi in molti casi hanno pensato che “buttarsi in politica” alla fine è meno faticoso (i libri pesano sempre) e, comunque 4-500 voti si “arrangiano” in un modo o nell’altro e, male che vada, ti garantiscono uno stipendio.&lt;br /&gt;E così il livello culturale, etico e politico delle Assemblee elettive calabresi è andato sprofondando sempre più, al punto da diventare, per i cittadini, addirittura imbarazzante assistere ad una qualunque seduta di un qualunque Ente (e meno male per la decenza pubblica che i media locali non trasmettono le sedute).&lt;br /&gt;Qualche quarantenne o giù di lì di livello superiore alla media o non trova interlocutori o, peggio, riesce ad “incartare” tutti.&lt;br /&gt;Ma i quarantenni senza né arte né parte in Calabria sono una triste realtà non solo nel mondo politico.&lt;br /&gt;La galassia imprenditoriale – anche qui salvo rare eccezioni – è composta da “gente-che-si-è-fatta-dal-nulla”, il che, tradotto in italiano e depurato dal “berlusconismo” dilagante significa gente che in maniera strana, talvolta anche poco limpida, comunque sempre al di sopra delle righe, è divenuta interlocutore del mondo politico (in qualche caso, anzi creata ad arte dal mondo politico medesimo) ma senza il minimo respiro di prospettiva.&lt;br /&gt;In troppi casi la storia ha dimostrato che più che di imprenditori si tratta di prenditori, di risorse pubbliche, comunali, regionali, statali o europee che siano, senza che a questa “presa” segua uno straccio di progetto di impresa, di sviluppo, di crescita sul territorio.&lt;br /&gt;In troppi casi si è preferito il cesto di pesci piuttosto che la canna da pesca, ma – vivaddio – il modello culturale di riferimento qualcosa dovrà pure contare.&lt;br /&gt;In questo clima da “ultima corsa, si salvi chi può”, anche i professionisti calabresi ed il mondo accademico hanno le loro responsabilità: ciascuno ha pensato solo ed esclusivamente al proprio orticello cercando la via più breve per mettersi in salvo, per garantirsi quella piccola fetta di potere da esercitare in maniera sinergica e/o funzionale ad un dominus investito di tale potere a seconda delle situazioni.&lt;br /&gt;Pronti, comunque, a riciclarsi nascondendosi dietro il nobile paravento del “professionismo” che, però, dovrebbe riguardare solo l’aspetto, per l’appunto, strettamente professionale, mentre la sfera politico-sociale-amministrativa dovrebbe obbedire a ben altre logiche.&lt;br /&gt;Il mondo accademico, dalla sua parte, invece di battere i pugni, provare a demolire il demenziale castello che si andava edificando ha pensato bene di tirar su il ponte levatoio e sguinzagliare i coccodrilli tranciando ogni rapporto con il resto della classe dirigente.&lt;br /&gt;Ma, come recita il Vangelo, si può peccare in pensieri, parole, opere, ma anche omissioni.&lt;br /&gt;Alla fine la classe che ha meno responsabilità e paga più conseguenze di tutti è proprio quella classe media, impiegatizia o di commercianti che non ha velleità di guidare la barca ed ha delegato.&lt;br /&gt;Magari male, ma – come al mercato a mezzogiorno – la scelta è quella che è, ti devi accontentare.&lt;br /&gt;Resta la generazione dei ventenni che, ancora, colpe non ne ha, ma di cattivi maestri, invece, ha l’imbarazzo della scelta….&lt;br /&gt;Ma, come dice Ligabue, “Niente paura, ci pensa la vita…”Quale Calabria ci aspetta? Il futuro appare come un tunnel sprangato in fondo, ma, soprattutto, ciò che è accaduto ed accadrà in Calabria è tanto, troppo ben definito, nelle cause e negli effetti.&lt;br /&gt;Partiamo dal passato e ragioniamo per generazioni di classi dirigenti, tenendo nel debito conto che, naturalmente, per ogni contesto esistono le dovute eccezioni che, tuttavia, proprio in quanto tali non riescono ad incidere più di tanto sul contesto medesimo.&lt;br /&gt;Gli ultrasessantenni di oggi, coloro che spesso e volentieri si aggrappano ancora alla poltrona, sia essa politica o economico-finanziaria, hanno sulla coscienza in toto lo sfascio.&lt;br /&gt;I trentacinque-quarantenni degli anni ’80, quando tutto pareva permesso e, soprattutto, privo di conseguenze, si sono spartiti il territorio e le risorse, hanno lottizzato le speranze ed il futuro dei calabresi.&lt;br /&gt;Non ne avevano il diritto ma lo hanno fatto ed oggi, in massima parte sono ancora lì ad inventarsi l’ennesimo gioco di prestigio pur di non scendere dalla giostra.&lt;br /&gt;Una giostra che, peraltro, dopo aver letteralmente smontato pezzo per pezzo, oggi fanno una gran fatica a gestire, a governare.&lt;br /&gt;Una regione, la Calabria, in cui nessuna parte può chiamarsi fuori e che somiglia maledettamente, nelle sue distorsioni, al Paese, dove, per uno strano corto circuito, i politici fanno gli affaristi, i giudici fanno politica ed i giornalisti fanno i giudici.&lt;br /&gt;Ma in realtà la somiglianza è solo apparente, perché chi conosce bene le cose di Calabria – soprattutto ponendo l’ago del compasso all’inizio degli anni ottanta – sa che da noi le cose sono andate in maniera un po’ diversa, con i politici –si - a fare spesso gli affaristi, troppo frequentemente al pari di certi giudici, ai quali dalle nostre parti non è mai fregato particolarmente di fare politica, mentre, per non sbagliare, i giornalisti guardavano trasformando il ruolo di cane da guardia della democrazia in cane da compagnia, quando non in cane da riporto.&lt;br /&gt;Gli anni passano, tuttavia, i nodi vengono al pettine ed i giovani rampanti incalzano.&lt;br /&gt;La generazione dei quarantenni di oggi assomma due peculiarità negative: la prima come vittima e la seconda come carnefice.&lt;br /&gt;Si ritrova a dover pagare – salatissimo – il conto lasciato da chi li ha preceduti (e spesso è ancora in sella alla piramide politico-dirigenzial-imprenditoriale) e, di contro – salvo rare eccezioni – non ha gli strumenti culturali e spesso etici per poter nemmeno lontanamente sapere da dove cominciare per mettere una pezza al disastro.&lt;br /&gt;Diciamolo chiaramente: il rampantismo fuori luogo e fuori contesto degli anni ’80-90 ha prodotto una generazione nella quale abbondano coloro che sono “senza né arte né parte”, i “senza domani” della politica.&lt;br /&gt;Una volta, nel dubbio, per garantirsi in qualche modo un futuro decente si sceglieva, per esclusione, la strada della laurea in Giurisprudenza; i quarantenni di oggi in molti casi hanno pensato che “buttarsi in politica” alla fine è meno faticoso (i libri pesano sempre) e, comunque 4-500 voti si “arrangiano” in un modo o nell’altro e, male che vada, ti garantiscono uno stipendio.&lt;br /&gt;E così il livello culturale, etico e politico delle Assemblee elettive calabresi è andato sprofondando sempre più, al punto da diventare, per i cittadini, addirittura imbarazzante assistere ad una qualunque seduta di un qualunque Ente (e meno male per la decenza pubblica che i media locali non trasmettono le sedute).&lt;br /&gt;Qualche quarantenne o giù di lì di livello superiore alla media o non trova interlocutori o, peggio, riesce ad “incartare” tutti.&lt;br /&gt;Ma i quarantenni senza né arte né parte in Calabria sono una triste realtà non solo nel mondo politico.&lt;br /&gt;La galassia imprenditoriale – anche qui salvo rare eccezioni – è composta da “gente-che-si-è-fatta-dal-nulla”, il che, tradotto in italiano e depurato dal “berlusconismo” dilagante significa gente che in maniera strana, talvolta anche poco limpida, comunque sempre al di sopra delle righe, è divenuta interlocutore del mondo politico (in qualche caso, anzi creata ad arte dal mondo politico medesimo) ma senza il minimo respiro di prospettiva.&lt;br /&gt;In troppi casi la storia ha dimostrato che più che di imprenditori si tratta di prenditori, di risorse pubbliche, comunali, regionali, statali o europee che siano, senza che a questa “presa” segua uno straccio di progetto di impresa, di sviluppo, di crescita sul territorio.&lt;br /&gt;In troppi casi si è preferito il cesto di pesci piuttosto che la canna da pesca, ma – vivaddio – il modello culturale di riferimento qualcosa dovrà pure contare.&lt;br /&gt;In questo clima da “ultima corsa, si salvi chi può”, anche i professionisti calabresi ed il mondo accademico hanno le loro responsabilità: ciascuno ha pensato solo ed esclusivamente al proprio orticello cercando la via più breve per mettersi in salvo, per garantirsi quella piccola fetta di potere da esercitare in maniera sinergica e/o funzionale ad un dominus investito di tale potere a seconda delle situazioni.&lt;br /&gt;Pronti, comunque, a riciclarsi nascondendosi dietro il nobile paravento del “professionismo” che, però, dovrebbe riguardare solo l’aspetto, per l’appunto, strettamente professionale, mentre la sfera politico-sociale-amministrativa dovrebbe obbedire a ben altre logiche.&lt;br /&gt;Il mondo accademico, dalla sua parte, invece di battere i pugni, provare a demolire il demenziale castello che si andava edificando ha pensato bene di tirar su il ponte levatoio e sguinzagliare i coccodrilli tranciando ogni rapporto con il resto della classe dirigente.&lt;br /&gt;Ma, come recita il Vangelo, si può peccare in pensieri, parole, opere, ma anche omissioni.&lt;br /&gt;Alla fine la classe che ha meno responsabilità e paga più conseguenze di tutti è proprio quella classe media, impiegatizia o di commercianti che non ha velleità di guidare la barca ed ha delegato.&lt;br /&gt;Magari male, ma – come al mercato a mezzogiorno – la scelta è quella che è, ti devi accontentare.&lt;br /&gt;Resta la generazione dei ventenni che, ancora, colpe non ne ha, ma di cattivi maestri, invece, ha l’imbarazzo della scelta….&lt;br /&gt;Ma, come dice Ligabue, “Niente paura, ci pensa la vita…”&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5119570453826061608-8503091066945912721?l=giusvabranca.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5119570453826061608/posts/default/8503091066945912721'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5119570453826061608/posts/default/8503091066945912721'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://giusvabranca.blogspot.com/2008/08/chi-si-mangiato-la-calabria.html' title='Chi si è mangiato la Calabria?'/><author><name>giusva branca</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://bp2.blogger.com/_b0vlLJUW02Y/SJcpgH0ZfSI/AAAAAAAAAHg/wEqUVpByUoo/s72-c/scilla.jpg' height='72' width='72'/></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5119570453826061608.post-8128191911684111458</id><published>2008-06-15T17:56:00.001+02:00</published><updated>2008-06-15T17:58:06.271+02:00</updated><title type='text'>La vergogna dell'Hospice di Reggio e la sindrome di capitan Uncino</title><content type='html'>&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_b0vlLJUW02Y/SFU78Oq1UyI/AAAAAAAAAGU/5j4_dw9JAtg/s1600-h/capitanuncino.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5212138049667158818" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; CURSOR: hand" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_b0vlLJUW02Y/SFU78Oq1UyI/AAAAAAAAAGU/5j4_dw9JAtg/s320/capitanuncino.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;“…sono devoto a capitan Uncino; ai suoi discorsi son sempre presente, ma non so bene cos’abbia in mente e non mi faccio più troppe domande. E non m’importa dov’è il potere, finchè continua a darmi da bere non lo tradisco e fino all’inferno lo seguirò…” (Edoardo Bennato)&lt;br /&gt;Ma basta!&lt;br /&gt;Basta!&lt;br /&gt;Non se ne può più. Mentre la comunità è costretta, ogni giorno di più, ad organizzarsi in proprio per provare a prendere a spallate la montagna dell’ignavia, dell’indifferenza, la gente fa i conti con disastri sociali che si abbattono addosso senza che la classe dirigente muova un dito.&lt;br /&gt;La vicenda dell’Hospice non rappresenta solo un momento di altissima gravità sociale, ma, soprattutto, lo specchio, l’emblema, la cartina di tornasole di ciò che accade.&lt;br /&gt;Una struttura indispensabile per una società che voglia provare ad assomigliare a qualcosa di civile sta morendo giorno dopo giorno. La gente è stata costretta – sissignori, costretta – ad organizzarsi per la strada a mettere firme sotto un documento con il quale si chiede a chi di competenza ad attivarsi per evitare la chiusura.&lt;br /&gt;Qui siamo veramente impazziti: bisogna raccogliere le firme per spingere la classe dirigente a fare il proprio dovere. Una classe dirigente i cui “sensori” che dovrebbero recepire le istanze dal basso e trasferirle in alto somigliano tanto ai devoti di capitan Uncino.&lt;br /&gt;Una classe dirigente che non capisce cosa le viene chiesto e che, tantomeno, riesce a comprendere cosa abbia in mente il capitan Uncino di riferimento. Una classe dirigente che, da tempo, ha smesso di farsi domande in nome del bicchiere quotidiano che proprio capitan Uncino garantisce.&lt;br /&gt;Ma la gente non ne può più. Qui si parla dell’Hospice, ma la tematica può spostarsi su altri crinali, ugualmente sdrucciolevoli, che presentano il medesimo grado di rischio.&lt;br /&gt;Nessuno si chiami fuori, nemmeno la stampa.&lt;br /&gt;Chi non è fedele ad un capitan Uncino scagli la prima pietra &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5119570453826061608-8128191911684111458?l=giusvabranca.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5119570453826061608/posts/default/8128191911684111458'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5119570453826061608/posts/default/8128191911684111458'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://giusvabranca.blogspot.com/2008/06/la-vergogna-dellhospice-di-reggio-e-la.html' title='La vergogna dell&apos;Hospice di Reggio e la sindrome di capitan Uncino'/><author><name>giusva branca</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_b0vlLJUW02Y/SFU78Oq1UyI/AAAAAAAAAGU/5j4_dw9JAtg/s72-c/capitanuncino.jpg' height='72' width='72'/></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5119570453826061608.post-5233265534101840466</id><published>2008-05-22T11:21:00.003+02:00</published><updated>2008-05-22T11:30:35.757+02:00</updated><title type='text'>La Franzoni ed Alessandro Manzoni</title><content type='html'>&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_b0vlLJUW02Y/SDU8_qgN6oI/AAAAAAAAAGM/OVOGWgTMSDs/s1600-h/franzoni.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5203132008935320194" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; CURSOR: hand" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/_b0vlLJUW02Y/SDU8_qgN6oI/AAAAAAAAAGM/OVOGWgTMSDs/s320/franzoni.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Manzoni scriveva che il coraggio o ce l'hai o non ce l'hai.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;E però in alcuni campi, come la magistratura, il coraggio è necessario.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Ci vuole il coraggio di assolvere.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;O di condannare.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Senza "ma" e senza "se".&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;La condanna della Franzoni a 16 anni per avere (così ha deciso lo Stato italiano) ucciso il proprio bimbo non ha senso.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Non si può essere "un poco incinta", non esistono le "orge moderate" e così via.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Il compromesso, in questi casi, puzza di paura, di meschinità.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Se le Corti hanno ritenuto colpevole oltre ogni ragionevole dubbio la Franzoni di un così orrendo delitto e non hanno - di converso - ritenuto che fosse in stato di incapacità di intendere e di volere, avrebbero dovuto condannarla al massimo della pena.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Se, invece, il quadro accusatorio non convinceva a pieno, allora si imponeva l'assoluzione.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;A dispetto della piazza.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Ma Manzoni sapeva bene di cosa parlava...&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5119570453826061608-5233265534101840466?l=giusvabranca.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5119570453826061608/posts/default/5233265534101840466'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5119570453826061608/posts/default/5233265534101840466'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://giusvabranca.blogspot.com/2008/05/la-franzoni-ed-alessandro-manzoni.html' title='La Franzoni ed Alessandro Manzoni'/><author><name>giusva branca</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_b0vlLJUW02Y/SDU8_qgN6oI/AAAAAAAAAGM/OVOGWgTMSDs/s72-c/franzoni.jpg' height='72' width='72'/></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5119570453826061608.post-7065258193758990571</id><published>2008-04-30T19:56:00.002+02:00</published><updated>2008-04-30T19:56:55.949+02:00</updated><title type='text'>Un Paese impazzito</title><content type='html'>&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_b0vlLJUW02Y/SBiy3uHZ4WI/AAAAAAAAAGE/LTfqBmUstAM/s1600-h/italia.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5195098840513503586" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; CURSOR: hand" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/_b0vlLJUW02Y/SBiy3uHZ4WI/AAAAAAAAAGE/LTfqBmUstAM/s320/italia.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Ormai è ufficiale: l'Italia è un Paese impazzito.&lt;br /&gt;Impazzito e bugiardo nelle sue più alte espressioni.&lt;br /&gt;Andiamo per ordine: tra i primi siamo riusciti a verificare che era tutto vero: l'Agenzia delle Entrate aveva messo on line tutti i redditi 2005 di tutti gli Italiani (persone fisiche e giuridiche).&lt;br /&gt;Insomma, per mezza giornata ogni cittadino del pianeta che avesse disponibile la connessione ad internet ha potuto impunemente controllare quanto ha dichiarato qualunque cittadino di questo "benedetto, assurdo Bel Paese".&lt;br /&gt;Una follia allo stato puro, un servizio gratuito messo a disposizione delle associazioni criminali che ogni giorno devono faticare per pianificare il racket e, tutto sommato, anche a disposizione di chi volesse, ad esempio, organizzare un bel sequestro di persona.&lt;br /&gt;Oppure, senza volere arrivare a tanto e con sommi sberleffi a quella privacy in nome della quale, ogni giorno, ci sentiamo sbattere mille porte in faccia per cose 1000 e 1000 volte più banali, questa pubblicazione ha consentito alla moglie di controllare i flussi economici del marito (o viceversa), al collega di ufficio di verificare se fosse vero che la signorina tal dei tali è particolarmente nelle grazie del capo che con lei è, magari, dichiarazione alla mano, stranamente di manica larga negli emolumenti.&lt;br /&gt;O, ancora, potrà essere servito a chi sta vendendo qualcosa a rimodulare il prezzo sulla base del 730 dell'acquirente e così via; di esempi ce ne sarebbero infiniti.&lt;br /&gt;Ma, dicevamo, è un Paese impazzito ma anche bugiardo.&lt;br /&gt;Eh si, perchè mentre in poche ore montava la bufera che solo la rete sa creare, l'Agenzia delle Entrate e Visco hanno iniziato a balbettare bugie su bugie, arrivando a chiamare in causa il garante della privacy che, ben presto, non solo ha smentito di avere concesso qualsivoglia autorizzazione nè di essere mai stato destinatario di alcuna richiesta in tal senso, ma, soprattutto, ha immediatamente sospeso la pubblicazione degli elenchi.&lt;br /&gt;Che i dati fiscali debbano essere sottoposti a verifiche rigorose, puntuali, incrociate è punto incontrovertibile; che sia necessaria la circolazione dei dati medesimi tra tutti gli Enti, gli Istituti preposti alla verifica è cosa buona e giusta; ma che, per motivi che sfuggono a chiunque, il mio vicino di casa al quale ho sempre negato - in maniera sacrosanta - il consenso ad ampliare la zona condominiale adducendo la mancanza di fondi debba oggi scoprire che sono solo un taccagno non è nè etico nè, tantomeno utile al Paese.&lt;br /&gt;Con buona pace di chi sbandiera il sacro termine della democrazia senza sapere, evidentemente, di cosa parla o, quanto meno, dimenticandolo.&lt;br /&gt;Il voyeurismo è pericoloso e, tutto sommato, innato in ciascuno di noi, ma offrire gli strumenti per alimentarlo e soddisfarlo è da Paese sottosviluppato nell'anima, nella coscienza, corrotto nello spirito.&lt;br /&gt;Strill.it, in possesso tra i primi di quei dati, avrebbe potuto legittimamente pubblicarli, con riferimento al territorio, alla città. Avremmo potuto pubblicare i redditi del Sindaco e del Presidente del Consiglio regionale, di imprenditori noti in città, gli utili dichiarati per il 2005 dalla Reggina Calcio piuttosto che quelli di altre società, sportive e non&lt;br /&gt;Sarebbe stato facile e legittimo.&lt;br /&gt;Avremmo realizzato, al tempo stesso, il boom delle visite e del voyeurismo.&lt;br /&gt;Non lo abbiamo fatto.&lt;br /&gt;Non lo abbiamo fatto perchè la gente sta imparando a stimarci.&lt;br /&gt;Non lo abbiamo fatto perchè con noi collaborano ben trenta ragazzi che sono puliti ed ai quali ci farebbe piacere insegnare pochi ma granitici principi che valgono per la professione e nella vita.&lt;br /&gt;Non lo abbiamo fatto semplicemente perchè non si fa e perchè crediamo ancora che ci sia una possibilità di riportare sui binari della logica e della morale un Paese impazzito.&lt;br /&gt;Non lo abbiamo fatto perchè preferiamo essere ingenui piuttosto che sfruttare la pazzia degli altri. &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5119570453826061608-7065258193758990571?l=giusvabranca.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5119570453826061608/posts/default/7065258193758990571'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5119570453826061608/posts/default/7065258193758990571'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://giusvabranca.blogspot.com/2008/04/un-paese-impazzito.html' title='Un Paese impazzito'/><author><name>giusva branca</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_b0vlLJUW02Y/SBiy3uHZ4WI/AAAAAAAAAGE/LTfqBmUstAM/s72-c/italia.jpg' height='72' width='72'/></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5119570453826061608.post-7692680302279607956</id><published>2008-04-29T11:25:00.003+02:00</published><updated>2008-04-29T11:30:03.061+02:00</updated><title type='text'>Pietà per la dignità umana</title><content type='html'>&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_b0vlLJUW02Y/SBbqSeHZ4VI/AAAAAAAAAF8/nHA22bBlVQ8/s1600-h/BOMBAPRINCI.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5194596823261110610" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; CURSOR: hand" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/_b0vlLJUW02Y/SBbqSeHZ4VI/AAAAAAAAAF8/nHA22bBlVQ8/s320/BOMBAPRINCI.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Fare il giornalista è bello.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Fare il giornalista, talvolta, è atroce.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Non ti permette di respirare, di pensare, di consentire all'animo di prevalere sulle esigenze di cronaca, di notizia, di verità.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Ed allora, almeno qui, per una volta, la verità, la cronaca, i fatti, le motivazioni li voglio lasciare da parte.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Voglio lasciare spazio all'umana pietà, alla considerazione per l'essere umano in quanto portatore di una dignità propria, specifica, unica in quanto tale.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Non mi interessano le motivazioni che possono avere causato l'attentato a Nino Princi.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Penso ad un uomo senza più le gambe, le braccia e le vista.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Penso ai suoi familiari.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Penso.Con un peso sul cuore.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5119570453826061608-7692680302279607956?l=giusvabranca.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5119570453826061608/posts/default/7692680302279607956'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5119570453826061608/posts/default/7692680302279607956'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://giusvabranca.blogspot.com/2008/04/piet-per-la-dignit-umana.html' title='Pietà per la dignità umana'/><author><name>giusva branca</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_b0vlLJUW02Y/SBbqSeHZ4VI/AAAAAAAAAF8/nHA22bBlVQ8/s72-c/BOMBAPRINCI.jpg' height='72' width='72'/></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5119570453826061608.post-3644081029655219093</id><published>2008-03-31T19:02:00.001+02:00</published><updated>2008-03-31T19:07:05.974+02:00</updated><title type='text'>Se la morale è solo la conclusione delle favole</title><content type='html'>&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_b0vlLJUW02Y/R_EZ3EK7TyI/AAAAAAAAAF0/m0S-rYrd_xQ/s1600-h/omicidio.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5183953079883222818" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; CURSOR: hand" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/_b0vlLJUW02Y/R_EZ3EK7TyI/AAAAAAAAAF0/m0S-rYrd_xQ/s320/omicidio.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;da &lt;a href="http://www.strill.it/"&gt;www.strill.it&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;La buttiamo lì così, tutta d'un fiato perchè non la vogliamo filtrare da ragioni di "opportunità" che, come scritto più volte, sono estranee alla logica genetica e funzionale di strill.it: ma non è che, forse, a Reggio, in Calabria il valore supremo della vita umana è un pò più annacquato che altrove?&lt;br /&gt;Non si può restare indifferenti rispetto alla sequela infinita di fatti di sangue, poco importa se originati da logiche di 'ndrangheta o da dinamiche di interessi familiari.&lt;br /&gt;Certo, ogni generalizzazione è un errore a priori, ma, necessariamente, quando si deve analizzare un comportamento sociale non è possibile prescindere dai numeri, dalle statistiche.&lt;br /&gt;Quelle stesse statistiche che ci dicono, da sempre, che in Calabria si ammazza con molta più facilità che altrove.&lt;br /&gt;Ecco dove, probabilmente, entra in ballo il concetto di disvalore nella collettività.&lt;br /&gt;Perchè se questo vacilla in assoluto, anche rispetto alla morte dei criminali più incalliti (quante volte ci siamo stretti nelle spalle chiosando un omicidio di 'ndrangheta con la fatidica frase "tanto, si ammazzano tra di loro"?), poi, giorno dopo giorno, come una macchia d'olio o, se preferite, un cancro, si allarga, si estende.&lt;br /&gt;E, passata la concezione del disvalore con l'interruttore - a seconda, cioè della vittima - essa poi viene metabolizzata e, ahinoi, applicata, da chi mutua il principio del "disvalore condizionato" ma secondo le proprie concezioni etiche, culturali, morali.&lt;br /&gt;E per ciascuno ci sarà sempre un interruttore, un qualcosa in nome del quale il valore supremo della vita umana può soccombere. Per onore, per soldi, per ira, per quello che volete.&lt;br /&gt;Con un campo di applicazione di questo principio che si estende ogni giorno di più e spazia, secondo le logiche più differenti, dalla cosca che, in nome del "business", ormai accoppa anche donne e bambini (una volta questo limite non veniva mai valicato), al figlio di buona famiglia che arriva all'estremo gesto per interessi economici, piuttosto che a colui il quale imbraccia il fucile e spara perchè esasperato dai rumori di una moto.&lt;br /&gt;Forse in Calabria, quasi geneticamente, ormai, abbiamo fatto troppo il "callo" al sangue, ad i morti ammazzati ed a convivere con una situazione per la quale in una provincia se un anno si chiude con "soli" 20 omicidi si brinda a campagne.&lt;br /&gt;Tutto mettendo ogni giorno sotto i piedi i principi di una morale che, come diceva Longanesi, per troppi, ormai, si identifica solo con la conclusione delle favole. &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5119570453826061608-3644081029655219093?l=giusvabranca.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5119570453826061608/posts/default/3644081029655219093'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5119570453826061608/posts/default/3644081029655219093'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://giusvabranca.blogspot.com/2008/03/se-la-morale-solo-la-conclusione-delle.html' title='Se la morale è solo la conclusione delle favole'/><author><name>giusva branca</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_b0vlLJUW02Y/R_EZ3EK7TyI/AAAAAAAAAF0/m0S-rYrd_xQ/s72-c/omicidio.jpg' height='72' width='72'/></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5119570453826061608.post-7209678570946694589</id><published>2008-03-19T09:47:00.003+01:00</published><updated>2008-03-19T10:00:15.071+01:00</updated><title type='text'>Scappa, figlia mia, che papà ti aiuta</title><content type='html'>&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_b0vlLJUW02Y/R-DWFKtHJzI/AAAAAAAAAFs/HVvAXM2X1zM/s1600-h/italia.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5179374955737327410" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; CURSOR: hand" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/_b0vlLJUW02Y/R-DWFKtHJzI/AAAAAAAAAFs/HVvAXM2X1zM/s320/italia.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;E' un Paese che non mi piace più.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Una volta non mi piacevano le dinamiche di concezione e gestione dei rapporti pubblico-privato al Sud. Ora non mi piace in tutto il Paese.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Sciascia auspicava, anni fa, una sorta di italianizzazione della Sicilia e del Sud. Bene, è accaduta la meridionalizzazione dell'Italia.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;E ciò è accaduto nella parte becera che il Sud (come ogni popolazione) si porta appresso.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;E' saltato, in Italia, il sistema delle regole. Etico-morali prima e normative dopo.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;In Italia, come già al Sud da un bel pezzo, è passato il principio che in qualche modo sia tutto possibile; che, insomma, vale tutto, come facevamo da ragazzini alla fine, negli ultimi minuti di un'interminabile partita al pallone.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;L'etica è piegata all'interesse, la norma è modellata sull'obiettivo da raggiungere.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;E' un Paese, il nostro, dove, ormai, i ruoli sono stati travolti. E' un Paese dove i politici fanno gli affaristi, i Giudici fanno politica ed i giornalisti si ergono a Giudici.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;E' un Paese dove ad ogni minima occasione si sceglie di normare non normando. Ampliando, cioè, il margine di discrezionalità a dismisura. E così assistiamo - e non accade solo nelle aule di Tribunale- a due pesi e due misure, ma anche a venti pesi ed altrettante misure.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;E' un Paese nel quale ciascuno fa ciò che vuole.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Chi governa, chi amministra la giustizia, chi opera nei mercati. &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Somiglia sempre più ad una giungla dove vige solo la legge del più forte, dove chi è in condizione di battere più forte i pugni sul tavolo ha la meglio.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;E' un Paese, appunto, dove si permette, sotto elezioni, alla Chiesa di dire la propria ogni giorno per orientare il voto del prossimo aprile.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Oggi è la mia prima festa del papà e vorrei tanto dire a lei "Scappa, figlia mia, scappa, che papà ti aiuta"&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5119570453826061608-7209678570946694589?l=giusvabranca.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5119570453826061608/posts/default/7209678570946694589'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5119570453826061608/posts/default/7209678570946694589'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://giusvabranca.blogspot.com/2008/03/scappa-figlia-mia-che-pap-ti-aiuta.html' title='Scappa, figlia mia, che papà ti aiuta'/><author><name>giusva branca</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_b0vlLJUW02Y/R-DWFKtHJzI/AAAAAAAAAFs/HVvAXM2X1zM/s72-c/italia.jpg' height='72' width='72'/></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5119570453826061608.post-6574763051533306668</id><published>2008-03-08T14:58:00.003+01:00</published><updated>2008-03-08T15:12:05.099+01:00</updated><title type='text'>Trent'anni per cambiare tutto; trent'anni per non mettere un punto</title><content type='html'>&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_b0vlLJUW02Y/R9Kee6tHJyI/AAAAAAAAAFk/Z28KXVI6I_Y/s1600-h/rapimento_moro.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5175373175793854242" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; CURSOR: hand" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/_b0vlLJUW02Y/R9Kee6tHJyI/AAAAAAAAAFk/Z28KXVI6I_Y/s320/rapimento_moro.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Trent'anni sono tanti. Trent'anni possono essere tantissimi, più di un secolo, se nella vita pubblica, nelle dinamiche del quotidiano ed in quelle dei macrosistemi è cambiato tanto.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;E' cambiato tutto.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;E però, nonostante tutto, nonostante che siano state accertate matrici e responsabilità, contesti e circostanze, il Paese i conti con quanto accaduto in via Fani quel 9 marzo del 1978 non risece proprio a farli. Ma stavolta lo spunto di riflessione lo affido a chi è più bravo, a valutare ed a scrivere. Invito tutti a leggere con attenzione il pezzo di &lt;strong&gt;Giuseppe D'Avanzo&lt;/strong&gt;, pubblicato da &lt;strong&gt;Repubblica &lt;/strong&gt;, ancorchè sia lungo. Ne usciremo un pò più consepevoli, forse un pò migliori&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;em&gt;ROMA - Dicono che da quel giorno, in via Mario Fani all'incrocio con via Stresa, ci sia l'ombra lunga di una maledizione. Dicono che niente va come dovrebbe. I commerci s'inceppano. Gli alberi sfioriscono. Sull'angolo della strada c'era un salice, trent'anni fa - era il 16 marzo del 1978, quando le Brigate Rosse sequestrano Aldo Moro. Il salice disseccò d'improvviso qualche mese dopo la strage e nessuna accorta cura poté impedirne la morte. Dicono che fu il primo segno della malasorte. Non c'è più il fioraio, Antonio Spiriticchio. Non c'è più il chiosco dei giornali dei Pistolesi. La stazione di servizio si è trasformata in un lavaggio fai-da-te. Sugli angoli delle due strade che s'incrociano, appiccicati alla meno peggio ai cartelli stradali, decine di messaggi propongono "affari" immobiliari. Pare che chi ci abita faccia le valigie, appena può. Il bar che allora si chiamava "Olivetti" è diventato un ristorante, "La Camilluccia". È chiuso, con i tavoli abbandonati all'aperto sotto la pioggia alle nove del mattino - l'ora in cui le Brigate Rosse si mossero. Dicono che ci sia una maledizione e deve essere storiella metropolitana perché se si attraversa la strada verso via Stresa c'è ancora la siepe di pitosforo dove gli assassini attesero, nascosti. Il pitosforo è cresciuto e i tronchi ben potati sono ormai larghi come tre dita. C'è una gran calma. Il traffico è leggero e ordinato, attenuato dal recente sottopasso tra il Foro Italico e la Pineta Sacchetti. &lt;/em&gt;&lt;a href="http://www.repubblica.it/2006/05/gallerie/cronaca/moro-memoria/1.html"&gt;&lt;em&gt;LE IMMAGINI&lt;/em&gt;&lt;/a&gt;&lt;em&gt; Anche quel giorno il traffico non era intenso. Il piccolo corteo di auto (una 130, un'Alfetta) scendeva veloce dalla collina quando la 128 di Mario Moretti con una targa del Corpo diplomatico frenò di botto all'incrocio. Fu allora che gli altri, con gli impermeabili blu, i berretti da piloti dell'Alitalia, uscirono da dietro la siepe con le pistole e gli M12. Spararono 91 proiettili contro i cinque uomini della scorta di Moro, il maresciallo Oreste Leonardi, i brigadieri Domenico Ricci e Francesco Zizzi, gli agenti di polizia Giulio Rivera e Raffaele Iozzino - il solo che riuscì a replicare con due colpi. Furono annientati in una manciata di secondi.&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;&lt;a href="http://ad.it.doubleclick.net/jump/N4381.repubblica.it/B2726866.2;sz=180x150;ord=995931888?"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://ad.it.doubleclick.net/click;h=v8/367d/3/0/*/k;190870535;0-0;0;24805533;2928-180/150;25009700/25027553/1;;~sscs=?http://www.intel.it/centrinovpro" target="_blank"&gt;&lt;/a&gt;&lt;em&gt;* * * Non è la maledizione quel che abita in via Fani, queste sono sciocchezze. Quel che mette a disagio, se ci si guarda intorno, è la memoria. Un'ingombrante memoria, in questo colle di Roma, non aiuta quel po' di storia identitaria che abbiamo messo insieme negli ultimi trent'anni. L'immagine del passato è ancora lì incorrotta come per il ricordo dell'assassinio di JFK o dell'11 settembre. Non c'è chi non ricordi dov'era e con chi in quel momento, che cosa disse e fece in quel momento preciso quando seppe che cosa era accaduto a Roma. Non c'è chi non abbia ancora negli occhi - al punto da poterne sentire ancora l'ansia - i parabrezza frantumati, i fori neri nell'auto bianca, il corpo di Iozzino a braccia larghe coperto da un lenzuolo bianco e la macchia di sangue sull'asfalto - densa, scura - un caricatore vuoto accanto al marciapiede nel piano sequenza di 3 minuti e 12 secondi dell'operatore del Tg che accompagna la voce ansimante di Paolo Frajese. Quel che non va è la storia, non la memoria. La storia, dopo trent'anni, dovrebbe essere ferma, fissa in un ordine temporale chiuso e ordinato, immobile, ragionevolmente condivisa alle nostre spalle e dovrebbe essere deficit della memoria farsi abitualmente ondivaga, flessibile, soggettiva, un po' falsaria. Per il "caso Moro" quest'equilibrio è capovolto: la memoria è solida, resistente, "condivisa"; la storia è fragile, contraddittoria, incerta, ancora precaria, quasi impedita dalla memoria. Dalla memoria dei brigatisti che scrivono, parlano, raccontano tra silenzi e omertà; la memoria di chi era al potere in quei giorni e ancora ha voce oggi: più che parlare spiegando, dissimula, confonde reticente e ancora oggi nasconde che cosa è stato. Si può riattraversare la strada ora. Dalla siepe di pitosforo verso l'angolo dove furono bloccate le auto. Sul muro tufaceo c'è una lapide, protetta da un vetro, che ricorda i custodi di Moro. "In questo luogo cinque uomini, fedeli allo Stato e alla democrazia, sono stati uccisi con fredda ferocia mentre adempivano al loro dovere". Non si legge di Aldo Moro, come se quegli uomini non fossero morti per il presidente della Dc. Non si legge dei terroristi delle Brigate rosse, come se non fossero, loro, gli assassini. Sottratte le ragioni e i responsabili, chi ha ucciso quegli uomini e perché? Non c'è scritto. Come se non potesse essere ancora scritto. Come se fosse ancora troppo azzardato scolpirlo nella pietra. Come se ancora non se ne potesse fare "storia". Come se fossimo tutti d'accordo a consegnarci a una sorta di "smemoratezza patteggiata". * * * Aldo Moro fu ucciso in via Camillo Montalcini, 8. Al primo piano, interno 1, fu interrogato e "processato" per 54 giorni, prigioniero in un cubicolo largo poco più un metro e lungo quattro, ricavato con una parete di cartongesso nel salone doppio che dava su un piccolo giardino. La mattina del 9 maggio i suoi carcerieri lo fecero vestire con gli stessi abiti di marzo. Lo costrinsero in una cesta. Due rampe di scale. Il garage. Nel box, la Renault 4 amaranto era parcheggiata con il muso verso l'esterno. Entrarono. Lo sistemarono nel bagagliaio. Il corpo di traverso appoggiato sul fianco sinistro. Gli coprirono il volto con il lembo di una coperta di colore rosso bordò. Mario Moretti e Germano Maccari gli spararono con una Walter Ppk silenziata, che si inceppò subito, e due raffiche definitive di una Skorpion. Non c'è alcuna traccia di quest'orrore in via Montalcini. La via è deserta. Nemmeno al capolinea degli autobus più avanti c'è anima viva. La "prigione" ha le serrande abbassate come se l'appartamento fosse abbandonato e senza vita e ci si occupasse soltanto del piccolo giardino che appare ben curato. Nel condominio nessuno risponde al citofono. Sono tutti al lavoro. Pare che si venga qui soltanto per dormire. In strada, due manovali rumeni. Chiedere di Moro? Sul muro, non una targa né una lapide né alcun segno. Anche qui, non c'è traccia della "storia" in questa strada anonima e appartata della Portuense dove Anna Laura Braghetti e Germano Maccari vigilarono sul presidente della Dc e Mario Moretti lo interrogò. Un luogo introvabile in quei giorni. Invisibile, quasi misterioso nonostante le perquisizioni, gli accertamenti, i posti di blocco, le "battute". Ogni giorno per cinquantaquattro giorni ci furono in Italia 1294 posti di blocco (157 nella capitale), 1881 pattugliamenti (444 a Roma), 637 perquisizioni (173 a Roma). Furono controllati in quel periodo 6 milioni e mezzo di italiani e tuttavia per lo meno una ventina di brigatisti riuscirono con successo ad attraversare la capitale in lungo e in largo in quei giorni; a telefonare alla famiglia e agli amici del presidente della Dc da piazza Colonna, da via Giulio Cesare, dalla controllatissima Stazione Termini; a incontrarsi in piazza Barberini, all'angolo di via Veneto per decidere finalmente se uccidere o liberare il "prigioniero"; a cenare più volte a Trastevere con i leader dell'Autonomia sollecitati dal partito socialista a tentare una trattativa; a stampare volantini nella tipografia al 31 di via Pio Foà; a consegnarli nella Galleria Esedra, di fronte al Grand Hotel, in piazza Risorgimento, in piazzetta Augusto Imperatore, addirittura "nel quadrilatero del Palazzo" dentro il cestino della carta straccia di quella piazza del Gesù dove la sede della Democrazia era diventata l'epicentro della tragedia per gli uomini della Democrazia Cristiana - Zaccagnini, Anselmi, Misasi, Galloni, Pisanu, Bodrato, Taviani. Vi si riunivano in "costante contatto" con Cossiga (ministro dell'Interno), Andreotti (presidente del Consiglio), Fanfani (presidente del Senato), Leone (presidente della Repubblica) per decidere, come sostiene a ragione Giovanni Moro, di non decidere: evitarono ogni dialogo e trattativa con i sequestratori e si preclusero, nello stesso tempo, ogni possibilità di rintracciare davvero la prigione di Moro o gli appartamenti abitati dai terroristi (via Gradoli, via Chiabrera, Borgo Pio). Come, al contrario, si fece prima e dopo quel 16 marzo del 1978 per il giudice Mario Sossi, il generale James Lee Dozier, l'assessore regionale Ciro Cirillo. * * * La Renault 4 targata N56786 con il corpo di Aldo Moro, nascosto alla vista dalla coperta nel portabagagli, si muove intorno alle sette del mattino lungo le strade secondarie della Magliana, Monteverde, Trastevere. Poi, il ponte sul Tevere e il Ghetto. Piazza Mattei. Piazza Paganica. Botteghe Oscure deserta. L'auto volta a destra in via Michelangelo Caetani. La parcheggiano tra i civici 8 e 9 accostata allo stretto marciapiede di porfido, il muso rivolto verso via Funari. Via Caetani è una strada breve, austera, umida, buia. Ci si passa in fretta. C'è una sola macchia di colore nel grigio della pietra. È di fronte al palazzo che ospita l'Istituto di storia moderna, la Discoteca di Stato, il Centro studi americani. La macchia di fronte a Palazzo Caetani è di un giallo sbiadito lungo poco più di due metri, alto tre. Al centro, la lapide ricorda: "Cinquantaquattro giorni dopo il suo barbaro rapimento, venne ritrovato in questo luogo, la mattina del 9 maggio 1978, il corpo crivellato di proiettili di Aldo Moro. Il suo sacrificio freddamente voluto con disumana ferocia da chi tentava inutilmente d'impedire l'attuazione di un programma coraggioso e lungimirante a beneficio dell'intero popolo italiano resterà quale monito e insegnamento a tutti i cittadini per un rinnovato impegno di unità nazionale nella giustizia, nella pace, nel progresso sociale". Anche qui nessun accenno ai cinque uomini che, prima di Moro, sacrificarono la loro vita. Nessun riferimento, nessuna allusione alle Brigate rosse. Come se la strage di via Fani e l'assassinio di Moro non appartenessero alla stessa tragica parabola. Come se chi venisse dopo di noi non dovesse conoscere i responsabili e la ragione di quelle barbarie, la loro contiguità nella morte. Anzi, la ragione di quella tragedia è come nascosta, reinventata. Dicono che via Caetani sia stata una "scelta simbolica" per le Brigate rosse. Dicono che la strada è giusto nel mezzo tra il palazzo di via Botteghe Oscure, dov'era la direzione del Partito comunista, e palazzo Cenci Bolognetti che ospitava, a piazza del Gesù, gli uffici della direzione della Democrazia cristiana. Dicono che quell'uomo mostrato agli occhi del Paese come un fagotto gettato in fretta in un'auto doveva dire agli italiani quanto fosse impossibile e nefasto il patto politico del "compromesso storico". Nella costruzione di questa memoria - di questo bisogno di memoria - c'è una manipolazione, uno scarto anche toponomastico. Via Caetani non è nel mezzo tra Botteghe Oscure e Piazza del Gesù. È lontano un centinaio di metri dal palazzo rosso. È in un'altra direzione rispetto al palazzo bianco. La "nuova" collocazione di quella strada buia nel cuore di Roma scolpisce nella memoria collettiva una rappresentazione sapientemente alterata della morte di Aldo Moro. Liquida con una scelta perentoria ogni necessità di storia ("Tutto è così chiaro"). Ne confonde le logiche. Ne occulta le responsabilità. Rende di "geometrica potenza" la lucidità politica dell'assalto allo Stato delle Brigate rosse. Esalta la "fermezza" delle istituzioni pubbliche e delle forze politiche, anche quando è stata soltanto un espediente strumentale o ipocrita. Rende possibile una quieta "comunione nella dimenticanza" protetta da una memoria collettiva che lascia senza risposte assennate le questioni essenziali. Se le Brigate rosse o chi, attraverso loro, tirava dall'esterno o dall'interno i fili di una cospirazione voleva liberarsi dello scomodo Moro per impedire l'accesso dei comunisti nell'area di governo, perché rapirlo e non ucciderlo subito, lì a via Fani, con la sua scorta? È proprio vero che i comunisti avrebbero votato la fiducia al IV governo Andreotti, nonostante le perplessità sui nomi dei ministri? O al contrario fu il sequestro di Moro che li costrinse a metter da parte i molti dubbi che avrebbero dovuto sciogliere proprio quella mattina del 16 marzo? Quale influenza ebbe - non sul sequestro del presidente della Dc, ma negli ambigui 54 giorni che seguirono - quell'"area occulta del potere" che, negli italiani anni settanta, era particolarmente affollata di logge massoniche, servizi segreti "deviati", affaristi, neofascisti, mafiosi, grand commis, prelati, imprenditori e, sull'altro fronte, di sindacalisti, giornalisti, politici, intellettuali legati alla sinistra extraparlamentare e "rivoluzionaria"? * * * Eleonora Moro non abita più in via del Forte Trionfale, 79. Cinque anni fa, anche lei, è andata via. L'uomo che ripulisce il breve viale di accesso non l'ha mai conosciuta né vista. * * * Non c'è più la Democrazia cristiana. Non c'è più il Partito comunista. Non ci sono più quelle Brigate rosse. Quel mondo è scomparso. I morti sono sottoterra. Gli assassini sono liberi. Dopo trent'anni, abbiamo soltanto la nostra memoria a confondere ogni differenza. Può essere la conclusione, provvisoria. Non siamo riusciti a fare i conti con la nostra storia, con un assassinio che ha chiuso alle nostre spalle, come un cancello di pietra, i primi tre decenni della Repubblica. Questa collettiva impotenza ci consente soltanto i ricordi che ci fanno più comodo, che ci appaiono - al momento - più utili. Se così deve essere, il miglior ricordo è ancora oggi soltanto nelle parole che, nell'ora dell'addio, Aldo Moro scrisse a "Norina". "Bacia e carezza per me tutti, volto per volto, occhi per occhi, capelli per capelli. A ciascuno una mia immensa tenerezza che passa per le tue mani. Sii forte, mia dolcissima, in questa prova assurda e incomprensibile. Sono le vie del Signore. Vorrei capire, con i miei piccoli occhi mortali come ci si vedrà dopo. Se ci fosse luce, sarebbe bellissimo".&lt;/em&gt; &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5119570453826061608-6574763051533306668?l=giusvabranca.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5119570453826061608/posts/default/6574763051533306668'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5119570453826061608/posts/default/6574763051533306668'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://giusvabranca.blogspot.com/2008/03/trentanni-per-cambiare-tutto-trentanni.html' title='Trent&apos;anni per cambiare tutto; trent&apos;anni per non mettere un punto'/><author><name>giusva branca</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_b0vlLJUW02Y/R9Kee6tHJyI/AAAAAAAAAFk/Z28KXVI6I_Y/s72-c/rapimento_moro.jpg' height='72' width='72'/></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5119570453826061608.post-7971277329429928426</id><published>2008-02-28T20:57:00.003+01:00</published><updated>2008-02-28T21:07:08.000+01:00</updated><title type='text'>Stavolta non dico niente...</title><content type='html'>&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_b0vlLJUW02Y/R8cUKbt1A8I/AAAAAAAAAFc/Qu-BNZ5DNhw/s1600-h/demagistris.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5172124866529526722" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; CURSOR: hand" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/_b0vlLJUW02Y/R8cUKbt1A8I/AAAAAAAAAFc/Qu-BNZ5DNhw/s320/demagistris.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Stavolta non dico niente...mi affido solo alla "fredda cronaca"...&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Catanzaro, procedimento a carico, tra gli altri, di Agazio Loiero:&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;settembre 2007: la Procura di Catanzaro (Pm De Magistris) chiude le indagini e consegna al Gup la richiesta di rinvio a giudizio per Agazio Loiero (ed altri). Loiero diventa formalmente imputato.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;gennaio 2008: De Magistris è travolto dalla decisione del CSM che, però, non è esecutiva e, quindi, resta al suo posto&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;gennaio 2008: De Magistris va in ferie e non presenza alle udienze; poco male, l'ufficio di Procura è impersonale&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;febbraio 2008: il Gup rimanda le carte in Procura e chiede di specificare meglio i capi di imputazione, poco chiari&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;febbraio 2008: l'ufficio di Procura, dopo avere "sistemato" i capi di imputazione va in aula rappresentato dal dott. Curcio (De Magistris è ancora in ferie)&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;28 febbraio 2008: la Procura della Repubblica di Catanzaro (dott.Curcio), quella stessa Procura che aveva dato la patente di indagato prima ed imputato poi al Governatore della Calabria, sulla base delle stesse carte chiedeil proscioglimento con formula ampia. il Gup ci mette pochi minuti ad analizzare la situazione di Loiero e lo proscioglie.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;De Magistris è in ferie.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Nella condizione migliore per essere giudicato vittima epurata o carnefice neutralizzato.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;La Procura di Catanzaro dovrebbe essere sempre la stessa&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5119570453826061608-7971277329429928426?l=giusvabranca.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5119570453826061608/posts/default/7971277329429928426'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5119570453826061608/posts/default/7971277329429928426'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://giusvabranca.blogspot.com/2008/02/stavolta-non-dico-niente.html' title='Stavolta non dico niente...'/><author><name>giusva branca</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_b0vlLJUW02Y/R8cUKbt1A8I/AAAAAAAAAFc/Qu-BNZ5DNhw/s72-c/demagistris.jpg' height='72' width='72'/></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5119570453826061608.post-6251014931689456803</id><published>2008-02-13T21:17:00.004+01:00</published><updated>2008-02-13T21:29:52.254+01:00</updated><title type='text'>Se un uomo è solo e disperato è pronto a tutto</title><content type='html'>&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_b0vlLJUW02Y/R7NSYLt1A7I/AAAAAAAAAFU/liOujIpIwv8/s1600-h/bimbirapitore.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5166563772939436978" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; CURSOR: hand" height="118" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/_b0vlLJUW02Y/R7NSYLt1A7I/AAAAAAAAAFU/liOujIpIwv8/s320/bimbirapitore.jpg" width="143" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Non serve essere genitore per misurare l'angoscia.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Non serve trasporre sui propri figli il dramma di undici bimbi sequestrati per capire a fondo la tragedia che ne deriva.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Quando, stamane, il cellulare è squillato perchè uno dei collaboratori di &lt;a href="http://www.strill.it/"&gt;&lt;em&gt;www.strill.it&lt;/em&gt;&lt;/a&gt; col tono da "edizione straordinaria" mi comunicava che "c'è uno che tiene in ostaggio dei bimbi in un asilo" la giornata è girata su sè stessa.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Il resto è noto: i lanci giornalistici, il susseguirsi degli eventi ed il lieto fine.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;E' noto anche il tentativo di linciaggio ai dannni di Christian Familiari, 32 anni, mille problemi e nessuno che, prima di oggi, lo ascoltasse.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Va bene tutto, però no, i bimbi no! Siamo tutti d'accordo.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Ma chi lo ha visto da vicino Christian, chi ci ha parlato giura che, più della rabbia verso l'autore di un gesto turpe, ha preso il sopravvento la pietà per un uomo confuso, probabilmente perso, certamente stanco.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Il Sindaco Scopelliti, il capo della mobile Cortese, il Questore Giuffrè, i bimbi stessi, a modo loro, hanno sottolineato quanto la disperazione abbia vinto sulla ragione, sulla logica, spalancando la strada alla bestialità.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Latente in tutti noi, non dimentichiamolo.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5119570453826061608-6251014931689456803?l=giusvabranca.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5119570453826061608/posts/default/6251014931689456803'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5119570453826061608/posts/default/6251014931689456803'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://giusvabranca.blogspot.com/2008/02/se-un-uomo-solo-e-disperato-pronto.html' title='Se un uomo è solo e disperato è pronto a tutto'/><author><name>giusva branca</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_b0vlLJUW02Y/R7NSYLt1A7I/AAAAAAAAAFU/liOujIpIwv8/s72-c/bimbirapitore.jpg' height='72' width='72'/></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5119570453826061608.post-7433797179920238181</id><published>2008-01-29T15:36:00.001+01:00</published><updated>2008-01-29T15:46:07.206+01:00</updated><title type='text'>Chiamate un medico. Ma di quelli bravi...</title><content type='html'>&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_b0vlLJUW02Y/R587rpXs4JI/AAAAAAAAAFM/4doWdM6WzXs/s1600-h/folla.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5160909319015555218" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; CURSOR: hand" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/_b0vlLJUW02Y/R587rpXs4JI/AAAAAAAAAFM/4doWdM6WzXs/s320/folla.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt; Allora, proviamo a ricapitolare: accade che in questo strampalato Paese, mentre più di qualcuno dovrebbe avere a cosa pensare, mentre una delle sempre più numerose stragi bestiali, di furia cieca e animalesca - quella di Erba - approda in Corte d'Assise, a Como, siano centinaia le persone in coda fin dalle sei del mattino davanti al Palazzo di Giustizia per accaparrarsi uno dei "preziosissimi" sessanta tagliandi che davano diritto ad assistere dal vivo al processo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ora, escludendo che si tratti di bramosia "tecnica", di cultori della materia, assistiamo alla rappresentazione più marcata della degenerazione della società. Tanti giovani, alcune massaie, qualche professionista, ma anche pensionati, impiegati che hanno chiesto un giorno di permesso, gente che magari ogni giorno maledice la vita perchè ti obbliga ad alzarti quando ancora è buio, ha scelto, per una volta, di farlo a gusto proprio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ed ha scelto di farlo solo per rivivere in aula la ricostruzione della violenza più belluina.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Belve, certo, quelle che agiscono come le cronache raccontano.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma gli altri, quelli in coda, come li definiamo???&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In attesa di risposta, per favore, chiamate un medico.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma che sia bravo.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5119570453826061608-7433797179920238181?l=giusvabranca.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5119570453826061608/posts/default/7433797179920238181'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5119570453826061608/posts/default/7433797179920238181'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://giusvabranca.blogspot.com/2008/01/chiamate-un-medico-ma-di-quelli-bravi.html' title='Chiamate un medico. Ma di quelli bravi...'/><author><name>giusva branca</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_b0vlLJUW02Y/R587rpXs4JI/AAAAAAAAAFM/4doWdM6WzXs/s72-c/folla.jpg' height='72' width='72'/></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5119570453826061608.post-3520596388826171101</id><published>2008-01-24T09:21:00.000+01:00</published><updated>2008-01-24T09:35:31.486+01:00</updated><title type='text'>"Legga di più, studi di più, si informi di più"</title><content type='html'>&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_b0vlLJUW02Y/R5hNkZXs4II/AAAAAAAAAFE/QtPs-eL0Amc/s1600-h/anni70.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5158958660833828994" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; CURSOR: hand" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/_b0vlLJUW02Y/R5hNkZXs4II/AAAAAAAAAFE/QtPs-eL0Amc/s320/anni70.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt; Bastano trent'anni e più per scrivere la storia nella sua genesi e nelle sue dinamiche evolutive?&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Certamente no, ma - in un'era che corre e che brucia in un giorno ciò che prima stava a galla mesi - mettere i paletti sui fatti, scrostare qualche alone di ingiustificata leggenda è cosa non solo possibile ma anche doverosa.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Sono passati trent'anni esatti dal 1977-78, la punta più alta (o più bassa, fate voi) del delirio collettivo che caratterizzò gli anni '70.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Ed oggi, dopo oltre tre decenni, bisogna dirlo a chiare note: quegli anni rappresentano il punto più basso della storia postunitaria del Paese. Furono anni bui, violenti, in ogni settore. Violenza verbale e violenza fisica. &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Certo, furono anche anni (come sempre in questi casi, la storia lo insegna) di grandi fermenti culturali, ma questo non basta per ammantarli di leggenda come qualcuno tenta di fare.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;C'è una forte dose di equivoco sull'analisi degli anni '70 ed è tempo di spazzarla via.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;La figuraccia rimediata da Floris, conduttore di Ballarò che, alla definizione di Giuliano Ferrara (che può stare simpatico o antipatico, ma sul cui spessore culturale non è lecito dubitare) di anni "maledetti" ha ribattuto sorridente ( e come sennò?) : "Per me, veramente, il 1978 è l'anno dei Mondiali di Argentina".&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;"Beato lei. Io, però, non ne farei un vanto. Legga di più, studi di più, si informi di più, caro Floris" ha risposto, caustico, Ferrara...&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5119570453826061608-3520596388826171101?l=giusvabranca.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5119570453826061608/posts/default/3520596388826171101'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5119570453826061608/posts/default/3520596388826171101'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://giusvabranca.blogspot.com/2008/01/legga-di-pi-studi-di-pi-si-informi-di.html' title='&quot;Legga di più, studi di più, si informi di più&quot;'/><author><name>giusva branca</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_b0vlLJUW02Y/R5hNkZXs4II/AAAAAAAAAFE/QtPs-eL0Amc/s72-c/anni70.jpg' height='72' width='72'/></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5119570453826061608.post-7552426303839375472</id><published>2008-01-15T10:56:00.000+01:00</published><updated>2008-01-15T11:05:32.529+01:00</updated><title type='text'>Non decidere è peggio che decidere male</title><content type='html'>&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_b0vlLJUW02Y/R4yFO5mhmeI/AAAAAAAAAE8/_tI77XsRjIo/s1600-h/stretto.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5155642164459444706" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; CURSOR: hand" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/_b0vlLJUW02Y/R4yFO5mhmeI/AAAAAAAAAE8/_tI77XsRjIo/s320/stretto.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Quante cose possono accadere in un anno?&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Quente cose si possono fare?&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Infinite?&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;No, infinite no, ma tante di sicuro si.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Un anno fa il Segesta veniva speronato nello Stretto, quattro persone chiudevano lì il loro percorso terreno.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;E' passato un anno, fiumi di parole si sono spesi, spesso scientemente vuoti. Meglio, falsi.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Sullo Stretto non è cambiato nulla, la navigazione è insicura come allora.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Ancora una volta sulla gente si è abbattuta la iattura più grande; peggio delle decisioni sbagliate c'è solo il non decidere&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5119570453826061608-7552426303839375472?l=giusvabranca.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5119570453826061608/posts/default/7552426303839375472'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5119570453826061608/posts/default/7552426303839375472'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://giusvabranca.blogspot.com/2008/01/non-decidere-peggio-che-decidere-male.html' title='Non decidere è peggio che decidere male'/><author><name>giusva branca</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_b0vlLJUW02Y/R4yFO5mhmeI/AAAAAAAAAE8/_tI77XsRjIo/s72-c/stretto.jpg' height='72' width='72'/></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5119570453826061608.post-5518294126694583276</id><published>2008-01-05T19:05:00.000+01:00</published><updated>2008-01-05T19:23:57.915+01:00</updated><title type='text'>Ed io sto con Napoli!</title><content type='html'>&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_b0vlLJUW02Y/R3_LMpmhmdI/AAAAAAAAAE0/XA6Pq9JVddE/s1600-h/napoli.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5152059916921444818" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; CURSOR: hand" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_b0vlLJUW02Y/R3_LMpmhmdI/AAAAAAAAAE0/XA6Pq9JVddE/s320/napoli.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Non escludo che la mia passione per tutto ciò che è controverso, difficile, apparentemente dannato mi possa condizionare.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Non escludo che il fascino che, da sempre, esercitano su di me Napoli ed i Napoletani possa incidere sull'analisi.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;E però io sto con Napoli; io, per quel poco, pochissimo che possa contare, sto con la gente di Napoli.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Nei giorni del delirio, della follia, dell'inferno (niente evoca più un girone dantesco di cataste di rifiuti che bruciano) più di qualche voce - anche autorevole - si è levata dicendo che, in fondo, i Napoletani in qualche modo se lo meritano o se la sono cercata questa situazione da incubo metropolitano.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Chi mi conosce sa quanto io sia duro, a tratti durissimo, nelle valutazioni quotidiane di ciò che accade in questo nostro sgangheratissimo Sud, spesso più carnefice che vittima del proprio destino.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Ma a tutto c'è un limite; se è vero che - come diceva Lincoln- "nessuno è in grado di governare un altro senza il suo consenso" è anche vero il contrario, soprattutto se da parte di chi, nei secoli, avrebbe dovuto governare nulla è arrivato.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Governare significa prima di ogni cosa scegliere. Chi governa, a qualunque livello, prima ancora di fare la cosa giusta, ha il dovere di fare delle scelte. Anche, anzi soprattutto se sono scomode.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Napoli (in realtà non solo Napoli, ma il capoluogo partenopeo è l'emblema di tutto ciò) ha sempre avuto solo disinteresse.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Oggi - in piena emergenza non certo originata dalla gente di Napoli - a loro si chiede senso civico, responsabilità rispetto delle regole, senso del dovere, idea di Stato.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Quello stesso Stato che non è riuscito a dare risposte alle più elementari ed ineludibili esigenze di un territorio: sicurezza, occupazione, lavoro, pulizia.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Non ce ne sono altri pilastri; a Napoli in particolare ed al Sud in genere, sono stati tutti abbattuti, sbriciolati da logiche spartitorie pluridecennali o forse da ricondurre addirittura ai primi tempi della fase postborbonica (anche questa originata da un ribaltone passato sopra la testa della gente, ma questa è un'alra storia).&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Destra e sinistra, prima e seconda Repubblica hanno saccheggiato Napoli o, peggio, si sono svenduti alla minoranza che comanda illegalmente e senza scrupoli. &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Ed ora si chiede a Napoli di dimostrare il senso dello Stato.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;"Colpo di Stato, ma che colpo se lo Stato qui non c'è", cantava Stefano Rosso esattamente 30 anni fa.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Di acqua sotto i ponti ne è passata tanta, ma sembra scritta ieri&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5119570453826061608-5518294126694583276?l=giusvabranca.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5119570453826061608/posts/default/5518294126694583276'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5119570453826061608/posts/default/5518294126694583276'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://giusvabranca.blogspot.com/2008/01/ed-io-sto-con-napoli.html' title='Ed io sto con Napoli!'/><author><name>giusva branca</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_b0vlLJUW02Y/R3_LMpmhmdI/AAAAAAAAAE0/XA6Pq9JVddE/s72-c/napoli.jpg' height='72' width='72'/></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5119570453826061608.post-4903612396087545841</id><published>2007-12-31T10:46:00.000+01:00</published><updated>2007-12-31T10:49:31.879+01:00</updated><title type='text'>Buona fortuna, Calabria</title><content type='html'>&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_b0vlLJUW02Y/R3i7IpmhmcI/AAAAAAAAAEs/Fc0ceXBjNeQ/s1600-h/mare.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5150071931178949058" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; CURSOR: hand" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/_b0vlLJUW02Y/R3i7IpmhmcI/AAAAAAAAAEs/Fc0ceXBjNeQ/s320/mare.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Doveva essere l’anno della svolta, il 2007, per la Calabria; ha rischiato di diventarlo, in negativo.Ci lasciamo alle spalle dodici mesi da incubo. &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Sul piano sociale, sotto il profilo economico ed anche con riguardo ad un assedio, ormai asfissiante della criminalità.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Lo si è detto tante volte, in passato, ma stavolta l’allarme è non solo fondato, ma soprattutto terribilmente reale e concreto: la Calabria non può più attendere.Ai calabresi servono risposte sul piano dei fatti e non dei proclami. I Calabresi vogliono, devono sapere se questa terra – con sacrificio, in tempi medio-brevi – possa individuare una via, una strada per lo sviluppo, per garantire un futuro a chi decide di restare.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Perché per molti, per troppi, la scelta è nuovamente quella di qualche decennio fa: partire o restare, tutto sul rosso o tutto sul nero.E la storia ha insegnato che solo una cosa è peggio delle decisioni sbagliate: non decidere.E di decisioni rimaste nel cassetto, di parole forti e di rottura rimaste in gola il recente passato è pieno zeppo.Né pare tranquillizzante, alla luce del recente passato, il fatto che una nuova valanga di soldi si stia per abbattere sulla Calabria.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Troppe volte le opportunità di sviluppo hanno fatto rima con gli appetiti delle cosche e con l’incapacità della politica di proteggerle da questo tipo di aggressioni.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Troppe volte la gente di Calabria ha dovuto rinfoderare sogni di un futuro normale dove a brillare non fosse solo il mare baciato dal sole, miracolo della natura che per decenni gli uomini hanno provato a portare all’incasso in proprio per nascondere peccati spesso mortali.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Troppe volte la Calabria si è accorta di avere un gran futuro dietro le spalle.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Con il 2008 la classe dirigente, tutta, non solo quella politica, vedrà azzerare scuse ad attenuanti, “se” e “ma”.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Si ode distintamente la campanella che, contemporaneamente, segna la fine della ricreazione e l’inizio dell’ultimo giro.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5119570453826061608-4903612396087545841?l=giusvabranca.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5119570453826061608/posts/default/4903612396087545841'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5119570453826061608/posts/default/4903612396087545841'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://giusvabranca.blogspot.com/2007/12/buona-fortuna-calabria.html' title='Buona fortuna, Calabria'/><author><name>giusva branca</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_b0vlLJUW02Y/R3i7IpmhmcI/AAAAAAAAAEs/Fc0ceXBjNeQ/s72-c/mare.jpg' height='72' width='72'/></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5119570453826061608.post-5868908348600873491</id><published>2007-12-07T19:43:00.000+01:00</published><updated>2007-12-07T19:54:31.574+01:00</updated><title type='text'>Poveri noi!</title><content type='html'>&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_b0vlLJUW02Y/R1mWyifTBOI/AAAAAAAAAEk/68kQsP25Vxo/s1600-h/calabria.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5141306244615832802" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; CURSOR: hand" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_b0vlLJUW02Y/R1mWyifTBOI/AAAAAAAAAEk/68kQsP25Vxo/s320/calabria.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Loiero ha dichiarato che la costruzione dei 4 nuovi ospedali calabresi, finanziata con nuovi fondi giunti ad hoc da Roma, sarà affidata alla Protezione Civile.&lt;br /&gt;La scelta di affidare alla protezione civile la realizzazione delle quattro strutture” – ha precisato il Governatore – è tutta nostra. Riteniamo che solo in questo modo si possano avere certezze sui tempi di costruzione e sul superamento di eventuali intoppi tecnico-burocratici”.&lt;br /&gt;Dopo questa possiamo veramente dire di aver visto tutto. In Calabria, insomma, la costruzione di un ospedale è equiparata alla gestione dei danno di un terremoto o di un incendio!&lt;br /&gt;Poveri noi!&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5119570453826061608-5868908348600873491?l=giusvabranca.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5119570453826061608/posts/default/5868908348600873491'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5119570453826061608/posts/default/5868908348600873491'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://giusvabranca.blogspot.com/2007/12/poveri-noi.html' title='Poveri noi!'/><author><name>giusva branca</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_b0vlLJUW02Y/R1mWyifTBOI/AAAAAAAAAEk/68kQsP25Vxo/s72-c/calabria.jpg' height='72' width='72'/></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5119570453826061608.post-4589777754213926644</id><published>2007-11-27T11:41:00.000+01:00</published><updated>2007-11-27T11:51:20.613+01:00</updated><title type='text'>Quale democrazia?</title><content type='html'>&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_b0vlLJUW02Y/R0v2SiXPZPI/AAAAAAAAAEU/O99LnluJPq8/s1600-h/veltroni.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5137470598268544242" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; CURSOR: hand" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/_b0vlLJUW02Y/R0v2SiXPZPI/AAAAAAAAAEU/O99LnluJPq8/s320/veltroni.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_b0vlLJUW02Y/R0v2bSXPZQI/AAAAAAAAAEc/9_6uyQvt0ys/s1600-h/berlusconi.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5137470748592399618" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; CURSOR: hand" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/_b0vlLJUW02Y/R0v2bSXPZQI/AAAAAAAAAEc/9_6uyQvt0ys/s320/berlusconi.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Mentre il Paese affonda la politica si arrovella alla ricerca del modo migliore per gestire sè stessa.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Beninteso, l'argomento non è di secondaria importanza, visto che se i meccanismi di governo ed amministrazione in genere restano impantanati, nessuna scelta - dalla più facile alla più complicata - è possibile.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Mi trovo d'accordo con Veltroni e Berlusconi. In sostanza chi riscuote il maggior numero dei consensi non può avere le mani legate e diventare, così, schiavo di partiti che rappresentano realtà numericamente insignificanti.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;E' accaduto tra Berlusconi e Bossi, accade ad ogni piè sospinto con Veltroni ostaggio ora di Bertinotti, ora di Diliberto, ora di Mastella.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Non se ne può più!&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;La democrazia non è un sistema perfetto, probabilmente è solo il meno peggio che c'è, ma una cosa è certa: se è vero che i diritti delle minoranza sono sacrosanti è altrettanto vero che, però, la maggioranza del Paese, di nessun Paese, non può diventarne schiavo&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5119570453826061608-4589777754213926644?l=giusvabranca.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5119570453826061608/posts/default/4589777754213926644'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5119570453826061608/posts/default/4589777754213926644'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://giusvabranca.blogspot.com/2007/11/quale-democrazia.html' title='Quale democrazia?'/><author><name>giusva branca</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_b0vlLJUW02Y/R0v2SiXPZPI/AAAAAAAAAEU/O99LnluJPq8/s72-c/veltroni.jpg' height='72' width='72'/></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5119570453826061608.post-369897498445291241</id><published>2007-11-13T10:02:00.000+01:00</published><updated>2007-11-13T10:30:55.450+01:00</updated><title type='text'>Soli e talvolta incapaci</title><content type='html'>&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_b0vlLJUW02Y/RzluaX1WklI/AAAAAAAAAEM/210tNxThlGs/s1600-h/pula.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5132254649718837842" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; CURSOR: hand" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/_b0vlLJUW02Y/RzluaX1WklI/AAAAAAAAAEM/210tNxThlGs/s320/pula.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Ci troviamo a valutare, a commentare l'ennesima tragedia.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Ma stavolta, sia ben chiaro, il calcio non c'entra nulla.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;L'episodio dell'area di servizio di Arezzo non va sopravvalutato nella sua portata generale, ma, comunque, indica un dato ormai ineludibile; tra i mille problemi che attanagliano il Paese e che, negli anni, la classe politica ha lasciato marcire ed ingigantire, quello relativo alla sicurezza, al disagio giovanile, alla maleducazione, alle sanzioni inadeguate, ad un'educazione che, nella sua inefficacia è pari solo alla repressione, ce n'è un altro che fa da detonatore a tutte queste micce accese contemporaneamente.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Diciamolo a chiare lettere: la Polizia italiana è inadeguata, per numero e, talvolta, anche per preparazione. Il rigore morale con il quale il capo della Polizia, Manganelli (nome omen...) sta affrontando la tragedia di Arezzo è esemplare, ma resta il fatto che sempre più spesso i rappresentanti delle Forze dell'Ordine sono impreparate, anche sul piano emotivo a gestire l'emergenza, almeno quando sono lasciati a loro stessi, a decisioni improvvise.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Diverso, come nel caso dell'assalto a Roma, l'approccio se il coordinamento regge (anche se la storia ci ha insegnato che anche in casi analoghi talvolta il sistema non regge - vedi G8).&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Ma su una casa che brucia (leggi criminalità e vandalismo diffusi nel Paese) la sensazione è che dalle pompe di chi dovrebbe spegnere l'incendio spesso esca benzina.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;E tutto ciò sulla coscienza ce l'ha chi, anno dopo anno, ha tagliato i fondi per istruire, gestire, migliorare chi va sulle strade.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Che molto, troppo spesso, è solo con sè stesso e la sua incapacità&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5119570453826061608-369897498445291241?l=giusvabranca.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5119570453826061608/posts/default/369897498445291241'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5119570453826061608/posts/default/369897498445291241'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://giusvabranca.blogspot.com/2007/11/soli-e-talvolta-incapaci.html' title='Soli e talvolta incapaci'/><author><name>giusva branca</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_b0vlLJUW02Y/RzluaX1WklI/AAAAAAAAAEM/210tNxThlGs/s72-c/pula.jpg' height='72' width='72'/></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5119570453826061608.post-3769134851777999684</id><published>2007-11-02T17:35:00.000+01:00</published><updated>2007-11-02T18:01:44.819+01:00</updated><title type='text'>Decidere di non decidere</title><content type='html'>&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_b0vlLJUW02Y/RytX6cjYghI/AAAAAAAAAEE/RvRvuvjoaUU/s1600-h/romfoto.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5128289262300070418" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; CURSOR: hand" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/_b0vlLJUW02Y/RytX6cjYghI/AAAAAAAAAEE/RvRvuvjoaUU/s320/romfoto.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Il Paese, questo maledetto Paese, ha compreso che quello degli immigrati è un problema nazionale. Lo comprende - naturalmente - dopo l'ennesimo fatto di violenza e sangue.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;lo comprende in maniera traumatica ed a seguito di un'altra irruzione di orrore fin dentro casa.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Eppure la problematica è seria ed attuale da anni.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Altri Paesi hanno da tempo affrontato e quanto meno contenuto la problematica.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;L'Italia, come sempre, ha deciso di non decidere, lasciando al tempo lo sviluppo di un problema che, come tutte le cose non arginate per tempo, ora ci sta cadendo addosso.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Ma la colpa è solo nostra. &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5119570453826061608-3769134851777999684?l=giusvabranca.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5119570453826061608/posts/default/3769134851777999684'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5119570453826061608/posts/default/3769134851777999684'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://giusvabranca.blogspot.com/2007/11/decidere-di-non-decidere.html' title='Decidere di non decidere'/><author><name>giusva branca</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_b0vlLJUW02Y/RytX6cjYghI/AAAAAAAAAEE/RvRvuvjoaUU/s72-c/romfoto.jpg' height='72' width='72'/></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5119570453826061608.post-7773394775125290889</id><published>2007-10-26T09:55:00.001+02:00</published><updated>2007-10-26T10:20:31.854+02:00</updated><title type='text'>Un mostro che mangia un pò di sè</title><content type='html'>&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_b0vlLJUW02Y/RyGjOMjYgfI/AAAAAAAAAD4/e2Z9aJoJkV0/s1600-h/tribunali.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5125557315207463410" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; CURSOR: hand" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/_b0vlLJUW02Y/RyGjOMjYgfI/AAAAAAAAAD4/e2Z9aJoJkV0/s320/tribunali.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Lo confesso: l'idea di un'ennesima puntata di "Annozero" sul caso-De Magistris non mi entusiasmava, nè, tantomeno, mi stuzzicava particolarmente l'ennesima apparizione televisiva del Pm di Catanzaro, unitamente ad una sua collega che pure apprezzo moltissimo, Clementina Forleo.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;E però un pò per curiosità e tanto per dovere professionale l'ho vista tutta, dall'inizio alla fine.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Finalmente ho apprezzato il caso trattato per come dovrebbe esserlo. Con morigeratezza e, soprattutto, in maniera tecnica. Lontano dagli strepiti di una piazza che capisce poco (non per colpa sua) e si agita come il vento.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Il parterre, d'altra parte, era di tutto rispetto: oltre a De Magistris e Forleo anche un altro magistrato di spessore, Ingroia, ed uno dei padri della procedura penale italiana, Grevi.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Il dibattito è stato franco, aperto e, ripeto, tecnico.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Lo stesso De Magistris ha sottolineato che è tempo di blindare l'indipendenza della magistratura.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Ma - ha sottolineato - la situazione più seria riguarda la cosiddetta indipendenza interna.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Quella derivante dalle intromissioni, non sempre ortodosse, di colleghi, superiori e quant'altro.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;A ben pensarci De Magistris - Mastella a parte- è in rotta di collisione con il suo Procuratore Capo, con il Gip, con la Procura Generale e, anche se non lo dice, tutto sommato rimprovera - a giusta ragione - al Csm di non avere agito per tempo almeno negli ultimi tre anni.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Ecco che, allora, qualcuno che nei decenni ha difeso a spada tratta ed in modo islamico l'operato della magistratura, in blocco ed in genere, sfuggendo alla tentazione di qualunque vaglio critico, rinunciando a cernere i magistrati seri e bravi da quelli che "ciurlavano nel manico" perchè "la magistratura non si tocca a prescindere" ha contribuito a generare un mostro.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Quel mostro che oggi mangia un pò di sè &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5119570453826061608-7773394775125290889?l=giusvabranca.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5119570453826061608/posts/default/7773394775125290889'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5119570453826061608/posts/default/7773394775125290889'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://giusvabranca.blogspot.com/2007/10/un-mostro-che-mangia-un-p-di-s.html' title='Un mostro che mangia un pò di sè'/><author><name>giusva branca</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_b0vlLJUW02Y/RyGjOMjYgfI/AAAAAAAAAD4/e2Z9aJoJkV0/s72-c/tribunali.jpg' height='72' width='72'/></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5119570453826061608.post-7517699680991357083</id><published>2007-10-20T17:04:00.001+02:00</published><updated>2007-10-20T17:07:42.514+02:00</updated><title type='text'>"Un bel tacer non fu mai scritto"</title><content type='html'>&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_b0vlLJUW02Y/RxoZny186KI/AAAAAAAAADw/7xdoDH5Gzxg/s1600-h/giustizia.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5123435697541015714" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; CURSOR: hand" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/_b0vlLJUW02Y/RxoZny186KI/AAAAAAAAADw/7xdoDH5Gzxg/s320/giustizia.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;L'inchiesta di De Magistris è stata avocata dalla Procura Generale.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Chi ne mastica un pò di queste cose sa che è la conclusione più ovvia di una storiaccia nata male e finita peggio, nella quale tutti i protagonisti, nessuno escluso, hanno straparlato fin dall'inizio e nella quale la fuga di notizie è stata la regola.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Serve serenità e serietà nell'amministrare la Giustizia.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Reeuisiti che l'ambientaccio che si era creato a Catanzaro aveva smarrito da tempo.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Che, poi, fosse esattamente l'obiettivo che qualcuno voleva perseguire è un'altra, amara, storia&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5119570453826061608-7517699680991357083?l=giusvabranca.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5119570453826061608/posts/default/7517699680991357083'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5119570453826061608/posts/default/7517699680991357083'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://giusvabranca.blogspot.com/2007/10/un-bel-tacer-non-fu-mai-scritto.html' title='&quot;Un bel tacer non fu mai scritto&quot;'/><author><name>giusva branca</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_b0vlLJUW02Y/RxoZny186KI/AAAAAAAAADw/7xdoDH5Gzxg/s72-c/giustizia.jpg' height='72' width='72'/></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5119570453826061608.post-1853705206058800136</id><published>2007-10-12T10:01:00.000+02:00</published><updated>2007-10-12T10:04:26.040+02:00</updated><title type='text'>Italia sigh, Italia brot, se famo du spaghi...</title><content type='html'>Riceviamo copia di una lettera inviata a Gazzetta dello Sport.&lt;br /&gt;La pubblichiamo senza alcun commento, francamente superfluo&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Leggo oggi su La Gazzetta dello Sport (11/10/07) di un'ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip di Napoli che, accogliendo le richieste del pm, ha permesso alla Digos di arrestare 5 ultrà del Napoli; accuse "pesantine" direi: associazione per delinquere all'estorsione, violazione della legge sulle armi, incendio e danneggiamento. Voglio proprio vedere se c'è qualcuno che, tra quelli che gozzovigliano allegramente in tv e vivacchiano parlando della solita piccola minoranza (è ovvio che non frequentano gli stadi.....è ovvio!), voglia o "possa" prendere nota di un piccolo particolare: a parte un ventenne (che probabilmente stava facendo uno stage....sigh!) gli altri 4 gentiluomini hanno rispettivamente 42.42,45 e 61 anni!!!Questo non vuole essere un j'accuse su Napoli (anche se, andare al San Paolo da tifoso avversario, non genoano, è quanto meno "problematico" ma questa è un'altra storia....), ma solo una piccola riflessione di un innamorato di questo sport/fede/passione, che ribalto al quotidiano sportivo più letto in Italia.Questa gente ha proprio paura del Daspo ............ ed intanto, nell'indifferenza generale, gli stadi si svuotano sempre più.... ..........però ho avuto modo di apprezzare personalmente la tolleranza zero che si sta applicando, infatti mi hanno sequestrato l'accendino ai filtri di Italia-Francia dello scorso settembre al Meazza (lo hanno fatto per la mia salute direte..), peccato che stavo entrando allo stadio con il biglietto nominale intestato ad una donna!.........è chiaro che sapevano che era intestato a mia moglie Fabiana..... Viva l'Italia! Cordiali saluti Enzo Repaci -  Reggio Calabria&lt;/em&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5119570453826061608-1853705206058800136?l=giusvabranca.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5119570453826061608/posts/default/1853705206058800136'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5119570453826061608/posts/default/1853705206058800136'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://giusvabranca.blogspot.com/2007/10/italia-sigh-italia-brot-se-famo-du.html' title='Italia sigh, Italia brot, se famo du spaghi...'/><author><name>giusva branca</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5119570453826061608.post-5821904718039893992</id><published>2007-10-04T12:48:00.001+02:00</published><updated>2007-10-07T13:53:43.053+02:00</updated><title type='text'>L'Italia degli inguardabili</title><content type='html'>&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_b0vlLJUW02Y/RwTFHPdkR5I/AAAAAAAAADg/H8uA45cNYPg/s1600-h/italia.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5117431804800026514" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; CURSOR: hand" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/_b0vlLJUW02Y/RwTFHPdkR5I/AAAAAAAAADg/H8uA45cNYPg/s320/italia.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Ma che strano Paese è questo?In una delle prime 15 città d'Italia per grandezza, Messina, accade che il Sindaco eletto due anni fa - dopo un'interminabile periodo di commissariato mentre la città affogava - è stato dichiarato decaduto dall'organo di giustizia amministrativa siciliana.Gravi inadempienze? Illegalità? Nemmeno per sogno! Accade che una lista (non certo maggiore) sia stata (dopo) dichiarata illegittimamente fruitrice del simbolo partitico con il quale (tra l'altro) si presentò anche alle elezioni del 2005 a Messina.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Intanto, in questo sgangherato Paese, il Ministro dei Trasporti - tra una litigata e l'altra con quello delle Infrastrutture - esulta perchè sono arrivati i soldi per predisporre un piano serio relativamente ai lavori della A3 ed alle conseguenze sul traffico; peccato che, intanto, mentre "a Roma discutono sul da farsi Sagunto viene espugnata" (Tito Livio) e così l'Anas, fregandosene altamente di appelli e richieste di ulteriori rinvii ha aperto i cantieri. Da ultimo il Governatore Loiero, non propriamentel'ultimo arrivato, ed un altro che sta dalla stessa parte della coalizione (!!!), fa sapere che "non se ne parla nemmeno di traghettare da Gioia Tauro.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;Popolo del centrosinistra, gioite!Sta per nascere il Partito Democratico, finalmente un grande partito riformista che garantisca unità ai valori del centrosinistra.Per il momento, però, l'unità che si nota ad occhio nudo è quella che lega Gasparri a Salvi che chiedono (in buona compagnia) lo scioglimento del Consiglio regionale della Calabria."E s'è incazzatooo!" - recitava Benigni in un leggendario Johnny Stecchino-. Stavolta s'è incazzato il Presidente. Anzi i Presidenti, Bova e Loiero ed hanno ringhiato contro Sinistra democratica che, vivaddio, sarà un pò distante dal nuovo Pd, ma sempre sinistra è...Niente da fare, è rottura, tra mille e mille distinguo, precisazioni, individuazioni di sfumature del "io sto con voi, però..." "stiamo assieme, ma io sono un'altra cosa"...e via dicendo.Ed in questo clima accade che un assessore regionale del Pdci, Michelangelo Tripodi, rimandi al mittente gli strali di Pignataro (stavolta non sono possibili distinguo perchè trattasi del medesimo partito) informandolo che i delinquenti è più facile ricercarli nel Parlamento piuttosto che a palazzo Camnpanella.Non proprio "politically correct", ed ecco che lo stesso Pignataro (componente della direzione nazionale del partito) ribatte che Tripodi si è lasciato andare..."sò ragaazziii", insomma. &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;Intanto a Vigevano c'è un mostro che si chiama Stasi, ha ucciso la fidanzata. Anzi no. Ma come? E' lui o no? E chi lo sa? Intanto viene arrestato, scarcerato, sbattuto in prima pagina ed analizzato anche da psicoterapeuti da piccolo schermo. Nel tempo si vedrà, in fondo chissenefrega se è colpevole o no, basta che garantisca a tutti un giro di giostra sotto i riflettori.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;Vicenda De Magistris. ne vogliamo parlare?Come la giri la giri viene fuori puzza.Mastella che propone una cosa già richiesta dagli ispettori ( e viene divorato dalla piazza).Mastella che, però, è tra gli intercettati, insieme a questo mondo e quall'altro - visto che pare che in Procura a Catanzaro giro lo strano virus del vizietto delle intercettazioni non autorizzate.De Magistris, che, però, sta tirando fuori un pò di magagne che potrebbero coinvolgere un pò di intoccabili.Già, gli intoccabili, o meglio gli inguardabili!Che Paese!&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5119570453826061608-5821904718039893992?l=giusvabranca.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5119570453826061608/posts/default/5821904718039893992'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5119570453826061608/posts/default/5821904718039893992'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://giusvabranca.blogspot.com/2007/10/litalia-degli-inguardabili.html' title='L&apos;Italia degli inguardabili'/><author><name>giusva branca</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_b0vlLJUW02Y/RwTFHPdkR5I/AAAAAAAAADg/H8uA45cNYPg/s72-c/italia.jpg' height='72' width='72'/></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5119570453826061608.post-586926363298497782</id><published>2007-09-25T22:31:00.000+02:00</published><updated>2007-09-25T22:37:32.461+02:00</updated><title type='text'>Il cielo in una bimba</title><content type='html'>&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_b0vlLJUW02Y/RvlxV_dkR2I/AAAAAAAAADI/XQhUz_C0tQM/s1600-h/images[11].jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5114243474482546530" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; CURSOR: hand" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/_b0vlLJUW02Y/RvlxV_dkR2I/AAAAAAAAADI/XQhUz_C0tQM/s320/images%5B11%5D.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Non sarà mai più un giorno come un altro, per me, il 25 settembre.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Un pezzo di cielo si è colorato tutto per noi.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;L'infinito e la forza, incontenibile, grandiosa, dell'uomo sono apparse a me in tutta la loro grandezza, per farti sentire al tempo stesso onnipotente ed insignificante.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Lo auguro a tutti. &lt;/div&gt;&lt;div&gt; &lt;/div&gt;&lt;div&gt;Se riuscissimo tutti a conservarlo bene nel cuore prima ancora che nella mente il mondo sarebbe molto, molto migliore.&lt;/div&gt;&lt;div&gt;Buona fortuna, Gaia.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5119570453826061608-586926363298497782?l=giusvabranca.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5119570453826061608/posts/default/586926363298497782'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5119570453826061608/posts/default/586926363298497782'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://giusvabranca.blogspot.com/2007/09/il-cielo-in-una-bimba.html' title='Il cielo in una bimba'/><author><name>giusva branca</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_b0vlLJUW02Y/RvlxV_dkR2I/AAAAAAAAADI/XQhUz_C0tQM/s72-c/images%5B11%5D.jpg' height='72' width='72'/></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5119570453826061608.post-2865749552599143169</id><published>2007-09-18T11:41:00.000+02:00</published><updated>2007-09-18T11:51:16.914+02:00</updated><title type='text'>Partiamo da tre punti fermi</title><content type='html'>&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_b0vlLJUW02Y/Ru-fSbfNRdI/AAAAAAAAADA/vR2ORB0_MN0/s1600-h/grillo.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5111479241053914578" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; CURSOR: hand" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/_b0vlLJUW02Y/Ru-fSbfNRdI/AAAAAAAAADA/vR2ORB0_MN0/s320/grillo.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Il V-day, Beppe Grillo, le firme.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Tutto troppo urlato, troppo sopra le righe.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Ma la cosa non può essere trattata con superficialità ed alcuni flash mi rimbalzano in mente come retrogusto complessivo della vicenda.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;E forse è bene tenerli a mente:&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;1)La gente è stufa di questa politica&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;2)Non esiste Stato democratico senza partiti&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;3)Se questi partiti sono malati, allora Beppe Grillo e la sua gente provano a farseli da soli&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Ma...mi pare di averla già sentita questa, in un passato recente...o sbaglio???&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5119570453826061608-2865749552599143169?l=giusvabranca.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5119570453826061608/posts/default/2865749552599143169'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5119570453826061608/posts/default/2865749552599143169'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://giusvabranca.blogspot.com/2007/09/il-v-day-beppe-grillo-le-firme.html' title='Partiamo da tre punti fermi'/><author><name>giusva branca</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_b0vlLJUW02Y/Ru-fSbfNRdI/AAAAAAAAADA/vR2ORB0_MN0/s72-c/grillo.jpg' height='72' width='72'/></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5119570453826061608.post-2644731740807231590</id><published>2007-09-12T22:35:00.000+02:00</published><updated>2007-09-12T22:45:38.329+02:00</updated><title type='text'>Uno Stato molto discreto...</title><content type='html'>&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_b0vlLJUW02Y/RuhPn7fNRcI/AAAAAAAAAC4/sOGYJ-VfLSc/s1600-h/images[11].jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5109421324653905346" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; CURSOR: hand" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/_b0vlLJUW02Y/RuhPn7fNRcI/AAAAAAAAAC4/sOGYJ-VfLSc/s320/images%5B11%5D.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Oggi ho fatto un tour nella provincia di Reggio: quasi dieci ore costantemente in auto. A3, poi statale verso Bagnara, poi ancora A3, poi Jonio-Tirreno, statale 106, Siderno, Locri, Bovalino, Natile, Platì, San Luca, Bianco, Africo, Brancaleone e poi verso Reggio.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Mi aspettavo, andando verso zone "calde" di dovere fare i conti con numerosi posti di blocco delle Forze dell'Ordine.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Bene, in tutto, in 300 chilometri percorsi, come detto, in quasi dieci ore, sapete cosa ho incontrato? 4 auto, due della Polizia (una a passeggio ed una ferma), una dei Carabinieri (posto di blocco) ed una della Guardia di Finanza (a passeggio).&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Tutte nella zona intorno a San Luca, non in paese, ma dall'incrocio con la statale verso su, fino ad un pò prima di arrivare in Paese, in assetto molto "free"...&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Niente da Reggio fino Rosarno, niente sulla Jonio-Tirreno, niente da Marina di Gioiosa a Bovalino, niente sulla strada per Natile e Platì, niente ad Africo, niente da Bovalino a Reggio.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Questo è lo Stato che controlla il territorio più a rischio del Paese...&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5119570453826061608-2644731740807231590?l=giusvabranca.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5119570453826061608/posts/default/2644731740807231590'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5119570453826061608/posts/default/2644731740807231590'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://giusvabranca.blogspot.com/2007/09/uno-stato-molto-discreto.html' title='Uno Stato molto discreto...'/><author><name>giusva branca</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_b0vlLJUW02Y/RuhPn7fNRcI/AAAAAAAAAC4/sOGYJ-VfLSc/s72-c/images%5B11%5D.jpg' height='72' width='72'/></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5119570453826061608.post-4035582122645798572</id><published>2007-09-06T15:11:00.000+02:00</published><updated>2007-09-06T15:17:07.442+02:00</updated><title type='text'>Tutti intorno al capezzale di un malato molto grave, anzi già qualcuno ha detto che il malato è quasi morto...(E.Bennato)</title><content type='html'>&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_b0vlLJUW02Y/Rt_9q1VtU3I/AAAAAAAAACw/wwMQcfdx9zM/s1600-h/images[2].jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5107079414775894898" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; CURSOR: hand" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/_b0vlLJUW02Y/Rt_9q1VtU3I/AAAAAAAAACw/wwMQcfdx9zM/s320/images%5B2%5D.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Volete sapere esattamente cosa significa che lo Stato è completamente assente? Vi copio due articoli pubblicati da strill.it in questi giorni.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Se servono commenti lasciatele, ma ne dubito...&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;La caserma di San Luca si farà.Dopo una strenua lotta lo Stato ha sconfitto sé stesso.Ha fischiettato nel bosco a lungo, come il bimbo che cerca di farsi coraggio mentre se la sta facendo sotto, ma alla fine è arrivata la firma della convenzione che porterà poco più di 2 milioni per finanziare la caserma.Oddio, in verità la caserma di San Luca era già stata appaltata ed i lavori erano già iniziati nell’ormai lontano 1996. La ditta aggiudicataria, però, dalla sera alla mattina aveva abbandonato tutto o, per utilizzare una terminologia più aderente sul piano geografico, si era data alla latitanza.Nessuno si è chiesto il perché e qui le cose sono due. O nessuno se lo è chiesto, diciamo così per distrazione, o, più probabilmente, perché tutti sapevano la risposta.Ed il motivo dell’abbandono non sta nel clima di San Luca, ma in qualcos’altro che, tuttavia, ha sempre a che fare con l’ambiente… &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Da un nostro concittadino, Giuseppe, riceviamo e pubblichiamo.&lt;br /&gt;Per ovvi motivi abbiamo omesso il nome dell'azienda interessata, ma da parte nostra la denuncia conserva intatta la sua dirompente valenza.&lt;br /&gt;Perchè in un Paese civile il rispetto dei più elementari diritti relativi all'attività lavorativa è la base, il fondamento della società.&lt;br /&gt;E, di converso, in un Paese che civile lo è solo a chiacchiere, il disconoscimento degli stessi è solo l'assist migliore per il proliferare della criminalità &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;Mi chiamo Giuseppe, lavoro da quasi sei anni. Vi vorrei raccontare la mia storia.Lavoravo presso un'azienda privata che si occupa di sicurezza pubblica da quasi sei anni. Ho iniziato con tanta passione accettando senza mai ribattere tutto quello che l’azienda mi chiedeva. Per i primi quattro anni ho pagato di tasca propria le spese inerenti al rilascio del decreto e del porto d’armi, ho lavorato più dell’orario stabilito dal ccnl e non sono mai stato retribuito per il lavoro straordinario svolto. Ho lavorato in condizioni disagiate senza impermeabile d’inverno e senza un piccolo posto all’ombra d’estate, ho usato mezzi fatiscenti e pericolosi senza mai un contatto con la centrale operativa in quanto tale centrale non è mai esistita, ho svolto quasi sempre servizio di trasporto valori con dei giubbotti antiproiettile che risalivano a circa 17 anni fa e non a norma, minacciato ho svolto per ben due volte sevizio di controllo con la mia autovettura, non ho mai preso ferie nel periodo estivo e quelle prese mi sono state date quando ha voluto l’istituto, sono stato sempre impiegato a svolgere lavoro notturno con tutti i rischi che ci sono e non mi è mai stato consentito di girare in tutti i servizi della società,ho svolto sevizi da 12 ore e me ne hanno retribuite 6, ho svolto servizi di viabilità sotto al sole e allo smog per tantissime ore,ho percepito gli stipendi alle date decise dalla società e la quattordicesima mensilità da prendere a luglio l’ho sempre presa a rate e anche dopo il mese di settembre. Bene, queste sono tutte cose che ho fatto anche se non dovevo per preservare il mio posto di lavoro. Però arrivato ad un certo punto della mia vita ho visto quello che stavo diventando e cioè una persona sola ed infelice, sola per via del lavoro notturno ed infelice perché per via delle cose che ho dovuto sopportare il mio carattere è andato sempre più verso il chiudersi e tutti gli amici e gli amori cosi facendo si sono allontanati da me.Arrivati all’ottobre 2006 non sopportando più certi abusi che l’azienda perpetrava verso di noi, io ed altri 3 colleghi ci siamo decisi ad iscriverci ad un sindacato per richiedere all’azienda di sistemare quello che non andava . Da lì è iniziato il mio calvario, mi sono fatto portavoce del pensiero dei miei colleghi e in modo formale abbiamo detto all’azienda ciò che non andava. Sono susseguite denunce all’Ispettorato del Lavoro,alla Questura,alla Prefettura e alla Guardia di Finanza poiché l’azienda continuava a mancare nei nostri confronti.Dopo tante battaglie e mentre io ero in malattia il 16/04/2007 mi arriva a casa la raccomandata con il preavviso di licenziamento motivato da eventuali dissesti finanziari. Rimandato tale licenziamento in quanto ero in malattia, giorno 06/06/2007 alle ore 21:50 mentre mi apprestavo a montare di servizio dopo essermi ristabilito il capo settore mi voleva consegnare una lettera che decretava il mio licenziamento in tronco senza il dovuto preavviso datato 07/06/2007 giorno in cui io avrei dovuto svolgere 6 delle mie otto ore.Adesso mi chiedo come può un’azienda risanare dei dissesti finanziari con 900 euro al mese? Stipendio da me percepito.Le Istituzioni che fine hanno fatto?L’Ispettorato del Lavoro dopo tutte queste mie denunce cosa ha sanzionato?La Questura e la Prefettura come mai non si sono mosse dopo le denunce del mio sindacato?Come mai in questa città chi ha voglia di lavorare non lo può fare?Si parla sempre di legalità ma come mai la legge non ha fatto niente dopo tutto ciò?Se il chiedere i miei diritti vuol dire perdere il posto di lavoro vorrà dire che la prossima volta mi starò zitto!!Come si può chiedere aiuto agli organi competenti e non ricevere niente per far valere i propri diritti?Io la risposta ce l’ho………..il pesce piccolo viene mangiato sempre dal più grande.Forse non ho le amicizie giuste per far valere i miei diritti o forse chi dovrebbe far rispettare certe regole si è venduto.Purtroppo qui vige la legge del più forte e non importa se poi a pagare sarà un povero lavoratore come me che ha sempre abbassato la testa a tutto. tanto i miei sogni e le mie bollette rimarranno solo mie. Con grande rammarico vi saluto nella speranza che queste cose non possano più accadere&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5119570453826061608-4035582122645798572?l=giusvabranca.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5119570453826061608/posts/default/4035582122645798572'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5119570453826061608/posts/default/4035582122645798572'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://giusvabranca.blogspot.com/2007/09/tutti-intorno-al-capezzale-di-un-malato.html' title='Tutti intorno al capezzale di un malato molto grave, anzi già qualcuno ha detto che il malato è quasi morto...(E.Bennato)'/><author><name>giusva branca</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_b0vlLJUW02Y/Rt_9q1VtU3I/AAAAAAAAACw/wwMQcfdx9zM/s72-c/images%5B2%5D.jpg' height='72' width='72'/></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5119570453826061608.post-3295179244894407441</id><published>2007-08-30T15:15:00.000+02:00</published><updated>2007-08-30T15:24:30.213+02:00</updated><title type='text'>Diritti, doveri e responsabilità</title><content type='html'>&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_b0vlLJUW02Y/RtbE_1VtU2I/AAAAAAAAACo/0bo7WmAwPa0/s1600-h/GetAttachment[2].jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5104483828599968610" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; CURSOR: hand" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_b0vlLJUW02Y/RtbE_1VtU2I/AAAAAAAAACo/0bo7WmAwPa0/s320/GetAttachment%5B2%5D.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;L'avere abbattuto, dopo 35 anni, la vergogna della città di Reggio Calabria, il "ghetto" Rom del "208" è certamente un atto meritorio e storico per chi lo ha posto in essere. In qualche modo si riconquista un pezzo di territorio ceduto nei fatti, giorno dopo giorno, per decenni.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;E adesso? Abbattuto il "208", restituito - speriamo in fretta - ad una fruizione degna per la comunità, il problema dell'integrazione dei Rom ancora tutto è tranne che abbattuto.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Ma qui bisogna avere il coraggio di fare delle scelte.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Tutti.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Amministrazione comunale in testa, ma anche Forze dell'Ordine, stampa e Città in senso lato.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Troppe volte, in passato si è pensato che fosse più comodo per tutti cedere una porzione di sovranità piuttosto che occuparsi di una seria azione di contrasto e repressione che sarebbe stata tanto difficile quanto utile alla causa dell'integrazione per quella parte di Rom che, invece, vive al di qua dei confini della legalità.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;E' tempo di scelte.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Il segnale del "208" è fortissimo, ma non basta. Comportamenti illegali non possono essere più tollerati, da nessuna parte, in nessuna porzione del territorio.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Viceversa, la parte sana dei Rom ha ragione a reclamare l'attuazione di tutti i diritti che il sistema attribuisce loro.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Ma per essere credibili fino in fondo devono essere per primi loro a prendere le distanze da ogni comportamento illecito. E lo devono fare in maniera netta ed inequivoca.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Perchè, ormai, è tempo di responsabilità.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Per tutti.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5119570453826061608-3295179244894407441?l=giusvabranca.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5119570453826061608/posts/default/3295179244894407441'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5119570453826061608/posts/default/3295179244894407441'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://giusvabranca.blogspot.com/2007/08/diritti-doveri-e-responsabilit.html' title='Diritti, doveri e responsabilità'/><author><name>giusva branca</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_b0vlLJUW02Y/RtbE_1VtU2I/AAAAAAAAACo/0bo7WmAwPa0/s72-c/GetAttachment%5B2%5D.jpg' height='72' width='72'/></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5119570453826061608.post-4604999364678711573</id><published>2007-08-21T21:00:00.001+02:00</published><updated>2007-08-21T21:16:28.449+02:00</updated><title type='text'>Siamo noi, siamo noi, i campioni dell' Europa siamo noi!</title><content type='html'>&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_b0vlLJUW02Y/Rss5_VVtU1I/AAAAAAAAACg/64SoA9JHdkA/s1600-h/ndrine.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5101234763149955922" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; CURSOR: hand" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/_b0vlLJUW02Y/Rss5_VVtU1I/AAAAAAAAACg/64SoA9JHdkA/s320/ndrine.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Se si parla di criminalità, ormai non ce n'è per nessuno.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Ragazzi, è ufficiale: la 'ndrangheta ha soppiantato tutti gli altri concorrenti su scala europea. Questo è il dato, questa è la notizia.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;O no?&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;No, il fatto è - ahinoi - tristemente vero. Forti dubbi nutro sul dato che sia una notizia, una novità. Personalmente - a causa di un perverso intreccio di dinamiche di studio e lavoro che vi risparmio - sono da vent'anni circa uno studioso del fenomeno socio-criminale calabrese e siciliano, dunque conosco perfettamente lo spessore criminale della 'ndrangheta, ma anche chi ha scelto altri interessi lo ha imparato da tempo, ormai, dopo le svariate interviste di magistrati, collaboratori di giustizia, inquirenti vari.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Eppure ancora - in Italia e non solo - ci si sorprende della potenza della 'ndrangheta.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Eppure già sul finire degli anni '60 le 'ndrine avevano messo mani e piedi sulla Salerno-Reggio, nel 1970 rappresentavano il braccio armato di Borghese per il golpe, nel 1973 si permisero il lusso di sequestrare nientemeno che Paul Getty III, la presenza di un uomo dell'ndrine sul teatro della strage di via Fani, nel 1978, è cosa pressocchè certa.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;E poi, ancora, il dominio assoluto del mercato della droga mondiale, il controllo degli appalti pubblici, gli investimenti immobiliari in tutta l'Italia settentrionale e gran parte dell'Europa nord-orientale, tutte cose note e stranote, sapute e risapute. Eppure c'è ancora qualche politico che cade dalle nuvole.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Distratto. &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5119570453826061608-4604999364678711573?l=giusvabranca.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5119570453826061608/posts/default/4604999364678711573'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5119570453826061608/posts/default/4604999364678711573'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://giusvabranca.blogspot.com/2007/08/siamo-noi-siamo-noi-i-campioni-dell.html' title='Siamo noi, siamo noi, i campioni dell&apos; Europa siamo noi!'/><author><name>giusva branca</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_b0vlLJUW02Y/Rss5_VVtU1I/AAAAAAAAACg/64SoA9JHdkA/s72-c/ndrine.jpg' height='72' width='72'/></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5119570453826061608.post-6240104205754594755</id><published>2007-08-13T15:09:00.001+02:00</published><updated>2007-08-13T15:55:39.593+02:00</updated><title type='text'>Chi delegittima chi?</title><content type='html'>&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_b0vlLJUW02Y/RsBcYG49qcI/AAAAAAAAACY/n4Yz3v5HmNk/s1600-h/toghe.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5098176347419552194" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; CURSOR: hand" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/_b0vlLJUW02Y/RsBcYG49qcI/AAAAAAAAACY/n4Yz3v5HmNk/s320/toghe.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Prima di "mani pulite", spartiacque imprescindibile per mille cose nel nostro Paese, alcune buone, altre cattive (la maggior parte lontane dalle luci dei riflettori) a qualunque magistrato di questo Paese fosse stato chiesto un parere su casi dei quali si occupava avrebbe risposto che i giudici "parlano soltanto attraverso gli atti che firmano".&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;"Mani pulite" e la sua mitizzazione mediatica hanno cambiato tutto.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Prima ad un magistrato non sarebbe importato nulla del consenso o del dissenso che il suo operato ingenerava tra la gente. Prima, la gente i magistrati non li conosceva nemmeno in faccia.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;I volti di Sossi, Terranova, Scaglione, Coco sono diventati tristemente famosi soltanto dopo i loro assassinii. &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;"Mani pulite" ha insegnato che in troppi casi - attenzione alle generalizzazioni perchè sono numerosi i giovani magistrati che continuano ad applicare l'antico principio delle riservatezza dei modi e morigeratezza dei costumi, un esempio su tutti, il pm Woodcock- la caccia al microfono è spasmodica e così si aprono, in maniera incredibile, contenziosi sui giornali piuttosto che a "porta a porta" sull'operato relativo a questa o quella indagine, a questo o quel fascicolo.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Questo è il primo passo per la delegittimazione - termine spesso sbandierato in modo goffo e falsamente meschino- dei magistrati stessi.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Eh si, perchè soltanto i magistrati possono delegittimare i magistrati.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;E chiacchierando, parlando - si badi bene dei singoli casi di indagine, non certo in generale- non fanno altro che scendere dal piedistallo dove istituzionalmente devono stare e tuffarsi nell'arena.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;L'arena del dibattito, dell'intervista, delle risposte, dei comunicati stampa, dalla quale - per carità- possono anche venir fuori vincenti, ma nella migliore delle ipotesi risulteranno inzaccherati di fango.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;E così il pm di Genova che non ha ritenuto di proporre l'arresto per l'omicida della signorina Multari, invece di trincerarsi dietro un dignitosissimo no comment, si richiama prima - genericamente- ad un fantomatico obbligo di legge (inesistente sul piano della esclusività discrezionale della sua valutazione) scatenando un pandemonio politico su un terreno, quello dell'inadeguatezza normativa, comunque realmente accidentato, e poi entra ancor più nel merito sottolineando che gli indizi forniti dalla Polizia non erano sufficienti per giustificare la richiesta di misura cautelare.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Risultato: il capo della Mobile genovese risponde per le rime, in modo durissimo, affermando di avere scritto a chiare lettere che trattavasi di soggetto pericoloso, da arrestare, gravemente indiziato dell'altro omicidio, etc. etc.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Insomma, un Pm ed un alto funzionario di Polizia di questa Repubblica danno vita a mezzo stampa ad una gazzarra indegna, sulla quale, ovviamente - ormai in modo incontrollabile- si avvitano i pareri più vari di politici, avvocati, associazione magistrati, opinionisti dell'ultim'ora e saltimbanchi assortiti.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Ma non sarà che ai magistrati - sissignore, proprio a loro- troppo spesso manca l'alta considerazione del ruolo istituzionale che sono chiamati a svolgere, talvolta a prezzo di grossi sacrifici?&lt;/div&gt;&lt;div&gt;Cioè, se io sono consapevole della mia alta funzione e dell'assoluta intangibilità delle mie scelte, secondo voi, scendo a risse verbali con giornalisti, parlamentari o funzionari di Polizia?&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;E di questi casi ce ne sono ogni giorno decine grazie a Dio relativi a conseguenze meno gravi, chi delegittima chi??&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5119570453826061608-6240104205754594755?l=giusvabranca.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5119570453826061608/posts/default/6240104205754594755'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5119570453826061608/posts/default/6240104205754594755'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://giusvabranca.blogspot.com/2007/08/chi-delegittima-chi.html' title='Chi delegittima chi?'/><author><name>giusva branca</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_b0vlLJUW02Y/RsBcYG49qcI/AAAAAAAAACY/n4Yz3v5HmNk/s72-c/toghe.jpg' height='72' width='72'/></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5119570453826061608.post-6285971700556848034</id><published>2007-08-10T15:26:00.000+02:00</published><updated>2007-08-11T09:17:00.763+02:00</updated><title type='text'>L'antimafia, i professionisti e gli assenti</title><content type='html'>&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_b0vlLJUW02Y/RrxsxW49qbI/AAAAAAAAACQ/pmkA5uzjC1g/s1600-h/legalitalia.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5097068473490450866" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; CURSOR: hand" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_b0vlLJUW02Y/RrxsxW49qbI/AAAAAAAAACQ/pmkA5uzjC1g/s320/legalitalia.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Sui movimenti antimafia si possono avere mille idee.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Premetto che il famoso articolo di Leonardo Sciascia del 10 gennaio 1987 sui "professionisti dell'antimafia" che fece gridare allo scandalo lo condivido in massima parte e su questo sono disposto a confrontarmi a condizione che lo si analizzi con serenità, senza pregiudizi e con l'onestà intellettuale necessaria per comprendere a chi Sciascia si riferisse.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Ritengo - quindi- che gli unici professionisti dell'antimafia, legittimati, per professione ad essere, appunto, "anti-mafia" siano i giudici e gli inquirenti che lo fanno per mestiere.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Ritengo, altresì, che tutti gli altri- e sono tanti- che hanno fatto dell'antimafia un mestiere, in un Paese civile non siano accettabili.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Diversa è la situazione di chi, ad esempio, per motivi direttamente dipendenti dalla propria attività, è chiamato ad occuparsi del fenomeno per raccontarlo (giornalisti, storici) o per spiegarlo (sociologi). &lt;/div&gt;&lt;div&gt;Ancora diverso, molto diverso, è l'impegno di coloro i quali, per tensione etico-morale, si dedicano, spesso anima e corpo, a combattere i disvalori di cui le mafie sono portatrici o, meglio, quei disvalori già esistenti nell'humus socio-culturale dei territori dove il cancro attecchisce. Ecco, questa gente, spesso ragazzi, ma non solo, queste persone che non esitano a fare tutta l'Italia per stare assieme, che spendono le loro giornate per ciò che ormai è molto di più che una passione, vanno apprezzate.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Personalmente sono da sempre molto disincantato e non ho mai creduto che le manifestazioni di piazza risolvano qualcosa.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Ma in questo caso è diverso. E' diverso semplicemente perchè le mafie da sempre si nutrono del silenzio, di quella paura sottile che si abbraccia col disinteresse generale.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Ecco che, allora, in questo caso, la prospettiva si rovescia. Essere in piazza, esserci in tanti vuol dire che la vittima ancora non è morta, reagisce.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;"Legalitalia", in questi giorni a Reggio Calabria per volontà di "Ammazzateci tutti", ha impresso, in qualche modo una svolta.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Ricordiamoci bene questa data: 9 agosto 2007. &lt;/div&gt;&lt;div&gt;Se qualcosa cambierà nel modo di concepire il rapporto tra 'ndrangheta e territorio; &lt;/div&gt;&lt;div&gt;se - e purtroppo sottolineo se- nel tempo tornerà ad essere ben chiaro nelle teste di tutti che la criminalità depreda il territorio, che è vittima senza "se" e senza "ma"; &lt;/div&gt;&lt;div&gt;se sarà chiaro che, pur tra mille e mille modi di concepire ogni cosa, alla fine della fiera il mondo si divide in due uniche categorie, le persone per bene e quelle che non lo sono; &lt;/div&gt;&lt;div&gt;se sarà un dato assodato che le prime non possono avere nulla a che fare con le seconde, mai, mentre tra le prime un punto di contatto si dovrà trovare sempre.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Se, dicevo, se, se...se avverrà tutto questo, l'aver portato in piazza Duomo, dove la storia di Reggio più volte ha girato su sè stessa, gente comune, ragazzi, magistrati, scrittori, giornalisti, preti, vittime, il Sindaco di Reggio, sarà stata la scintilla (anzi l'esplosione).&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Nessuno ha voluto mancare, chi è stato impossibilitato a presenziare (come Piero Grasso) ha delegato colleghi eccellenti (il dottore Macrì); lo stesso Prefetto di Reggio Musolino, neo-insediato, ha sottolineato la valenza ed il significato storico della manifestazione.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Ma siccome mi avanza un pizzico di veleno (che volete farci, mentre la vecchiaia incalza il carattere vero viene fuori...) ed i latini mi hanno insegnato che va messo nella coda, mi chiedo: come bisogna leggere l'assenza e, conseguentemente, il silenzio assordante della Regione Calabria alla prima giornata???&lt;/div&gt;&lt;div&gt; &lt;/div&gt;&lt;div&gt;In effetti alla seconda giornata c'era Doris Lo Moro, ed ha fatto anche un figurone. Resta da capire, visto che si trattava della serata meno "istituzionale" e dedicata esclusivamente alle donne se ha partecipato in qualità di magistrato, di donna o di assessore regionale...&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5119570453826061608-6285971700556848034?l=giusvabranca.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5119570453826061608/posts/default/6285971700556848034'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5119570453826061608/posts/default/6285971700556848034'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://giusvabranca.blogspot.com/2007/08/lantimafia-i-professionisti-e-gli.html' title='L&apos;antimafia, i professionisti e gli assenti'/><author><name>giusva branca</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_b0vlLJUW02Y/RrxsxW49qbI/AAAAAAAAACQ/pmkA5uzjC1g/s72-c/legalitalia.jpg' height='72' width='72'/></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5119570453826061608.post-2516168653601879535</id><published>2007-08-08T23:39:00.001+02:00</published><updated>2007-08-09T00:31:32.278+02:00</updated><title type='text'>Le bandiere e la qualità della vita</title><content type='html'>&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_b0vlLJUW02Y/Rro6-249qaI/AAAAAAAAACI/1AE2lpUPGKg/s1600-h/amoruso.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5096450779883874722" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; CURSOR: hand" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_b0vlLJUW02Y/Rro6-249qaI/AAAAAAAAACI/1AE2lpUPGKg/s320/amoruso.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt; Stavolta i pensieri in libertà sono leggeri, come la domanda che mi pongo: parliamo di calcio, a mò di esempio di Reggina, ma potrebbe valere per chiunque, per qualunque squadra.&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Mi chiedo - non essendone stato affatto esente in gioventù- cosa spinga i tifosi, gente normale (o no?) a non poter più fare a meno di un calciatore specifico, e la cosa va ben oltre le caratteristiche tecniche dello stesso.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Se - cioè- sul piano sociologico è stato spiegata in modo dettagliato e soddisfacente la genesi del rapporto con la propria squadra del cuore sotto il profilo del senso di appartenenza, del legame col territorio e quant'altro, non riesco ancora a spiegarmi in che modo faccia stare meglio (perchè alla fine di questo si tratta) i tifosi e li rassicuri il fatto che - ripeto, al di là della valenza tecnica- ci sia un giocatore piuttosto che un altro.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Insomma, la famosa "bandiera" in che modo migliora la nostra vita di tifosi?&lt;/div&gt;&lt;div&gt;Come dite? Stasera sono la brutta copia di Marzullo? Può darsi...&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5119570453826061608-2516168653601879535?l=giusvabranca.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5119570453826061608/posts/default/2516168653601879535'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5119570453826061608/posts/default/2516168653601879535'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://giusvabranca.blogspot.com/2007/08/le-bandiere-e-la-qualit-della-vita.html' title='Le bandiere e la qualità della vita'/><author><name>giusva branca</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_b0vlLJUW02Y/Rro6-249qaI/AAAAAAAAACI/1AE2lpUPGKg/s72-c/amoruso.jpg' height='72' width='72'/></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5119570453826061608.post-4013591591183623137</id><published>2007-08-04T15:57:00.000+02:00</published><updated>2007-08-07T15:10:33.270+02:00</updated><title type='text'>"Un uomo fa quello che è suo dovere fare...</title><content type='html'>&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_b0vlLJUW02Y/RrSgc249qZI/AAAAAAAAACA/GXdg4EzSWKo/s1600-h/chinnici.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5094873496094091666" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; CURSOR: hand" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/_b0vlLJUW02Y/RrSgc249qZI/AAAAAAAAACA/GXdg4EzSWKo/s320/chinnici.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;...quali che siano le conseguenze personali, gli ostacoli, i pericoli, le pressioni. Questa è la base di tutta la moralità umana. " (John Fitzgerald Kennedy)&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ve lo avevo accennato; il senso del dovere da perseguire a qualunque costo, al punto di assurgere ad atto eroico ma non compreso dai più, vissuto dai più come un'imperdonabile ingenuità fa il paio con la rimozione della memoria storica di questo Paese.&lt;br /&gt;Ed allora, un pò per gioco, un pò per vedere di nascosto l'effetto che fa, facciamo una verifica, i cui risultati - ovviamente- lascio alla vostra onestà intellettuale.&lt;br /&gt;Ho scelto un elenco di "vittime del dovere" - che brutta espressione- e mi sono fermato, per comodità, per circoscrivere un cerchio enorme e forse solo per cominciare, alle vittime della mafia siciliana da fine anni '70 in poi.&lt;br /&gt;Vediamo quanti di questi nomi, quante di queste scene agghiaccianti, quanti di questi morti per garantire a tutti noi un pizzico di libertà in più sono ancora nelle nostre menti. Oh, mi raccomando, fatemi sapere i risultati...&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;9 maggio 1978&lt;/strong&gt;, ferrovia Palermo-Trapani. Viene ritrovato il corpo dilaniato di &lt;strong&gt;Peppino Impastato&lt;/strong&gt;. Da una radio privata dileggiava il boss Badalamenti&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;26 gennaio 1979&lt;/strong&gt;, Palermo. Viene ucciso il giornalista &lt;strong&gt;Mario Francese&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;9 marzo 1979, &lt;/strong&gt;Palermo. Viene assassinato il segretario provinciale della DC, &lt;strong&gt;Michele Reina&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;20 marzo 1979&lt;/strong&gt;, Roma. Cade il giornalista di OP, &lt;strong&gt;Mino Pecorelli&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;12 luglio 1979&lt;/strong&gt;, Milano. Il liquidatore del Banco Ambrosiano di Michele Sindona, &lt;strong&gt;Giorgio Ambrosoli&lt;/strong&gt;, viene ucciso da un killer appositamente inviato dalla mafia americana, William Aricò&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;21 luglio 1979&lt;/strong&gt;, Palermo. Al bar sotto casa viene ucciso a colpi di pistola &lt;strong&gt;Boris Giuliano&lt;/strong&gt;, capo della Squadra Mobile&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;25 settembre 1979,&lt;/strong&gt; Palermo. Sotto casa viene massacrato il Giudice &lt;strong&gt;Cesare Terranova&lt;/strong&gt;, unitamente al suo "angelo custode", il maresciallo &lt;strong&gt;Lenin Mancuso&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;6 gennaio 1980&lt;/strong&gt;, Palermo. Il Presidente della Regione Sicilia, &lt;strong&gt;Pier Santi Mattarella&lt;/strong&gt;, appena entrato in auto con la moglie per andare a Messa, viene ucciso a colpi di pistola esplosi a distanza ravvicinatissima dal suo finestrino&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;4 maggio 1980&lt;/strong&gt;, Monreale. Il Capitano dei Carabinieri, &lt;strong&gt;Emanuele Basile&lt;/strong&gt;, è con la moglie e la figlioletta in braccio in mezzo alla folla, in occasione della Festa del Crocefisso. Tra la gente sbucano in tre che lo freddano da pochi centimetri&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;6 agosto 1980&lt;/strong&gt;, Palermo. Il procuratore capo di Palermo, &lt;strong&gt;Gaetano Costa&lt;/strong&gt;, in pieno centro, senza scorta, viene ucciso da un killer che lo spara alle spalle e poi infierisce su di lui a terra&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;30 aprile 1982&lt;/strong&gt;, Palermo. Cadono il segretario regionale del PCI, &lt;strong&gt;Pio La Torre&lt;/strong&gt;, ed il suo autista &lt;strong&gt;Rosario Di Salvo&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;3 settembre 1982&lt;/strong&gt;, Palermo. In via Carini vengono tempestati di colpi di kalashnikov il Prefetto di Palermo, il generale &lt;strong&gt;Carlo Alberto Dalla Chiesa&lt;/strong&gt;, la moglie, &lt;strong&gt;Emanuela Setti Carraro&lt;/strong&gt; e l'agente &lt;strong&gt;Domenico Russo&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;14 novembre 1982&lt;/strong&gt;, Palermo. Bastano cinque colpi di pistola calibro 38 per mandare al Creatore uno dei più giovani e brillanti investigatori della Squadra Mobile di Palermo, &lt;strong&gt;Calogero Zucchetto&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;13 giugno 1983&lt;/strong&gt;, Palermo.In cinque abbattono il capitano dei Carabinieri &lt;strong&gt;Mario D'Aleo&lt;/strong&gt; ed i Carabinieri &lt;strong&gt;Giuseppe Bommarito&lt;/strong&gt; e &lt;strong&gt;Pietro Morici&lt;/strong&gt;. L'ufficiale stava proseguendo il lavoro del collega Basile&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;26 gennaio 1983&lt;/strong&gt;, Trapani. Mitraglietta e pistola per ammazzare il giudice &lt;strong&gt;Giangiacomo Ciaccio Montalto&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;29 luglio 1983&lt;/strong&gt;, Palermo. E' il giorno della strage di via Pipitone: esplode un'autobomba per il giudice capo dell'Ufficio Istruzione, &lt;strong&gt;Rocco Chinnici&lt;/strong&gt;. Il massacro non risparmia i Carabinieri &lt;strong&gt;Mario Trapassi&lt;/strong&gt; ed &lt;strong&gt;Edoardo Bartolotta&lt;/strong&gt; ed il portiere dello stabile dove abita il magistrato, &lt;strong&gt;Stefano Lisacchi&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;23 dicembre 1984&lt;/strong&gt;, San Benedetto Val di Sambro, BO. La mafia, per creare attenzioni "diverse" nel Paese, colloca una bomba sul rapido "904". Muoiono: &lt;strong&gt;Giovanbattista Altobelli, Anna Maria Brandi, Angela Calvanese, Anna De Simone, Giovanni De Simone, Nicola De Simone, Susanna Cavalli, Lucia Cerrato, Pier Francesco Leoni, Luisella Matarazzo, Carmine Moccia, Valeria Moratello, Maria Luigia Morini, Federica Tagliatatela, Abramo Vastarella,Gioacchino Taglialatela, Giovanni Calabrò&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;23 febbraio 1985&lt;/strong&gt;, Palermo. Ucciso l'ingegner &lt;strong&gt;Roberto Parisi&lt;/strong&gt;, titolare della società che ha in appalto l'illuminazione pubblica ed il suo autista &lt;strong&gt;Giuseppe Mangano&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;28 febbraio 1985, &lt;/strong&gt;Palermo. Viene freddato l'industriale &lt;strong&gt;Piero Patti&lt;/strong&gt;; si era rifiutato di pagare mezzo miliardo&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;2 aprile 1985&lt;/strong&gt;, Trapani. Abominevole delitto a Pizzolungo. Esplode un'auto carica di tritolo. Il bersaglio è sostituto procuratore Carlo Palermo, che scampa miracolosamente all'attentato. Muoino la giovane &lt;strong&gt;Barbara Rizzo&lt;/strong&gt; ed i suoi gemellini, &lt;strong&gt;Giuseppe e Salvatore Asta&lt;/strong&gt;, di sei anni, che casualmente transitano&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;28 luglio 1985&lt;/strong&gt;, Porticello. Alle porte di Palermo, al termine di una giornata di relax con la fidanzata e gli amici, ancora in costume da bagno, viene massacrato il funzionario della Squadra Mobile, &lt;strong&gt;Beppe Montana&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;6 agosto 1985&lt;/strong&gt;, Palermo. Un collega ed amico di Montana, &lt;strong&gt;Ninni Cassarà&lt;/strong&gt;, dirigente della Squadra Mobile di Palermo, viene ucciso sotto gli occhi della moglie affacciata al balcone di casa. Con lui muore anche &lt;strong&gt;Roberto Antiochia&lt;/strong&gt;, poliziotto appositamente rientrato dalle ferie per coprire le spalle al commissario in un momento incandescente dopo l'omicidio Montana. Dono almeno 12 i killers!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;12 dicembre 1985&lt;/strong&gt;, Villafranca Tirrena. Spietata esecuzione di &lt;strong&gt;Graziella Campagna&lt;/strong&gt;, 17 anni, lavorante in una lavanderia. Qualcuno teme che la ragazza possa avere letto un'agendina "scomoda" dimenticata in un capo portato a lavare&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;7 ottobre 1986&lt;/strong&gt;, Palermo.A soli undici anni viene ucciso con un colpo di pistola in faccia &lt;strong&gt;Claudio Domino&lt;/strong&gt;, involontario testimone oculare "scomodo"&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;12 gennaio 1988&lt;/strong&gt;, Palermo.Sono due i killers che uccidono l'ex sindaco di Palermo, &lt;strong&gt;Giuseppe Insalaco&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;14 gennaio 1988&lt;/strong&gt;, Palermo. Cade l'agente &lt;strong&gt;Natale Mondo&lt;/strong&gt;, sopravvissuto all'agguato Cassarà&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;14 settembre 1988&lt;/strong&gt;, Trapani. Cade il magistrato&lt;strong&gt; Alberto Giacomelli&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;25 settembre 1988&lt;/strong&gt;, Strada statale Agrigento-Caltanissetta. Imboscata tragica per il giudice che aveva appena inflitto l'ergastolo a Michele e Salvatore Greco, giudicati colpevoli per la strage Chinnici, &lt;strong&gt;Antonino Saetta&lt;/strong&gt; e per il &lt;strong&gt;figlio Stefano&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;26 settembre 1988&lt;/strong&gt;, Trapani. Cade un "pensatore" eccellente degli anni '60 e '70. Viene ucciso &lt;strong&gt;Mauro Rostagno&lt;/strong&gt;, che aveva fondato una comunità di recupero per tossicodipendenti a Trapani&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;21 settembre 1990&lt;/strong&gt;, Agrigento. Massacrato &lt;strong&gt;Rosario Livatino&lt;/strong&gt;, il "giudice ragazzino"&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;9 agosto 1991&lt;/strong&gt;, Campo Calabro, RC. Tocca al giudice &lt;strong&gt;Antonio Scopelliti&lt;/strong&gt;, che avrebbe dovuto sostenere l'accusa nel maxiprocesso in Cassazione, a cadere sotto il fuoco. Le sentenze non accederanno mai all'ipotesi di un omicidio voluto dalle cosche palermitane&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;29 agosto 1991&lt;/strong&gt;, Palermo. Tocca a &lt;strong&gt;Libero Grassi&lt;/strong&gt;, che si è ribellato al racket, cadere sotto i colpi&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;23 maggio 1992&lt;/strong&gt;, Capaci. Strage di Capaci. Muoiono il giudice &lt;strong&gt;Giovanni Falcone&lt;/strong&gt;, la moglie &lt;strong&gt;Francesca Morvillo&lt;/strong&gt; e gli agenti di scorta &lt;strong&gt;Antonio Montinari&lt;/strong&gt;, &lt;strong&gt;Rocco Di Cillo&lt;/strong&gt; e &lt;strong&gt;Vito Schifani&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;19 luglio 1992&lt;/strong&gt;, Palermo. Strage di via D'Amelio. Cadono il giudice &lt;strong&gt;Paolo Borsellino&lt;/strong&gt; e cinque uomini di scorta: &lt;strong&gt;Emanuela Loi, Walter Cusina, Vincenzo Li Muli, Claudio Traina e Agostino Catalano&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nella notte fra il &lt;strong&gt;26 e il 27 maggio 1993&lt;/strong&gt;, alle ore 1.04 ,a Firenze, in un' antica via del centro storico , via dei Georgofili,ai piedi della storica Torre del Pulci, sede dell'Accademia dei Georgofili , deflagra un'autobomba.&lt;br /&gt;Si tratta di un Fiat Fiorino imbottito di 250 chilogrammi di una miscela esplosiva composta da tritolo,T4, pentrite, nitroglicerina. L'esplosione provoca il crollo della Torre e la devastazione del tessuto urbano del&lt;br /&gt;centro storico per un'estensione di ben 12 ettari, con un impatto che è stato definito " bellico". Muiono &lt;strong&gt;Caterina Nencioni&lt;/strong&gt; di 50 giorni, &lt;strong&gt;Nadia Nencioni&lt;/strong&gt; di 9 anni, &lt;strong&gt;Angela Fiume&lt;/strong&gt; di 36 anni, &lt;strong&gt;Fabrizio Nencioni&lt;/strong&gt; di 39anni, &lt;strong&gt;Dario Capolicchio&lt;/strong&gt; di 22 anni. Angela ,custode dell' Accademia dei Georgofili , risiedeva nella Torre con la sua famiglia. Dario , che proveniva da Sarzana e studiava architettura a Firenze, muore trasformato in una torcia umana nella sua abitazione, posta nell' edificio di fronte alla Torre. I feriti sono 48, moltissime famiglie rimangono senza tetto.Viene danneggiata anche la Galleria degli Uffizi, situata a pochi metri dalla zona dell' esplosione e altri edifici di interesse storico- artistico.Si perdono per sempre capolavori e preziosi documenti,ma soprattutto si perdono per sempre cinque vite.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Alle 23.14 del &lt;strong&gt;27 luglio 1993&lt;/strong&gt;, in via Palestro a Milano, una Fiat Punto salta in aria davanti al Padiglione d'arte contemporanea. Un attentato di stampo mafioso in cui muoiono &lt;strong&gt;Moussafir Driss&lt;/strong&gt;, marocchino, che dormiva su una panchina, tre vigili del fuoco - &lt;strong&gt;Stefano Picerno&lt;/strong&gt;, &lt;strong&gt;Carlo La Catena&lt;/strong&gt; e &lt;strong&gt;Sergio Pasotto&lt;/strong&gt; - e il vigile urbano &lt;strong&gt;Alessandro Ferrari&lt;/strong&gt;, intervenuti perché da quell'auto usciva fumo. Dodici i feriti, sventrato il Padiglione d'arte contemporanea.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;15 settembre 1993&lt;/strong&gt;, Palermo. Un killer ammazza il parroco di Brancaccio, &lt;strong&gt;don Pino Puglisi&lt;/strong&gt;. Tre mesi prima nella valla dei templi il Papa aveva tuonato contro la mafia&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;14 aprile 1996&lt;/strong&gt;, Rebibbia. Al processo per la strage di capaci il pentito Di Matteo racconta l'uccisione del figlio, il piccolo &lt;strong&gt;Giuseppe Di Matteo&lt;/strong&gt;, 11 anni, ucciso dalle cosche durante la collaborazione del padre&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5119570453826061608-4013591591183623137?l=giusvabranca.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5119570453826061608/posts/default/4013591591183623137'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5119570453826061608/posts/default/4013591591183623137'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://giusvabranca.blogspot.com/2007/08/un-uomo-fa-quello-che-suo-dovere-fare.html' title='&quot;Un uomo fa quello che è suo dovere fare...'/><author><name>giusva branca</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_b0vlLJUW02Y/RrSgc249qZI/AAAAAAAAACA/GXdg4EzSWKo/s72-c/chinnici.jpg' height='72' width='72'/></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5119570453826061608.post-2791389384931557198</id><published>2007-08-02T13:36:00.000+02:00</published><updated>2007-08-02T15:38:20.403+02:00</updated><title type='text'>Ma l'impresa eccezionale è essere normale</title><content type='html'>&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_b0vlLJUW02Y/RrHD5m49qYI/AAAAAAAAAB4/AOg_g-0ktuw/s1600-h/rendeluigiok.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5094068047992170882" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; CURSOR: hand" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/_b0vlLJUW02Y/RrHD5m49qYI/AAAAAAAAAB4/AOg_g-0ktuw/s320/rendeluigiok.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Da più parti, in queste ore, ho sentito ripetere, a proposito della morte della guardia giurata Luigi Rende, "ma chi glielo ha fatto fare di reagire? Bastava consegnasse il denaro!"&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Vero, verissimo. Peccato che Luigi Rende fosse lì con l'unico scopo di difendere quel denaro.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;A costo della vita, come accaduto.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Si chiama senso del dovere, così desueto, incompreso, al punto da essere quasi dileggiato da chi non lo pratica, non lo capisce. &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Eppure c'è chi lo mette ancora al primo posto, sopra ogni cosa.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Nonostante sia mandato allo sbaraglio, con dotazioni inadeguate, nonostante sarebbe assai più semplice consegnare i soldi, in ossequio all'antico brocardo "si futti a lira e cui 'a pensa...".&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Ma per Luigi Rende e- vivaddio- per tanti altri, in ballo non ci sono i soldi, ma un'idea, un principio, un patto - personale e sociale.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Ed in un Paese, in una società, dove tutti quotidianamente straparlano di diritti, i più mistificati, i più meschinamente inventati, senza porsi nemmeno lontanamente il dubbio riguardante i doveri che devono camminare parallelamente proprio per garantire il rispetto dei primi, quanto fatto da Rende è una cosa gigantesca nella sua assoluta normalità.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Perchè, come cantava Dalla "...ma l'impresa eccezionale, dammi retta, è essere normale"&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5119570453826061608-2791389384931557198?l=giusvabranca.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5119570453826061608/posts/default/2791389384931557198'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5119570453826061608/posts/default/2791389384931557198'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://giusvabranca.blogspot.com/2007/08/ma-limpresa-eccezionale-essere-normale.html' title='Ma l&apos;impresa eccezionale è essere normale'/><author><name>giusva branca</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_b0vlLJUW02Y/RrHD5m49qYI/AAAAAAAAAB4/AOg_g-0ktuw/s72-c/rendeluigiok.jpg' height='72' width='72'/></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5119570453826061608.post-8329770828066633919</id><published>2007-07-30T18:44:00.000+02:00</published><updated>2007-07-30T19:10:55.813+02:00</updated><title type='text'>Si può essere un pò incinta???</title><content type='html'>&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_b0vlLJUW02Y/Rq4blW49qXI/AAAAAAAAABw/joS55ENsJjQ/s1600-h/stampa.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5093038557216221554" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; CURSOR: hand" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/_b0vlLJUW02Y/Rq4blW49qXI/AAAAAAAAABw/joS55ENsJjQ/s320/stampa.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Mi chiedo sempre più spesso dove viviamo.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Cioè, chiariamo un punto: certezze non ne ho, ma alcune riflessioni mi sbattono negli spigoli del cervello. &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Per l'ennesima volta un database di un giornalista - nella fattispecie la collega Chiara Spagnuolo del "Quotidiano"- è stato fatto oggetto di sequestro, due case addirittura perquisite.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Pietra dello scandalo la pubblicazione di una perizia d'indagine relativa al procedimento "Why not", quella, per intenderci, dove sono apparsi anche numeri telefonici di utenze eccellenti.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Ma la cosa che veramente mi fa pensare riguarda il metodo; cioè, mi chiedo, perchè deve essere perseguito il giornalista per violazione del segreto d'ufficio?&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Ma - santo Dio- sono completamente rincretinito (cosa da non escludere, si badi bene) oppure nel momento in cui la notizia o l'atto coperti da segreto giungono al giornalista il segreto è già stato violato???&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;E, di più, è mai possibile che debba essere tenuto al rispetto del segreto colui il quale non ha obblighi nei confronti della Pubblica Amministrazione, ma, invece, ha obblighi precisi nei confronti dell'editore che lo paga e, sapete che vi dico, anche obbighi deontologici rispetto alla professione???&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Insomma, se io ho una notizia, un documento, in un Paese normale devo essere obbligato soltanto ad una cosa: verificare la veridicità del contenuto.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Il problema, per lo Stato, invece nasce - o dovrebbe nascere- dalla verifica di chi quel documento ha fatto circolare.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Perchè il segreto è violato non appena anche una sola persona non titolata ne viene a conoscenza. A nulla rileva che poi questa violazione venga portata a conoscenza di un numero indefinito di lettori.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Il segreto o è tutelato o è violato, non esistono vie di mezzo, ma tra un pò in Italia qualcuna si definirà "un poco incinta".&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;D'altra parte quasi mezzo secolo fa un famoso "notabile" siciliano veniva definito, in un rapporto dell'Arma, "un pò mafioso"&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5119570453826061608-8329770828066633919?l=giusvabranca.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5119570453826061608/posts/default/8329770828066633919'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5119570453826061608/posts/default/8329770828066633919'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://giusvabranca.blogspot.com/2007/07/si-pu-essere-un-p-incinta.html' title='Si può essere un pò incinta???'/><author><name>giusva branca</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_b0vlLJUW02Y/Rq4blW49qXI/AAAAAAAAABw/joS55ENsJjQ/s72-c/stampa.jpg' height='72' width='72'/></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5119570453826061608.post-7519590070069180239</id><published>2007-07-25T15:16:00.000+02:00</published><updated>2007-07-25T17:22:34.991+02:00</updated><title type='text'>Conoscere per riconoscere</title><content type='html'>&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_b0vlLJUW02Y/RqdR4W49qWI/AAAAAAAAABo/WDCDoYAi0SA/s1600-h/piazza+fontana.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5091127932424661346" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; CURSOR: hand" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/_b0vlLJUW02Y/RqdR4W49qWI/AAAAAAAAABo/WDCDoYAi0SA/s320/piazza+fontana.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Non c'è nulla da fare, bisogna studiare!&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;In ogni campo, in ogni settore è necessario studiare.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;E quando vi sono di mezzo fenomeni umani diventa imprescindibile studiare (ma bene bene) ed anche comprendere, interpretare, la storia.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;L'invito del coordinatore della DDA reggina, Boemi, a rileggere, tutti assieme, gli scenari che nel 1985 portarono alla seconda guerra di mafia reggina ed a quelli che, sei anni più tardi, misero fine all'esistenza terrena del Giudice Scopelliti può apparire scontato, forse banale, ma a qualcuno tra i più attenti suonerà inutile.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Questo accade perchè viviamo in un Paese che, dal dopoguerra in poi, vive su equilibri delicatissimi gestiti da compromessi inaccettabili, da patti indicibili e che, nei decenni, "sunt servanda". Nonostante i tempi, a dispetto dei muri che cadono, dei protagonisti che muoiono.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Viviamo in un Paese che ha operato - ed opera ancora- una continua rimozione della memoria storica, ma ciò non avviene per semplice ignoranza o superficialità.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;No, no, attenzione. Questo genera nelle masse ignoranza e superficialità, ma avviene per un calcolo ben preciso di chi gestisce le leve del vapore.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;La gente non deve sapere, non deve porsi domande.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;La gente va distratta, stordita. &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;E così, magari, nessuno si chiederà più quali prezzi, ancora oggi, stiamo pagando per avere chiesto - ed ottenuto- nell'immediato dopoguerra alla mafia, agli Usa, al Vaticano di liberarci da quel Satana con la falce ed il martello  che tutte le volte in cui ha provato a riproporsi è stato ricacciato indietro con strumenti che definire discutibili somiglia più ad una gigantesca bugia che ad un garbato eufemismo.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Ma il meccanismo, collaudatissimo, è sempre quello e, come dice Marco Travaglio nella prefazione a "L'agenda rossa di Paolo Borsellino", se qualcuno avesse deciso di fare appassionare questo Paese un pò più a questa vicenda ed un pò meno al delitto di Cogne, probabilmente oggi sapremmo qualcosa in meno sul pigiama della Franzoni e qualcosa in più sulla storia della nostra seconda Repubblica.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Bisogna studiare, riflettere, mettere a posto i tasselli di un puzzle, proprio come fanno i Ris in tv. Già, in tv, così mettiamo a posto quelli e non ci concentriamo su altri, più drammaticamente reali.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Perchè qualcosa di nuovo c'è rispetto al passato: chi ne abbia veramente voglia ha tutti gli strumenti - cartacei ed on line- per capire, per far venire fuori mille dubbi e talora mille conclusioni. Per capire, ad esempio, quante e quali vergogne di Stato sotto forma di stragi, di inciuci incredibili tra servizi segreti, politica, massoneria, alta finanza, magistratura, Vaticano, mafia, 'ndrangheta, alti ufficiali dell'Arma si siano consumate in pochi decenni e si consumino ancora.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Secondo voi è un caso che un programma come "La storia siamo noi" di Minoli sia confinato in terza serata o la mattina all'alba?&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;No, non è un caso e gli esempi sono mille e mille.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Qualcuno tempo fa avanzò un'ipotesi: prevedere normativamente una moratoria, uno scambio tra impunità di alcuni delitti - ad esempio quelli di terrorismo o delle stragi- e verità.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Come dite? Meglio non sapere? Può darsi, ma quando poi, per altre vie, la verità ti cade addosso, sia pure a pezzi, sia pure con le sembianze sfuggenti e subdole del dubbio, è molto, molto peggio...&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;E magari qualcuno leggendo queste righe starà pensando "ma chi te lo fa fare...???".&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Certo, può darsi che sia più appassionante interessarsi alla telenovela dell'affare Roma-Inter per Chivu o chiedersi se Sircana andava a trans o no (ma saranno cazzi - in tutti i sensi- suoi???). &lt;/div&gt;&lt;div&gt;Attenzione, però: perchè, così come le nostre azioni ci seguono, la storia, la nostra storia, ci insegue e prima o poi ci raggiunge. E' meglio per tutti, una buona volta, fermarsi, farsi raggiungere, fare i conti con essa e ripartire, piuttosto che arrivare alla meta stremati e braccati. &lt;/div&gt;&lt;div&gt;Così, per poter conoscere la realtà, anche solo per poter provare a riconoscerla, da lì in poi.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5119570453826061608-7519590070069180239?l=giusvabranca.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5119570453826061608/posts/default/7519590070069180239'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5119570453826061608/posts/default/7519590070069180239'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://giusvabranca.blogspot.com/2007/07/conoscere-per-riconoscere.html' title='Conoscere per riconoscere'/><author><name>giusva branca</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_b0vlLJUW02Y/RqdR4W49qWI/AAAAAAAAABo/WDCDoYAi0SA/s72-c/piazza+fontana.jpg' height='72' width='72'/></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5119570453826061608.post-4298680952216780294</id><published>2007-07-21T17:30:00.000+02:00</published><updated>2007-07-22T10:40:19.988+02:00</updated><title type='text'>E ti ricordo ancora...</title><content type='html'>&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_b0vlLJUW02Y/RqIow249qVI/AAAAAAAAABg/YQylXYf74DI/s1600-h/borisgiuliano.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5089675348715350354" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; CURSOR: hand" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_b0vlLJUW02Y/RqIow249qVI/AAAAAAAAABg/YQylXYf74DI/s320/borisgiuliano.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Potrebbe apparire un volere indulgere alla malinconia oppure a stereotipi triti e ritriti.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Beh, pensatela come volete, ma io sono tra quelli che ritiene che un sacrificio - a maggior ragione quando è l'estremo- ha un senso se almeno il ricordo lo fa vivere.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;E con esso vive la persona che lo ha compiuto.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Per grandi linee è il medesimo discorso che valeva per il post su Ambrosoli. Ve lo ricordate?&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Due giorni fa abbiamo ricordato commossi la figura di Paolo Borsellino, oggi ricorre il ventottesimo anniversario dall'assassinio di Boris Giuliano.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Già, chissà in quanti, oggi, ricordano che era il capo della Squadra Mobile di Palermo, ma - ampliando il discorso- chissà a quanti dicono qualcosa i cognomi di Basile, Montana, Cassarà, Antiochia, ma anche La Torre, Mattarella, Scaglione, Chinnici, Saetta e mille altri ancora.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;I miti, quali - giustamente- sono diventati Falcone, Borsellino, Dalla Chiesa vivono, grazie a Dio nella memoria dei più e, se Dio vuole, anche nel cuore di qualcuno.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Per troppi altri che hanno dato la vita ma lontano dalla ribalta, come, ad esempio ulteriore, proprio le scorte di Falcone e Borsellino, resta solo il dolore vivo come lama nella carne di chi ne è rimasto orfano di affetti e di sorrisi, di abbracci e di carezze.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;E questo non è bello.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Questo non è giusto.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Oggi, il 21 luglio del 1979, in una calda prima mattinata di Palermo, il poliziotto Boris Giuliano veniva ucciso al bar, dove sorseggiava il primo - ed ultimo- caffè della giornata.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Un pensiero è d'obbligo&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5119570453826061608-4298680952216780294?l=giusvabranca.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5119570453826061608/posts/default/4298680952216780294'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5119570453826061608/posts/default/4298680952216780294'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://giusvabranca.blogspot.com/2007/07/e-ti-ricordo-ancora.html' title='E ti ricordo ancora...'/><author><name>giusva branca</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_b0vlLJUW02Y/RqIow249qVI/AAAAAAAAABg/YQylXYf74DI/s72-c/borisgiuliano.jpg' height='72' width='72'/></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5119570453826061608.post-3485659389642510506</id><published>2007-07-16T17:19:00.000+02:00</published><updated>2007-07-16T17:53:35.602+02:00</updated><title type='text'>Reggio ha ucciso l'amico più caro</title><content type='html'>&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_b0vlLJUW02Y/RpuPRThEKeI/AAAAAAAAABY/1dp47EOFym0/s1600-h/volkov.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5087817731504613858" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; CURSOR: hand" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/_b0vlLJUW02Y/RpuPRThEKeI/AAAAAAAAABY/1dp47EOFym0/s320/volkov.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Ogni pezzo di storia che se ne va prende a braccetto un pezzo di noi.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;La Viola cancellata dai campionati professionistici dopo 41 anni di storia e 23 di serie A colpisce al cuore tutta la città.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;La colpisce al cuore perchè la Viola è stata Reggio, per tanti, tanti anni.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;La Viola è stata Reggio per tutti, anche per chi, dopo un quarto di secolo, ancora non ha capito i "passi" o i "tre secondi".&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;La Viola è stata Reggio quando Reggio nella mappa nazionale del vivere civile non c'era, quando attorno ai suoi destini il cuore della gente si fermava e palpitava al ritmo dei tiri liberi decisivi che morivano sul ferro o dei tiri da tre che sulla sirena ti mandavano in Paradiso.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;La Viola è stata Reggio la domenica mattina alle 11 sulle mattonelle dello "Scatolone", nelle 5.000 persone stipate in un "Botteghelle" che ne poteva contenere 3.500 ed anche in un "Pentimele" che ne vedeva 10.000 a fronte di 8.500 posti.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;La Viola è stata Reggio quando Reggio non stava a galla.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;E la Viola è stata Reggio anche quando Reggio - invece-  teneva a galla la Viola, come capitò nel 1998, in occasione del primo fallimento, con i comitati spontanei che "picchettavano" le stanze dei bottoni insieme a chi della Viola ha fatto una ragione di vita. Gente come Santoro e Gebbia, Tolotti ed Avenia.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Ma stavolta Reggio è stata matrigna e, da troppo tempo, ha lasciato sola la sua Viola, quella che così tanto aveva fatto per Reggio in ginocchio.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Non è tempo di distribuire colpe, il morto è ancora caldo, ma oggi l'anima della città, le sue espressioni più facoltose, ma anche la gente semplice, col suo disinteresse, ha ucciso un amico fraterno.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;E' solo tempo di amarezza e di ricordi.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Se ne avete voglia, che ciascuno lasci qui il suo. &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5119570453826061608-3485659389642510506?l=giusvabranca.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5119570453826061608/posts/default/3485659389642510506'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5119570453826061608/posts/default/3485659389642510506'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://giusvabranca.blogspot.com/2007/07/reggio-ha-ucciso-lamico-pi-caro.html' title='Reggio ha ucciso l&apos;amico più caro'/><author><name>giusva branca</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_b0vlLJUW02Y/RpuPRThEKeI/AAAAAAAAABY/1dp47EOFym0/s72-c/volkov.jpg' height='72' width='72'/></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5119570453826061608.post-9175175962767853132</id><published>2007-07-14T09:31:00.000+02:00</published><updated>2007-07-14T09:33:10.640+02:00</updated><title type='text'>Quel che resta di noi</title><content type='html'>&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_b0vlLJUW02Y/Rph8LzhEKdI/AAAAAAAAABQ/maIQq-eyrm0/s1600-h/rivoltareggio.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5086952321364273618" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; CURSOR: hand" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/_b0vlLJUW02Y/Rph8LzhEKdI/AAAAAAAAABQ/maIQq-eyrm0/s320/rivoltareggio.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Nel 1970 avevo appena 3 anni, però, ebbi la fortuna di abitare a Reggio in pieno centro, per cui il balcone di casa era, in realtà, una continua platea dalla quale vedere, ora dopo ora, ciò che mi appariva come un gioco: la rivolta.&lt;br /&gt;Sono passati esattamente 37 anni dal giorno in cui ebbe inizio, eppure le sensazioni di quel gioco di allora le ricordo perfettamente e, nonostante, mi apparisse – appunto- un gioco, era un gioco strano, perché la tensione, la preoccupazione la percepivo.&lt;br /&gt;Mi sembrava un gioco, ad esempio, vedere le macchine in fiamme lanciate sotto il mio balcone verso il Corso Garibaldi; non mi appariva più un gioco quando eravamo obbligati a serrare le finestre per il fumo dei lacrimogeni che rischiava di entrare in casa.&lt;br /&gt;Mi sembrava un gioco – quando ad una certa ora la situazione si era tranquillizzata- andare di tanto in tanto con mio padre a curiosare, in automobile, in mezzo alle macerie delle barricate ed agli incalcolabili danni provocati da una giornata di battaglia; non era un gioco, però, quando fui orgoglioso di lui perché, di ritorno dal lavoro, portò a casa un candelotto lacrimogeno che avevano sparato i poliziotti durante una carica nella quale si era imbattuto nel tragitto dall’ufficio a casa.&lt;br /&gt;Il candelotto, naturalmente, è ancora – 37 anni dopo- sul mobile di casa, anzi sulla mensola del salotto, per essere precisi.&lt;br /&gt;Non so cosa sia rimasto di quegli anni, me lo chiedo spesso.&lt;br /&gt;Certo, ricordo come eravamo.&lt;br /&gt;E vedo come siamo.&lt;br /&gt;Facciamo un gioco assieme: chi si ricorda come eravamo? &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5119570453826061608-9175175962767853132?l=giusvabranca.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5119570453826061608/posts/default/9175175962767853132'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5119570453826061608/posts/default/9175175962767853132'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://giusvabranca.blogspot.com/2007/07/quel-che-resta-di-noi.html' title='Quel che resta di noi'/><author><name>giusva branca</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_b0vlLJUW02Y/Rph8LzhEKdI/AAAAAAAAABQ/maIQq-eyrm0/s72-c/rivoltareggio.jpg' height='72' width='72'/></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5119570453826061608.post-8853376986088669682</id><published>2007-07-11T18:08:00.001+02:00</published><updated>2007-07-11T23:25:10.604+02:00</updated><title type='text'>Niente di personale...</title><content type='html'>&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_b0vlLJUW02Y/RpUGCnCyFyI/AAAAAAAAABI/1NRoV3mL4ho/s1600-h/ambrosoli.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5085977996095002402" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; CURSOR: hand" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/_b0vlLJUW02Y/RpUGCnCyFyI/AAAAAAAAABI/1NRoV3mL4ho/s320/ambrosoli.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;em&gt;&lt;span style="color:#cc0000;"&gt;&lt;strong&gt;"Qualunque cosa succeda, comunque, tu sai che cosa devi fare e sono certo che saprai fare benissimo. Dovrai tu allevare i ragazzi e crescerli nel rispetto di quei valori nei quali noi abbiamo creduto. Abbiano coscienza dei loro doveri verso se stessi, verso la famiglia nel senso trascendente che io ho, verso il paese, si chiami Italia o si chiami Europa". &lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;E' la parte saliente ed agghiacciante della lettera che Giorgio Ambrosoli, avvocato, scrisse alla moglie quattro anni prima di essere ucciso, a colpi di pistola, 28 anni fa, l'11 luglio del 1979.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Sapeva a cosa andava incontro o, quanto meno, cosa rischiava.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Cosa sia rimasto di quell'omino che, da commissario liquidatore della Banca Privata, quella di Michele Sindona, si era messo in testa di fare saltare il banco, a distanza di quasi 6 lustri, è complicato da scoprire.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Come, invece, sia andato incontro al massacro, è ben chiaro.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;A distanza di anni, quando - ormai- i segreti inconfessabili del Paese sono diventati segreti di Pulcinella, nel senso che tutti li conoscono, sempre più nei dettagli, ma nessuno può essere chiamato a renderne conto, viene sempre più la voglia di dar ragione alla vedova Moro quando, parlando dell'omicidio del marito, ad un intervistatore disse "Mi creda, è meglio metterci una pietra sopra e lasciare fare a Dio!"&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;E Dio (ma non solo) sa bene quale gioco gigantesco si sia messo in moto ed abbia stritolato Giorgio Ambrosoli, avvocato milanese.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;In un colpo solo, seguendo - come anni dopo e prima di seguire lo stesso destino di Ambrosoli, sia pure saltando per aria, disse Giovanni Falcone- la via dei soldi, Ambrosoli era sul punto di tirare le fila del sottile ed indistruttibile filo rosso che legava la finanza italiana, alla politica, alla P2, alla mafia, al Vaticano.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Roba da fare strike con una palla sola!&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Nemmeno nelle favole a lieto fine un piccolo omino, da solo, riesce a mettere in scacco un sistema intero.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Più volte era stato minacciato, ma lui - imperdonabile errore- era uno di quelli che al lieto fine ci credeva, anche se, come dimostrato dalla lettera alla moglie, più di un brivido lungo la schiena accompagnava le sue giornate.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Qualcuno crede che il sacrificio estremo degli uomini non sia vano se da questo discendono conseguenze positive, per reazione.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Se credete a questa ipotesi non deve far fatica, la vostra mente, a comprendere come - di converso- l'anima di Ambrosoli vaghi senza pace da qualche parte.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Perchè negli anni l'Italia degli intrallazzi e dei misteri, delle trasversalità e delle stragi di Stato, ha continuato ad attorcigliarsi su sè stessa, spostando ogni giorno più in là i paletti della decenza, della vergogna, dell'infamia.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;No, egregio avvocato Ambrosoli, il suo estremo sacrificio non è servito proprio a niente. &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Mi duole dirlo, ma credo che almeno ad un pò di franchezza la sua anima abbia diritto.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Non è servito, non solo perchè le cose non sono cambiate nemmeno un pò, ma anche perchè il Paese - tranne qualche rara eccezione- di quegli anni ricorda più facilmente il volto di Alessandro Scanziani, oscuro pedatore dell'Inter, che il suo.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Non me ne voglia, avvocato, se sono stato crudo. &lt;/div&gt;&lt;div&gt;Come le disse William J.Aricò mentre l'ammazzava sparandole addosso da pochi metri: "Niente di personale, è il nostro lavoro" &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5119570453826061608-8853376986088669682?l=giusvabranca.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5119570453826061608/posts/default/8853376986088669682'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5119570453826061608/posts/default/8853376986088669682'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://giusvabranca.blogspot.com/2007/07/niente-di-personale.html' title='Niente di personale...'/><author><name>giusva branca</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_b0vlLJUW02Y/RpUGCnCyFyI/AAAAAAAAABI/1NRoV3mL4ho/s72-c/ambrosoli.jpg' height='72' width='72'/></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5119570453826061608.post-1761604531972283668</id><published>2007-07-10T15:10:00.001+02:00</published><updated>2007-07-10T15:20:46.556+02:00</updated><title type='text'>Cultura e conoscenza</title><content type='html'>&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_b0vlLJUW02Y/RpOHonCyFxI/AAAAAAAAABA/Yub5tYuEX3E/s1600-h/veneziani.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5085557535976593170" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; CURSOR: hand" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/_b0vlLJUW02Y/RpOHonCyFxI/AAAAAAAAABA/Yub5tYuEX3E/s320/veneziani.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Io non so se il nuovo consulente del Comune di Reggio Calabria, Marcello Veneziani, darà - come auspicato dal Sindaco una svolta in postitivo alla qualità delle proposte dell'Amministrazione comunale. Personalmente ne sono convinto, ma la mia valutazione prognostica è annacquata dalla stima notevole che ho per il personaggio.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Ma la presentazione alla Città di Veneziani, in realtà, rappresenta solo lo spunto per alcune brevi riflessioni. Veneziani ha sottolineato più volte che non se ne può più di mostre per singole fasce, di inziative dedicate dichiaratamente a questa o quella categoria. Ma il fatto è che le città del Sud per troppo tempo sono rimaste isolate, lontanissime non solo dal resto del mondo, ma addirittura dall'Europa o dal Nord Italia. Questo ci ha portato ad esaltare - giustamente- ma anche a "viverci addosso" solo le nostre realtà, le nostre tradizioni culturali, i nostri passaggi storici più importanti.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Non è possibile, però, guardare oltre, volersi spingere, proporre al mondo intero se non si colma prima il gap di conoscenza generalizzato che ci caratterizza rispetto a quanto già da tempo accade lontano dallo Stretto.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Non è detto che sia meglio di ciò che succede alle nostre latitudini, ma è comunque una cosa in più, un'aggiunta, un modo diverso ed ulteriore di vedere le cose.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Un valore aggiunto, insomma.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Se la curiosità, la voglia di conoscere anche le più piccole banalità dei mille e mille modi di vivere al di là della punta del nostro naso, smette di alimentare le nostre anime anche solo per un attimo, come cantava Roberto Carlos, "la festa appena cominciata è già finita".&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5119570453826061608-1761604531972283668?l=giusvabranca.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5119570453826061608/posts/default/1761604531972283668'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5119570453826061608/posts/default/1761604531972283668'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://giusvabranca.blogspot.com/2007/07/cultura-e-conoscenza.html' title='Cultura e conoscenza'/><author><name>giusva branca</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_b0vlLJUW02Y/RpOHonCyFxI/AAAAAAAAABA/Yub5tYuEX3E/s72-c/veneziani.jpg' height='72' width='72'/></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5119570453826061608.post-9131460080717058546</id><published>2007-07-08T22:06:00.000+02:00</published><updated>2007-07-08T22:53:14.368+02:00</updated><title type='text'>Che anni quegli anni...</title><content type='html'>&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_b0vlLJUW02Y/RpFLAnCyFwI/AAAAAAAAAA4/MxU-AIigj4o/s1600-h/johntravolta.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5084927928130737922" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; CURSOR: hand" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/_b0vlLJUW02Y/RpFLAnCyFwI/AAAAAAAAAA4/MxU-AIigj4o/s320/johntravolta.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;...di merda!&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Sarebbe ora che - finalmente- qualcuno trovasse il coraggio di dirlo: i "mitici" anni '70, idolatrati come si conviene a tutto ciò che ci riporta ad una gioventù che non c'è più, furono anni di merda!&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Sono passati esattamente trent'anni dal 1977, probabilmente la boa spartiacque, l'apice di un'Italia che non si ritrovava più in nessun modo.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Trent'anni dall'omicidio di Giorgiana Masi, dalle decine di morti nelle piazze, dalle gambizzazioni.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Ma - paradossalmente- il tempo che passa non assegna la giusta cornice agli eventi, ma quasi li ammanta di quel "mitico" che, francamente, è non solo abusato ma addirittura usurpato.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Era un Paese in ginocchio, per oltre due lustri fu un'Italia che faceva fatica a guardarsi dentro, a capire cosa fosse impazzito nella propria anima.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Era un'Italia che non comprendeva - e non comprese- perchè mai l'unico sistema per provare a proporre le istanze di "svecchiamento" dello Stato dovesse essere, in realtà, il solo che inevitabilmente ne avrebbe rafforzato i sistemi più conservatori.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Furono anni in cui ciascuna entità in gioco riuscì a ritagliarsi spazi che regalarono agli attori l'illusione di guadagnare terreno, senza accorgersi, però, di stare perdendo la battaglia più importante: quella contro il tempo.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Quel tempo che in fretta fece diventare il tutto anacronistico; quel tempo che logorò anche i più convinti assertori della lotta armata.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;La notte della Repubblica, come la chiamò stupendamente il maestro Zavoli, era cominciata, in verità, da tempo, ma quel 1977 il buio fu pesto e l'anno successivo -quello del sequestro Moro- fu solo quello dei "botti" più evidenti.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Ma la gente, quella alla quale più di qualcuno dovrebbe spiegare cosa avessero di "mitico" quegli anni, visse per anni nel buio di quella notte. Un buio che metteva a rischio non solo il quotidiano, ma che teneva sotto una fitta cappa anche e soprattutto il futuro.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Che l'Italia - in definitiva- sia stata sotto guerra civile, sottile quanto reale, per oltre 40 anni è un dato di fatto.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Ma che in quegli anni '70 qualcosa sia cambiato è innegabile.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Eppure in mezzo al piombo ed al buio, anzi dietro di questi ci furono anche tanti fermenti spontanei, culturali, soffocati dai modi ed anche dalle strumentalizzazioni di qualcuno.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Sono passati trent'anni da quando l'Italia, quella che alle 6 del pomeriggio si chiudeva dentro casa, quella delle fabbriche sotto picchettaggio e del "colpirne uno per educarne cento", provava a ritagliarsi un mondo parallelo tuffandosi nella "Febbre del sabato sera" di John Travolta.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Sono passati trent'anni da "Stay'n alive" e "More than a woman".&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Ecco, se dopo tre decenni devo sforzarmi di individuare un aspetto che possa regalare una qualche nostalgia che poggi la nobiltà del suo sentimento su qualcosa di diverso dalla triste idolatria fine a sè stessa per la propria icona giovanile, se qualcosa - non l'unica, per carità, ma di sicuro quella più identificativa- deve assumere le sembianze di un'immagine, niente incarna il paradosso di quegli anni più di John Travolta e della sua giacca bianca, fatta roteare sopra il capo.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Ma ancora più grave di avere scritto la storia di quegli anni sarebbe averli archiviati, consegnati alla storia, appunto, senza averli metabolizzati, averli solo "spostati" in quanto scomodi senza che siano stati analizzati con lo spirito sereno e serio che si confà ad un Paese che sa esattamente cosa muove chi e, soprattutto, viceversa.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Ma l'Italia, di questo fantomatico Paese, non ha proprio nulla, anche perchè per riconoscere è necessario conoscere. Ed il Bel Paese - è noto- del proprio passato, prossimo e remoto, non sa quasi nulla...&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5119570453826061608-9131460080717058546?l=giusvabranca.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5119570453826061608/posts/default/9131460080717058546'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5119570453826061608/posts/default/9131460080717058546'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://giusvabranca.blogspot.com/2007/07/che-anni-quegli-anni.html' title='Che anni quegli anni...'/><author><name>giusva branca</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_b0vlLJUW02Y/RpFLAnCyFwI/AAAAAAAAAA4/MxU-AIigj4o/s72-c/johntravolta.jpg' height='72' width='72'/></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5119570453826061608.post-2486763217846716539</id><published>2007-07-07T11:53:00.001+02:00</published><updated>2007-07-07T12:08:09.580+02:00</updated><title type='text'>Com'è misera la vita negli abusi di potere...(Franco Battiato)</title><content type='html'>Provavo a riflettere tempo fa (da piccolo ho contratto questa sorta di malattia, per cui ci provo spesso, anche se talora con esiti imbarazzanti...) circa il futuro dell'Europa.&lt;br /&gt;Mi spiego meglio: pensavo a che futuro avremo noi, i nostri figli, i figli dell'Europa. Non era il dato politico che mi interassava, quanto, piuttosto, le prospettive in più che potranno essere cavalcate.&lt;br /&gt;Rispetto a quando, negli anni '70, la mia insegnante di lettere della scuola media ci spiegava cos'era (e cosa avrebbe voluto diventare) l'Europa dei 9 (!!!) di acqua sotto i ponti ne è passata tanta.&lt;br /&gt;L'Europa, pur tra mille difficoltà e vagonate di critiche, spesso strumentali, sta nascendo.&lt;br /&gt;Ma resta da capire quale sarà il ruolo che le singole Nazioni, meglio ancora le singole porzioni di territorio di ogni Stato riusciranno a ritagliarsi.&lt;br /&gt;Insomma, ho il terrore - che spesso veste i panni della certezza- che il Sud, la Calabria, per entrare in Europa dovranno per sempre continuare a prendere un aereo.&lt;br /&gt;La storia infinita dei "corridoi" temo che ci penalizzerà nei secoli dei secoli, per miopia di una classe politica vecchia, che non ha compreso su quali nuovi tavoli si stesse muovendo il futuro e, soprattutto, ha fatto fatica a capire che le meschine logiche da bassa macelleria presto non sarebbero state funzionali nemmeno a gestire quella piccola fetta di potere che - nelle logiche di un domani che è già qui- sarebbe stata insignificante.&lt;br /&gt;Logiche di gestione che, però, porteranno i nostri figli molto più lontani dai centri decisionali di quanto, ad esempio, non lo saranno i Rumeni.&lt;br /&gt;Logiche di gestione di una classe politica che si è venduta il futuro, i sogni, per una manciata di fave, al punto da ritrovarsi come i cani dei bucceri: sporchi di sangue e morti di fame...&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5119570453826061608-2486763217846716539?l=giusvabranca.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5119570453826061608/posts/default/2486763217846716539'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5119570453826061608/posts/default/2486763217846716539'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://giusvabranca.blogspot.com/2007/07/com-misera-la-vita-negli-abusi-di.html' title='Com&apos;è misera la vita negli abusi di potere...(Franco Battiato)'/><author><name>giusva branca</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5119570453826061608.post-5757917645595838240</id><published>2007-07-05T22:30:00.000+02:00</published><updated>2007-07-05T22:46:46.472+02:00</updated><title type='text'>E naufragar m'è dolce in questo mare...</title><content type='html'>&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_b0vlLJUW02Y/Ro1Yc3CyFuI/AAAAAAAAAAo/gz-H3O7Qpt4/s1600-h/giuntacomunale[1].jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5083816807206360802" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; CURSOR: hand" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_b0vlLJUW02Y/Ro1Yc3CyFuI/AAAAAAAAAAo/gz-H3O7Qpt4/s320/giuntacomunale%5B1%5D.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;...di consulenze...&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Girarci intorno non serve a nulla, anzi ci allontana, giro dopo giro, dal nocciolo del problema: la gestione moderna e dinamica della macchina amministrativa - a maggior ragione di un Ente locale- non può prescindere da un consistente impiego di risorse a carattere fiduciario.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Siano essi i famigerati consulenti o, più semplicemente - appunto- fiduciari poco cambia.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Troppo veloce l'attività e troppo voluminosa la mole di istanze cui quotidianamente un Ente deve rapportarsi per poterne venire a capo, come accadeva decenni addietro, con le sole risorse in organico.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;E così, velocemente ed in maniera disordinata come solo l'Italia ed il Sud Italia in particolare sanno fare, è venuta fuori una figura che - che novità, vero?- ha occupato un consistente vuoto normativo. Anzi, per meglio dire, si è infilata attraverso una previsione normativa che ne introduceva la figura, ma che - poi- non la normava, se non attraverso poche, generali e spesso vuote prescrizioni.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Lo spunto fornito dal consiglio comunale di Reggio che ha approvato all'unanimità un primo regolamento che certamente non è esaustivo, ma comunque inizia a sistemare paletti precisi, non è di poco conto.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Bollare le consulenze come "prebendificio" è superficiale, banale, demagocico, qualunquista, ma, soprattutto, non aiuta a focalizzare il problema. &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;D'altro canto, però, regolamentare il settore è necessità che garantisce non solo trasparenza amministrativa, ma anche esigenza primaria per la crescita del sistema nel suo complesso.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Pensateci: l'utilizzo distorto di istituti non autorizza nessuno a bollare come di per sè non funzionale alle esigenze della collettività l'istituto medesimo.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Se non si sa guidare un'automobile e si va spesso fuori strada sarà il caso di imparare a guidarla, di fissare delle regole, dei limiti di velocità e poi di rispettarli.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Lasciar chiusa l'automobile in garage elimina il rischio di incidenti ma ci fa anche restare indietro...&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5119570453826061608-5757917645595838240?l=giusvabranca.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5119570453826061608/posts/default/5757917645595838240'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5119570453826061608/posts/default/5757917645595838240'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://giusvabranca.blogspot.com/2007/07/e-naufragar-m-dolce-in-questo-mare.html' title='E naufragar m&apos;è dolce in questo mare...'/><author><name>giusva branca</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_b0vlLJUW02Y/Ro1Yc3CyFuI/AAAAAAAAAAo/gz-H3O7Qpt4/s72-c/giuntacomunale%5B1%5D.jpg' height='72' width='72'/></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5119570453826061608.post-4355877874265979753</id><published>2007-07-03T21:42:00.000+02:00</published><updated>2007-07-03T22:01:04.986+02:00</updated><title type='text'>E lo Stato che fa...???</title><content type='html'>&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_b0vlLJUW02Y/Roqq9nCyFtI/AAAAAAAAAAg/7kYHfKfNELI/s1600-h/pedofilia.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5083063104870422226" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; CURSOR: hand" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_b0vlLJUW02Y/Roqq9nCyFtI/AAAAAAAAAAg/7kYHfKfNELI/s320/pedofilia.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;...si costerna, s'indigna, s'impegna, poi getta la spugna con gran dignità.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Per uscire immediatamente dall'equivoco che può portare alla più grande ignominia per chi scrive, e cioè l'appropriazione indebita di citazioni, per chi non lo ricordasse chiarisco che la citazione è di quel genio, passato a miglior vita, di Fabrizio De Andrè.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Detto questo, il tempo dei sorrisi è già finito, dal momento che la pallina dei miei pensieri stasera, come ogni volta ha girato a lungo sulla roulette delle tematiche, ma si è fermata sul numero della vergogna e dell'orrore: la violenza sui bambini.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Sono stato alla seconda giornata del convegno organizzato dal gruppo Uen del Parlamento europeo ed ho ascoltato alcune relazioni.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Non tutte interessanti, molte relative ad argomentazioni trite e ritrite, ma una - in particolare- nonostante, anche qui, si trattassero tasti notoriamente dolenti, mi ha inchiodato alla sedia.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Saranno stati i numeri, sarà stata la partecipazione emotiva della relatrice che, in quanto donna, sul tema è stata assai coinvolta e chiara, ma il tema della "protezione dei minori", approfondito dall'europarlamentare Roberta Angelilli, non è passato inosservato.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Sapete quanti sono i minori a rischio pedofilia in Europa?&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;250.000!!!!&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Sapete quanti sono 250.000?&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Riempiono in ogni ordine di posti tre stadi di San Siro..&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Al di là delle valutazioni tecniche, la sensazione è che il tema, da parte delle Istituzioni venga vissuto quasi con fastidio. Sissignore, io sono convinto che lo Stato non faccia tutto quello che può, quasi che agisca contro le comunità di pedofili (si, comunità, bisogna avere il coraggio di chiamarle col loro nome le cose) col freno a mano tirato.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Eppure, Santa Madre, il tutto avviene in rete.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Ora, esiste qualcosa di più controllabile della rete?&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Credo di no, eppure anche il sistema normativo, oltre che repressivo, non pare adeguato.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;E' così complicato vietare anche la fruizione delle immagini pedopornografiche?&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;E' così difficile capire quanto tempo ciascun utente trascorre su un sito di questo genere, così, solo per capire se ci è finito per caso oppure di proposito?&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;E' così difficile risalire a chi alimenta il mercato?&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;O forse la società, intesa nel senso più ampio, nelle stanze dei bottoni, ai livelli più alti, ha una paura maledetta di scoperchiare un pentolone dal quale potrebbero venire fuori, trasversalmente, tanti, tanti nomi di insospettabili?&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;O forse questo non si poteva dire?&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5119570453826061608-4355877874265979753?l=giusvabranca.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5119570453826061608/posts/default/4355877874265979753'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5119570453826061608/posts/default/4355877874265979753'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://giusvabranca.blogspot.com/2007/07/e-lo-stato-che-fa_03.html' title='E lo Stato che fa...???'/><author><name>giusva branca</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_b0vlLJUW02Y/Roqq9nCyFtI/AAAAAAAAAAg/7kYHfKfNELI/s72-c/pedofilia.jpg' height='72' width='72'/></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5119570453826061608.post-6334425534976946961</id><published>2007-07-02T22:38:00.000+02:00</published><updated>2007-07-02T22:51:05.629+02:00</updated><title type='text'>Fatti gli italiani, a quando l'Italia?</title><content type='html'>Ma, in definitiva, perchè noi meridionali siamo così istintivamente, visceralmente legati al Paese Italia inteso nell'accezione centralista post-unitaria e, soprattutto, assistenzialistica post-bellica?&lt;br /&gt;E' strano, perchè, ad essere lucidi, non sono pochi coloro i quali auspicano maggiore autonomia addirittura rispetto alle dinamiche regionali; però appena qualcuno propone di accentuare le caratteristiche federali dello Stato ci si irrigidisce in tanti.&lt;br /&gt;Eppure uno Stato federale gioverebbe a tutti.&lt;br /&gt;Certo, quella storica di Miglio - riproposta oggi da Borghezio- del Parlemento del Sud pare più una provocazione che altro, ma è certo che, entro certi limiti, con riserva esclusiva di materie come la sicurezza, la scuola, ma anche buona parte della redistribuzione fiscale, un sano federalismo potrebbe solo fare bene, anche alle zone del Paese più depresse.&lt;br /&gt;Anni fa più di qualcuno si scandalizzò rispetto alle cosiddette "gabbie salariali"; certo, si tratta di un concetto da far digerire con calma e nel tempo, ma concettualmente è degno di essere preso in considerazione, al pari - di converso- di quello relativo ad una perequazione rispetto alle dinamiche di accesso al credito, così profondamente diverse tra Nord e Sud.&lt;br /&gt;Ma un Paese che si rispetti e che, finalmente, voglia definirsi tale, deve avere il coraggio di difendere tutti, ma anche di rispettare tutte le diverse realtà, esigenze, conformazioni socio-economico-culturali.&lt;br /&gt;Solo allora potremo dire di avere fatto l'Italia.&lt;br /&gt;Perchè, probabilmente, il problema è esattamente il contrario di quello prospettato quasi 150 anni fa da Massimo D'Azeglio: fatti gli italiani, è ora di fare l'Italia&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5119570453826061608-6334425534976946961?l=giusvabranca.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5119570453826061608/posts/default/6334425534976946961'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5119570453826061608/posts/default/6334425534976946961'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://giusvabranca.blogspot.com/2007/07/fatti-gli-italiani-quando-litalia.html' title='Fatti gli italiani, a quando l&apos;Italia?'/><author><name>giusva branca</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-5119570453826061608.post-4777007851241791860</id><published>2007-07-01T18:02:00.000+02:00</published><updated>2007-07-01T18:49:04.656+02:00</updated><title type='text'>Solo diritti, mai doveri; il filippino di Paolo Rossi</title><content type='html'>Fateci caso: nella società moderna si sente continuamente parlare di diritti. Ciascuna categoria, ogni singola persona non perde occasione per rifarsi alla conquista più alta delle democrazie: la centralità dei diritti.&lt;br /&gt;Bene, benissimo, ma - come accade sempre- quando i concetti di base non sono bene assimilati e si pretende di pervenire al dato conclusivo direttamente, il fine ultimo, il "sentire collettivo" che ha elevato a diritto una fattispecie ne esce in qualche modo drogato.&lt;br /&gt;Cioè, i diritti esistono fintanto che il modello sociale sta in piedi con equilibrio, e questo delicatissimo meccanismo trova le sue travi portanti nei doveri.&lt;br /&gt;Sissignore, proprio in quelli che - superficialmente- potrebbero apparire l'antitesi dei diritti, ma che, in realtà, ne sono lo scudo invincibile.&lt;br /&gt;L'assessore all'ambiente del Comune di Reggio Calabria, Antonio Caridi, ha pubblicamente accusato i commercianti del viale Messina di non avere alcuna cura dell'area mercatale della quale fruiscono e che, ogni qual volta terminano le attività di mercato, deve essere letteralmente bonificata. Lo spunto è troppo ghiotto per non approfondirlo. Ed allora - come direbbe qualcuno- diciamocelo: per anni Reggio è stata abituata - giustamente- a dare la croce addosso alle Amministrazioni che non riuscivano a garantire servizi minimi.&lt;br /&gt;Oggi - in maniera controvertibile sulle scelte, ma inoppugnabile nel dato- la Città sta crescendo, o almeno sta provando a farlo.&lt;br /&gt;Nei servizi, nelle prospettive, nel respiro.&lt;br /&gt;La sensazione amara, però, è che il tessuto sociale di Reggio stia restando indietro.&lt;br /&gt;Per assurdo che possa apparire, per una volta la politica sta correndo più velocemente delle altre componenti della Città.&lt;br /&gt;E così se, ad esempio, l'imprenditoria fa fatica a comprendere che l'aria sta cambiando, ancora tanta, troppa gente continua a vedere la cosa pubblica come un fastidio, come un vincolo.&lt;br /&gt;Un vincolo che genera un obbligo al rispetto di ciò che è tuo, ma solo in quota parte, per molti insopportabile.&lt;br /&gt;Ed allora i cassonetti - nuovi- sono vuoti, ma - vivaddio- anche chiusi? Ed io dovrei scendere dall'automobile, premere il pedale per aprirli e lasciarvi dentro il sacchetto dell'immondizia?&lt;br /&gt;Ma non se ne parla nemmeno!&lt;br /&gt;Li lascio a terra a fianco ai cassonetti - vuoti- direttamente dal finestrino dell'auto.&lt;br /&gt;Tanto, prima o poi, quelli della Leonia passeranno.&lt;br /&gt;In un famoso sketch di Paolo Rossi, lui - senza alcun riguardo- lascia in disordine l'appartamento che avrebbe poi riordinato il filippino in ossequio al principio del "tanto, qualcuno poi passa".&lt;br /&gt;Solo che, un giorno, questo qualcuno - il filippino, appunto- non ne può più, non raccoglie più le schifezze e, rispondendo al datore di lavoro (lavoro, non umiliazione, è un concetto diverso), gli fa: "Signore, ma lei dire sempre che poi qualcuno passa...ma, signore, chi cazzo passa?Io passa..." E, tornando a Reggio, sapete qual'è la novità e che fa il paio con la reprimenda dell'assessore, ad esempio?&lt;br /&gt;Che in alcune zone della Città la Leonia svuota i cassonetti e non tocca i sacchetti che restano a marcire all'esterno, e lo fa di proposito.&lt;br /&gt;Voi li biasimate? Io no, come il filippino di Paolo Rossi.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/5119570453826061608-4777007851241791860?l=giusvabranca.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5119570453826061608/posts/default/4777007851241791860'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/5119570453826061608/posts/default/4777007851241791860'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://giusvabranca.blogspot.com/2007/07/solo-diritti-mai-doveri.html' title='Solo diritti, mai doveri; il filippino di Paolo Rossi'/><author><name>giusva branca</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry></feed>
